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Abbattere il Corridoio vasariano? No, ma vicino sì.

In riferimento all’articolo di Camillo Langone sul libro “Salviamo Firenze” di Luca Doninelli, vorrei sottolineare che Langone, abile quanto geniale provocatore, dovrebbe intuire meglio di tutti che il piacere da parte dell’autore nel vedere scalpellato e martellato il Corridoio Vasariano è tutto gioco mentale, eccitamento visivo e estetico. In secondo luogo, da fiorentino, non solo ho ravvisato nel libro tutto il malinconico e disarmato amore da parte dell’autore per questa città che continua a morire, ma anche molte idee interessanti, non ultima quella di ricreare uno spazio urbanistico più moderno che aiutasse Firenze a rielaborare il lutto di essere stata scalzata, da parecchio tempo, dal panorama geo-politico e culturale mondiale. Nel 1944 i tedeschi in ritirata fecero brillare dietro di loro i Lungarni attorno a Ponte Vecchio e gli altri ponti. Adesso, finita la guerra, si apriva per una parte del centro un’opportunità unica: si poteva ricostruire la zona com’era oppure trasformarla e farne un quartiere di urbanistica moderna, o almeno ottocentesca: piazze, strade larghe, giardini, prospettive... I crucchi avevano fatto il lavoro sporco (e neanche tanto in fondo perché la stragrande maggioranza delle case abbattute erano povere catapecchie), ora forse si apriva una fase nuova! Delle molte alternative si scelse la peggiore: riempire con case di nuova architettura (nuova per allora, adesso decrepita!) la stessa volumetria delle macerie abbattute. Il risultato: un intrico di tortuoso e rintuzzato come un ghetto del XIII secolo con cemento del XX. Ma insomma, lasciando stare il Corridoio Vasariano, forse Doninelli non ha tutti i torti.

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