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Ci siamo: In Sicilia tutto sta per tornare come prima

Le elezioni volgono finalmente al termine, tra vari tradimenti, divorzi e nuove unioni politiche, abbiamo assistito come sempre alle vecchie e logorate logiche partitocratiche il cui baricentro ideologico naturale risiede nelle segreterie di partito. Il copione non cambia e la recita tragicomica a distanza di un quinquennio rimane la stessa: candidati alla Presidenza, frutto dell’ennesima raccolta differenziata, pronti a tutto pur di governare e consiglieri regionali (anzi onorevoli, in Sicilia si fanno chiamare così) che promettono posti di lavoro in cambio di una comoda poltrona nei palazzi Palermitani. Per non parlare di quel numero non ancora chiaro d’inquisiti, che pronti a dare il proprio contributo, sono scesi in campo, mettendo al servizio della collettività, l’esperienza maturata nel settore della corruzione e concussione, (solo per citarne alcuni campi professionali.) Non bisogna fare di tutta l’erba, un fascio, ma la fame di gloria che attanaglia Destra e Sinistra è evidente, la geografia della campagna elettorale è sotto gli occhi di tutti, le due facce della stessa medaglia hanno come denominatore comune la partecipazione non straordinaria alla spartizione del potere per i prossimi cinque anni. E con questo presagio che continua da un bel po’ di anni, il futuro che attende ai siciliani è praticamente scritto, ma non solo. C’è pure chi si azzarda a profetizzare che la Sicilia sarà un test elettorale importante, che detterà le linee guida del prossimo governo nazionale, e se così sarà, teniamoci forte, perché l’orlo dell’ennesimo disastro sociale è alle porte. È ormai evidente, che la rete vorticosa di partiti, liste civiche e comitati elettorali, non è altro che una struttura che tirerà fuori una serie di nomi, blindati dai palazzi romani, che entrerà nel prossimo collegio di curatori di lobby, pronti a fare gli interessi altrui, in cambio di qualche incarico ben retribuito. Alla fine il taglio netto con la vecchia classe dirigente è non c’e’ stato, il cambiamento tanto sperato è solo un miraggio, l’unica cosa certa rimane il profondo distacco dei cittadini verso quelle istituzioni ormai inesistenti, divenute preda di certe lobby faziose che detengono il potere e dettano le regole, lasciando ogni comune cittadino in balia di uno stato sociale su cui si può intonare solo il DE PROFUNDIS.

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