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Lettera aperta al Ministro Fornero

Egregio Ministro, nei giorni scorsi ho appreso con sconcerto che non mi verrà riconosciuta la pensione, pur avendo oltre 17 anni di lavoro e relativi versamenti contributivi e con la conferma ricevuta dall’INPS a marzo 2011 che l’avrei percepita dall’autunno 2012. Ora, raggiunta l’età pensionabile scopro che non è più così. Mi dicono che, non avendo effettuato versamenti volontari (e perché avrei dovuto se bastavano gli anni lavorati?) ho perso ogni diritto e che neppure mi verrà restituito quanto sono stata obbligata a versare. Mi viene chiesto di pagare altri tre anni di contributi per ricevere (forse) la pensione a 67 anni: peccato che i tre anni di pagamento aggiuntivo annullino circa 3 anni di pensione, per cui (di fatto) comincerei a ricevere qualcosa a 70 anni, 15 anni dopo l’età prevista dalle regole iniziali. Com’è possibile? E perché solo io e quelli nelle mie condizioni? Perché non si è presa in considerazione l’idea di un innalzamento graduale dell’età pensionabile mantenendo i diritti che avevamo acquisito? Allora è vero che non tutti i cittadini sono uguali. Con quale criterio sono stata esclusa? Se era necessario risparmiare, non sarebbe stato più giusto tagliare gli sprechi e i privilegi che sono sotto gli occhi di tutti? Ci avete detto che dobbiamo fare sacrifici, è il decreto “Salva Italia”. Mi chiedo perché dobbiamo essere solo noi a “salvare l’Italia” e, per esempio, non i politici che prenderanno il vitalizio a 50-60 anni senza alcuna riduzione e ai quali non è stata toccata l’età pensionabile. Perché ai grandi manager non è stato chiesto un contributo in proporzione? Nemmeno una trattenuta a chi percepisce stipendi da 300.000 euro/anno. Perché ai pensionati baby della mia stessa età non è stato chiesto nessun contributo di solidarietà pur percependo la pensione da 25-30 anni, anche se il loro reddito di famiglia è molto alto, mentre a noi non verrà mai corrisposta? Sa che ognuna di queste persone, quando avrà come me 70 anni, avrà incassato la pensione per 35 anni, avendo versato meno contributi? Le sembra giusto avere queste differenze tra lavoratori pubblici e privati? Come concilia questa situazione con l’art. 3 della Costituzione (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione … di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese)? Ho letto che lei è di umili origini. Ciò dovrebbe darle maggior sensibilità e aiutarla a comprendere quanta ingiustizia c’è in questa disparità di trattamento. A capire l’umiliazione di chi ha faticosamente versato i contributi per avere una piccola autonomia dal bilancio familiare e, forse, una vita più dignitosa. Se è vero che, come ha detto De Gasperi, un politico si differenzia da uno statista per le scelte a breve anziché a lungo termine, le chiedo: dove crede di collocarsi lei? E quale costituzionalità trova nel cambiare le regole solo per qualcuno, venendo meno all’impegno preso a suo tempo e confermato fino al 2011? La percezione è che siate stati forti con i deboli e deboli con i forti. Quale futuro darà ai nostri figli un governo che si rimangia gli impegni presi con le persone più povere? Vi piaccia o no, con il vostro comportamento e le vostre scelte voi date chiari messaggi (dis)educativi. Come pensa che ci possa essere pace senza giustizia? Forse c’è ancora tempo per correggere gli errori, mantenendo la parola data, per ritrovare ancora un po’ di credibilità nel Paese. Cordialità, nonostante tutto

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