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Cose di sempre

E' sempre la solita storia, sentite questa con un po' di pazienza: L’amicizia tra i due, Ernesto “Che” Guevara e Fidel, inizia nel 1953 in messico dove Fidel, esiliato, incontrò il medico argentino. Fu l’inizio di una lunga collaborazione, nonostante fosse costellata da molti disguidi sulle scelte, sia nel campo politico che militare che durò parecchi anni fino a Che Guevara non fu ucciso nel primo pomeriggio del 9 ottobre 1967 . Il “Che” preferiva una certa inclinazione al confronto più che al compromesso e ciò i guerriglieri locali sia in Bolivia, in Congo e in qualsiasi posto sia andato, non lo gradivano, e , di conseguenza contribuì probabilmente alla sua incapacità di sviluppare un buon rapporto di lavoro Questo tratto del suo carattere era emerso anche nel corso della guerriglia a Cuba, ma era stata tenuta sotto controllo dalla guida di Fidel Castro. A parere mio, e non solo, il “Che” era diventato un problema per Fidel. La sua concezione ideologica, in netto contrasto con quella del Fidel, lo portava a sostenere che:” (n.d.r.) L'odio come fattore di lotta; l'odio intransigente contro il nemico, che permette all'uomo di superare i suoi limiti naturali e lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così: un popolo senza odio non può distruggere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta: nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento. Renderla totale. Non bisogna lasciargli un minuto di tranquillità [...] farlo sentire come una belva braccata. ». E Fidel, di conseguenza, lo inviava dove il “Che” poteva realizzarsi. In parole povere, a Cuba, secondo me, era d’impaccio, e per Fidel ogni occasione era buona per sbarazzarsene. Ma d’impaccio non era solo il “Che” ma chiunque ha capacità organizzative e di leadership all’interno di qualsiasi organizzazione, stato, società e famiglia. In parole povere da fastidio Poi, anche nella pubblica amministrazione, c’è chi da fastidio come in quei casi in cui alcuni dipendenti svolgono ruoli che coinvolgono la loro professionalità e sono impegnati in via concorrenziale con altri. In questo caso prevale anche qui la violenza unidirezionale dall’alto in basso in ossequio agli schemi astratti della norma senza verificare la veridicità Nel caso Cubano, Fidel, secondo me, col “Che” fu molto softh in tutte le occasioni che si presentavano e, per sbarazzarsi di un collaboratore scomodo, probabilmente, il suo modo di esporsi era così: “in questa circostanza si è presentata una grande occasione nella quale avrai grandi probabilità di riuscire nella tua impresa”. Nella P.A., ancora esiste la mancanza di una cultura dell’intervento pubblico. Lo vediamo giorno per giorno in cui le occasioni, le circostanze, diventano le solite opportunità solo per una cerchia limitata di eletti in possesso del più alto grado tutte le doti di stile e le qualità naturali che caratterizzano la razza new-burocratica e, di conseguenza si creano nuove posizioni apicali all’interno della strutture e, Il tutto, a discapito del più indifeso dei cittadini. Se qualcuno facesse notare tale discrasia, ormai acclamata, si vedrebbe dare una risposta smart di questo tipo: “non esiste un formato che possa andare bene per tutti”. Sono convinto che tutto è una Cuba e, allora, è meglio fare il poco, farlo così e così e, se venisse male, meglio il nulla. Pino Verbari

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