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La follia dell'incandidabilità dei condannati.

Possibile che la politica non abbia imparato nulla dalla storia? Possibile che davvero chi ci governa non sappia che nessun principio, in momenti di crisi, è più pericoloso del moralismo? Oggi ci troviamo di fronte alla potenziale cancellazione di uno dei pilastri del diritto moderno nel nostro paese in nome dell’etica più pura (che non esiste) e non c’è nessuna voce che si levi a sua difesa, nessun peana che ne decanti l’importanza, niente, solo il silenzio più totale su tutti i media. Il diritto moderno si basa sul principio che la pena stabilita per un reato viene comminata a scopo redentivo e non a scopo punitivo per un cittadino che fosse stato ritenuto colpevole dello stesso. Per tale ragione, una volta scontata la pena, il cittadino è da considerarsi pienamente recuperato e quindi uguale a tutti gli altri sotto ogni punto di vista. Se si stabilisce per legge che una persona che è stata condannata, e che ovviamente ha già scontato per intero la sua pena, non ha il diritto di candidarsi alle elezioni, mentre invece tutti gli altri cittadini dispongono di tale diritto, si stabilisce, di fatto, la cancellazione del suddetto principio regredendo in un solo giorno di trecento anni, ai tempi dei tribunali dell’inquisizione. Se poi si guarda la cosa da un punto di vista puramente democratico si potrebbe persino affermare che l’imporre una legge di questo tipo equivarrebbe al sancire una restrizione formale al potere del popolo italiano il quale non disporrebbe più della facoltà di decidere se una certa azione sia ancora da considerarsi reato oppure no. Non potendo votare per persone che hanno interesse a cancellare le leggi per cui sono state condannate, di fatto viene eliminata la possibilità stessa che tali leggi siano revisionate o cancellate, imponendo il principio, retrogrado già ai tempi dell’illuminismo, che una certa etica è superiore al sentire comune del popolo italiano. Ed ecco che abbiamo ripristinato, da un altro punto di vista, il potere illimitato di una nuova religione che considera Dio quegli stessi principi e che per mantenerli saldi e immutabili è tendenzialmente portata a perpetrare ogni sorta di atrocità, unico modo per imporre il pensiero dominante a coloro che non sono d’accordo con esso.

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