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Dignità di una categoria di lavoratori

Buongiorno, mi chiamo Antonella Stringa, rubo un po' del suo tempo per farle conoscere, nella speranza che lei a sua volta lo possa fare con l'opinione pubblica, la situazione della mia categoria. Sono tabaccaia-edicolante da 7 anni e gestisco la mia azienda (perché di questo si tratta) con l’aiuto di mio marito e altri 2 collaboratori. Copriamo un orario di apertura di 13 ore al giorno intervallate da 1 ora per la pausa pranzo, 6 giorni alla settimana e la domenica ci concediamo il lusso di lavorare solo 7 ore al mattino. Sempre! Non facciamo ferie, non abbiamo permessi e se ci ammaliamo non ci viene riconosciuto alcun indennizzo, inoltre non è prevista per i tabaccai la possibilità di ammalarsi o assentarsi da posto di lavoro, il Capitolato d’Oneri che ci viene imposto all'affido della licenza non lo consente. Svolgiamo per lo stato la funzione di enti esattoriali mettendo a disposizione i nostri punti vendita per permettere ai cittadini di trovare in una rete capillarmente diffusa sul territorio che possa loro permettere i pagamenti degli innumerevoli tributi che quotidianamente toccano le realtà di ciascuno. Stiamo poco alla volta diventando piattaforme sempre più specializzate per i pagamenti utenze per evitare a chi lo desidera le logoranti code presso gli uffici postali. Vendiamo tabacco su concessione dello stato e lo stato ci chiede anche di disincentivare il consumo dello stesso. Lo stesso dicasi per i giochi in genere, le nostre attività sono ludoteche per adulti ma abbiamo anche il compito d’individuare le patologie ed eventualmente indirizzarle presso centri d’aiuto. Dobbiamo svolgere il ruolo di educatori negando ai ragazzini minorenni la vendita di un gratta e vinci o il premesso di giocare ad una slot e spesso, al nostro rifiuto, dobbiamo litigare con i genitori degli stessi che sono quelli che chiedono al ragazzino di acquistare per loro conto un gratta e vinci. Siamo spesso punto di assistenza per buona parte dei nostri clienti anziani che si rivolgono a noi per le più disparate motivazioni incapaci spesso di confrontarsi con la pubblica amministrazione. Tutto ciò, e molto altro che sarebbe tedioso elencare, fa parte del nostro lavoro. Lavoro che alcuni hanno scelto a fronte di sacrifici enormi per l’acquisto dell’attività e altri invece si sono trovati cucito addosso figlio di una “familiarità” imprenditoriale spesso difficile da affrancare. Per far ciò accettiamo di pagare fideiussioni che rasentano lo strozzinaggio a fronte di guadagni sempre più esigui e di tassazioni sempre più spropositate. Questo lungo preambolo era necessario per far almeno intuire quello che è il nostro lavoro. E’ ciò che noi facciamo tutti i giorni, ciò che è diventato la nostra vita e la vita dei nostri familiari, perché il lavoro e il privato si fondono in un rapporto assolutamente inscindibile. Noi non stacchiamo mai! Siamo sempre operativi se non fisicamente lo siamo mentalmente cercando di capire come coprire un rid bancario o un prelievo anticipato di qualche nostro provider. Capita a volte che ci vengano imposte delle situazioni a cui non possiamo che far altro che reagire. La rapina è una di queste, noi non scegliamo di essere vittime, non andiamo a cercare il problema, è il problema che viene a cercare noi e che cerca di sopraffarci. Rischiamo la vita per difendere incassi che non sono nostri se non in piccolissima parte e non siamo aiutati a limitare i rischi che ciò comporta. Permetterci di utilizzare il circuito bancomat per i pagamenti utenze potrebbe essere un buon deterrente (meno soldi, meno tentazioni) ma nessuno coglie l’aberrazione che ci impone di pagare percentuali sul valore del transato pur essendo questo non un nostro reddito ma un’imposta o un’utenza. Nessuno si scandalizza di ciò anzi, spesso si scandalizzano del fatto che non possiamo accettare questo tipo di pagamento. Ci è negato il diritto alla difesa perché qualunque essa sia è sbagliata: eccessiva, non c’era pericolo per le persone, stavano scappando, non erano ancora entrati….Oltre che dalla malavita dobbiamo difenderci dalle istituzioni. Istituzioni che non hanno un occhio di riguardo per l'entrate di cassa che gli procuriamo, anzi, consapevoli delle nostre potenzialità si accaniscono contro le nostre imprese. Siamo tra i maggiori contribuenti italiani, forse secondi alla categoria dei notai ma sappiamo benissimo di avere un reddito ben inferiore di tanti medici, o dentisti, o artigiani che sulla carta vivono vite miserabili e nella realtà sono circondati dal lusso e nonostante ciò vediamo appostate fuori dai nostri negozi le pattuglie della gdf che è giusto che svolga la sua azione di monitoraggio, ma sarebbe bello se si vedesse che questo sforzo è indirizzato davvero dove c'è l'evasione e non dove c'è la svista. Qualche giorno fa sono stata multata per omissione di emissione di scontrino fiscale per un importo di 0,40 cent., verbale, sanzione di oltre 500 eu ed è tutto corretto, ho sbagliato e pago, ma i 2 agenti della gdf che in un pomeriggio di agosto sono stati oltre un'ora e mezza appostati ad una temperatura di 40° in attesa di potermi cogliere in fallo, non potevano entrare subito a dirmi che quel giorno toccava a me versare un obolo aggiuntivo nelle casse dello stato (perchè è umanamente impossibile non sbagliare mai ed era questa la loro decisione pianificata per quel giorno) e dedicare il resto del loro tempo a controllare la mancata emissione di fatture a fronte di visite mediche dello studio specialistico vicino al mio negozio? Forse il vantaggio per questo Stato padre e padrone sarebbe stato maggiore, ma si finge di non vedere! L'ultimo assalto al nostro diritto al lavoro viene dalla comunità europea che vuole che “nascondiamo” la merce che vendiamo. Non stiamo a discutere se il fumo fa bene o male sono discorsi di cui tutti conosciamo la risposta, ma ancora una volta la limitazione di libertà degli individui va oltre che a scapito degli individui stessi , a scapito di un'intera categoria di lavoratori. Siamo trattati con 2 pesi e 2 misure, produttori di reddito e grandi contribuenti da un lato e dall'altro accomunati a spacciatori. Perchè è così che ci si sente, ti fan sentire sporco che vende merce sporca, ma questa “merce sporca” è fonte di ricchezza x l'economia italiana, quindi come la mettiamo? Come facciamo coincidere le 2 cose? Siamo concessionari dello Stato, quindi il maggior spacciatore è lo stato stesso. E' aberrante questa constatazione, lo stato è la malattia e la cura. Se verrà approvata la proposta della comunità europea che si vuol allineare con quella già approvata in Nuova Zelanda in merito alla visibilità del prodotto tabacco, un'intera rete di vendita capillarmente diffusa sul territorio rischia di sparire. Ecco alcune delle conseguenze: riconfluimento dei pagamenti utenze presso uffici postali e banche, intasamenti e disservizi degli stessi, necessità di aumentare gli organici (e sappiamo benissimo tutti i costi che ciò avrebbe per gli uffici postali), disservizi, 50000 imprese che chiudono con conseguenti licenziamenti dei dipendenti che in esse lavorano crollo dell'indotto (trasportatori, magazzini, aams e relativi dipendenti) serve che aggiunga altro? Quali sono le scelte di convenienza economica che possono far ipotizzare simili scenari? Chi valuta questi provvedimenti vive una vita reale o fa parte di una realtà parallela ovattata dalla sicurezza di stipendi da capogiro che nulla hanno a che vedere con i comuni cittadini che la ricchezza devono produrla per se e per gli altri? Che disegno diabolico si cela dietro questi tentativi di scelte scellerate? Cos'è che sfugge alla comprensione di noi cittadini che vediamo così chiaramente le storture del sistema e ci sentiamo altrettanto chiaramente inascoltati? Non abbiamo mai la possibilità di far sentire la nostra voce, siamo rappresentati da associazioni di categoria che tali più non sono. Sono diventate aziende che devono produrre reddito, hanno fondato una banca a spese dei tabaccai ed ora devono indirizzare i loro sforzi verso il funzionamento di questa banca. Ma noi? Quali strumenti abbiamo per difenderci da ciò che ci sta accadendo? Quale speranza di futuro possiamo dare ai nostri figli? Davvero dobbiamo rassegnarci alle storture del “Sistema Stato” senza neppure avere la speranza di poter fare qualcosa per migliorare? A queste storture di sistema si aggiunge il fenomeno delle sigarette elettroniche che scriteriate campagne pubblicitarie spacciano come rimedio infallibile ed innocuo alla sigaretta. Nessuno però dice che così non è, e che anche il ministero della salute si è preso del tempo per capire se gli studi effettuati in varie parti del mondo che definiscono dannoso e cancerogeno questo prodotto sono attendibili o meno. L'ultima stortura in ordine di tempo al nostro sistema economico è in distribuzione in questi giorni nei supermercati italiani. Vengono commercializzati panettoni che regalano Gratta & Vinci senza che possa essere effettuato nessun controllo sull'utente finale che può quindi essere un minorenne o un ludopatico. Noi tabaccai siamo tenuti a protocolli rigidissimi per la commercializzazione di questo prodotto e le sanzioni per le infrazioni sono pesanti ma siamo costretti a subire la concorrenza sleale di questa commercializzazione (probabilmente favorita dalla mancata presa di posizione delle associazioni sindacali che dovrebbero tutelarci). Ma noi tabaccai non siamo una costola dello Stato? Le nostre 58000 aziende producono reddito (o dovrebbero produrre reddito) se solo venisse applicato il concetto di “parità di regole”. Noi non possiamo fare pubblicità, chi vende sigarette elettroniche si. Noi non possiamo vendere Gratta&Vinci ai minori, i supermercati si. Noi abbiamo il prezzo imposto dei tabacchi, nei punti vendita ucraini e rumeni si vendono tranquillamente, a prezzo ben inferiore, le sigarette che entrano illegalmente in Italia tramite i rientri dei pulmini delle badanti. Solo noi tabaccai vediamo ciò che sta succedendo? Forse si ed è per questo che chiedo aiuto a chi ha gli strumenti per poterlo dare. Togliere la speranza all'uomo equivale ad ucciderlo. Questo Stato ci sta uccidendo! Sta uccidendo i suoi figli, sta divorando se stesso! L'ultima constatazione che ne esce è spaventosa, per sopravvivere dobbiamo ribellarci a questo Stato? La ringrazio del tempo che mi ha dedicato leggendo questo sfogo e mi piacerebbe molto potesse diventare spunto di riflessione e condivisione con il suo giornale Buon lavoro Antonella Stringa

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