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I colpevoli del KO siciliano

Gentile Direttore, a mio avviso la colpa del KO siciliano è innanzi tutto dell’on. Berlusconi che ha profondamente deluso gran parte dei suoi elettori non avendo realizzato la più volte promessa “rivoluzione liberale”, ma anche dei dirigenti del PdL, delle persone da lui scelte, cioè dei “cortigiani del Cavaliere”, dei “fedeli scudieri”, dei “servitori del Principe” senza se e senza ma, dei “signor nessuno”, di quelli che io definisco “yesman”. Lo yesman, è un individuo inconsistente sempre pronto a dire “sì” nella speranza di ricevere dal Principe una gratifica di varia natura, il più delle volte è immeritata. Gli yesman si annidano nella politica, nell’accademia, nella pubblica amministrazione, nelle istituzioni pubbliche e private, ovunque. Vengono definiti pavidi, o addirittura codardi, e forse in parte lo sono anche, ma, a mio avviso, sono per lo più individui che dicono sempre “sì” solo per ricevere in cambio qualcosa che non sarebbero in grado di ottenere con le loro capacità. La “sindrome dello yesman” è genetica e prescinde dal Principe di turno; lo yesman ha bisogno di un Principe da servire perché è l’unico modo che ha per realizzarsi, fa tristezza perché vittima di se stesso, della sua incapacità di dire “no”. Tali individui sono quindi funzionali al Principe col quale si stabilisce una sorta di simbiosi. I parassiti che hanno vissuto all’ombra del Cavaliere sono numerosi e andrebbero mandati tutti a casa, ma, come spesso accade, si metteranno prontamente al servizio di un altro Principe, chiunque esso sia, anche cambiando casacca, nella speranza di conservare tutti quei privilegi dei quali indegnamente godono. Ha ragione il leader dei giovani di Confindustria quando afferma “via i ladri, gli ignoranti e gli incapaci” dalla politica, aggiungendo poi che “chi lavora non è più disposto a mantenere larghi strati parassitari che erodono denaro pubblico”. Tra questi strati parassitari ci sono molti politici che, spesso senza arte né parte, sono arrivati a percepire remunerazioni ingiustificate quanto immeritate e che molti di loro non si sarebbero neppure sognati. Gianni Porzi, casalecchio di reno (bologna)

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