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Bücherverbrennung

Bücherverbrennung. Rogo dei libri. Avvenne in Germania, anno 1933, mese di maggio. Successe anche nell’anno 367, per ordine del vescovo Atanasio. E accade oggi, seppur in maniera meno plateale, ma di certo più subdola poiché nel silenzio più assoluto sovrastato dal frastuono degli ingranaggi della democrazia. Agli strenui difensori di una fantomatica libertà d’espressione vorremmo dire noi – di una piccola casa editrice – due parole, tanto per sollevare quanto basta il velo d’ipocrisia e di supponenza nel giudicare il passato. E lo facciamo con una domanda banale per quanto per noi retorica. Che cosa fa di un libro un successo o un fiasco? La bontà del testo, l’originalità dei contenuti, lo stile o semplicemente lo “sponsor” e il nome? Come predetto, non avevamo dubbi sulla risposta. E se conferma vi doveva essere, vi è stata con il premio conferito a Anna Kanakis – ex Miss Italia – vincitrice del Premio letterario Riviera delle Palme 2012 con “L’amante di Goebbels”. O con il premio Acqui Storia, sezione romanzo storico, assegnato sempre in questi giorni a Mauro Mazza – direttore di RAI 1 – con “L’albero del mondo” che con originalità origina dal raduno degli scrittori europei organizzato nel 1942 a Weimar da Goebbels. Romanzi storici che si sovrappongono a saggi romanzati quando trattasi di scrivere su e del Nazionalsocialismo. E Goebbels, ancora lui. Nominato a proposito ma sovente a sproposito (Oliviero Toscani paragona Grillo al ministro della Propaganda. Sic!), ma da quanti realmente conosciuto? A chi ne è data la possibilità quando una piccola casa editrice pubblica a settembre di quest’anno l’unico romanzo mai scritto dal “Reichspropagandaleitung der NSDAP” e trova il muro del silenzio e del rifiuto? Noi, non ci siamo, non esistiamo. Trasparenti. Fantasmi del passato che si preferisce non conoscere per evitare di mettere in dubbio le fragili certezze del presente. Quando a un telegiornale della sera visto da milioni di spettatori si da rilievo al libro scritto da Amanda Knox – imputata e poi assolta per il delitto di Meredith Kercher – è lecito chiedersi se non abbia una certa attualità la frase – anche questa erroneamente attribuita a Goebbels – Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola!

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