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LO SCOMPENSO DEMOGRAFICO FA SPROFONDARE L'ITALIA

Egregio direttore, come si fa a mettere al mondo dei figli, oggi, in Italia? Date le condizioni proibitive, chi lascia eredi va considerato un eroe, o piuttosto un incosciente? Per i nostri giovani che vorrebbero progettare una propria vita familiare e lavorativa la prospettiva che si apre è quella di una indipendenza economica che arriva fuori tempo massimo e di una precarietà protratta negli anni che rende impossibile qualsiasi pianificazione. Il sistema sembra costruito apposta per garantire loro un'infelicità duratura. In termini sociali si tratta di autolesionismo eletto a sistema, del suicidio pianificato di un intero popolo, di cui non rimarrà traccia nella futura umanità. Per far quadrare il bilancio statale gli italiani devono andare in pensione sempre più tardi e quindi i posti di lavoro restano congelati e non disponibili per i giovani; per di più i dipendenti pubblici che vanno in pensione vengono sostituiti solo in parte. Tutto il sistema è malato. Mentre la popolazione anziana è cresciuta, il che ha comportato un enorme aumento della spesa previdenziale e di quella sanitaria, spese destinate a crescere ulteriormente, la popolazione giovanile è diminuita in modo drastico e si dimezza a ogni generazione. Il rapporto numerico tra genitori e figli tende infatti al valore di 2:1, ovvero il rapporto numerico inverso tra figli e genitori tende a un valore di 0,5. I politici sembrano ignorare il problema e si comportano come gli struzzi, che nascondono la testa sotto la sabbia, o come le tre scimmie della serie "non vedo, non sento e non parlo". Consiglierei loro la lettura dell'ottimo libro di Piero Angela e Lorenzo Pinna "Perché dobbiamo fare più figli - le impensabili conseguenze del crollo delle nascite", ed. Mondadori, 2008. Il solco tra l'Italia e le altre nazioni europee sta diventando sempre più profondo. Mentre la spesa previdenziale nell'Unione Europea si attesta su una media del 40-45% dell'intera spesa statale, in Italia supera il 65%; in compenso gli investimenti per la famiglia rappresentano in Italia solo il 4% del bilancio statale, contro il 9% della media europea. L'Italia in estinzione è sempre più "ingessata". Il boom delle nascite negli anni Sessanta si accompagnò a una fase di crescita economica irripetibile. Non c'è dubbio che un aumento della natalità, oltre a sanare un terribile scompenso demografico e a riequilibrare i rapporti tra fasce d'età nella popolazione, restituendoli a valori se non fisiologici, almeno meno patologici di quelli attuali, creerebbe un elevato numero di posti di lavoro, ma attualmente in Italia le condizioni sono proibitive. Di fatto è vietato fare figli. Il valore sociale della maternità è misconosciuto. Il lavoro arriva sempre più tardi ed è sempre più precario e meno remunerato. Quando arriva una certa sicurezza economica, l'età fertile per la donna si è già quasi del tutto consumata. Come rimediare? Basterebbe copiare da Paesi a noi vicini: ciò facendo, l'Italia verrebbe rivoltata come un calzino. L'ingresso nel mondo del lavoro andrebbe anticipato, rivedendo la durata di vari percorsi scolastici inutilmente allungati e annacquati a dismisura negli ultimi anni; il lavoro precario dovrebbe essere limitato per legge a periodi fisiologici, anziché procrastinato all'infinito come lo è ora; l'assistenza alla maternità in termini di sostegno economico (assegni familiari, detrazioni fiscali, ecc.) e di servizi sociali (asili nido, orari di lavoro compatibili, ecc.) dovrebbe essere paragonabile a quella che viene attuata in altri Paesi europei, come Francia e Germania. Potrebbe giovare anche un giusto riconoscimento alle madri lavoratrici, come quello di poter anticipare la pensione in ragione, per esempio, di due anni per ogni figlio. Se vorremo continuare a ignorare il problema e scegliere di proseguire sulla strada già imboccata, la facile previsione è quella di una serena estinzione od eutanasia di un intero popolo nella propria totale indifferenza. Con i più cordiali saluti.

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