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Indignazione

Egregio Signor Direttore La locuzione latina Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini, tradotta letteralmente, significa quello che non hanno fatto i barbari, lo hanno fatto i Barberini bene si addice al Governo e Parlamento attuale, nel senso che quello che non hanno fatto i vari centrodestra o sinistra di turno lo stanno facendo Monti e i suoi accoliti. Questa frase satirica è indirizzata a papa Urbano VIII Barberini e ai membri della sua famiglia per gli scempi edilizi di cui si resero responsabili: questi, in virtù delle cariche e dei poteri ottenuti, fecero danni alla città di Roma, dall'interno, maggiori di quelli che avrebbero potuto esser causati da un'invasione barbarica. In uno degli episodi più tristemente famosi, papa Urbano VIII nel 1625 fece asportare e fondere gli antichi bronzi romani del Pantheon, per costruire il baldacchino di San Pietro e i cannoni per Castel Sant’Angelo. Venendo all’oggi non comprendo l’accanimento da parte di questo Governo e Parlamento nei confronti della Scuola e pensioni. Forte dei miei 40 anni di contributi regolarmente versati quale Direttore scolastico, sfortunato per il mio anno di nascita (1952) che mi obbliga grazie alla nuova riforma pensionistica a rimanere a scuola altri 4 anni senza percepire l’ultimo scatto di fine carriera in quanto bloccato da anni - per non parlare del contratto - almeno spero mi venga erogato il salario - mi permetto di andare a ruota libera e dire tutto ciò che penso in preda ad una sorta di rassegnata disperazione. Per prima cosa: le scuole e le pensioni non sono le “LE REGIONI o LE PROVINCE” e il loro lato debole è quello di non avere protettori politici. Quindi su di loro si possono fare tutti i tagli che si vogliono senza incontrare ostacoli. Io sono anche Sindaco di Ceregnano un piccolo Comune del Polesine (quasi 4.000 abitanti - con una indennità di 595 euro al mese compreso telefonino e benzina) e vorrei permettermi di suggerire al Governo che i tagli per essere credibili bisognerebbe porli in essere prima nei confronti dei costi esagerati della politica e non sui servizi minimali ai cittadini. Bisogna combattere gli sprechi e la spesa inutile e parassitaria e non fare finta di piangere per fregarci meglio. Da uno studio condotto dal Sindacato UIL ( basta andare sul sito) risulta che ci sono un milione e mezzo di persone che vivono di politica. Su quasi 23 milioni di occupati in Italia, il 6% trae il proprio sostentamento da attività politiche o “dall’indotto”, per utilizzare impropriamente un termine industriale. Un esercito composto da oltre 145 mila tra Parlamentari, Ministri, Amministratori Locali di cui 1.032 Parlamentari nazionali ed europei, Ministri e Sottosegretari; 1.366 Presidenti, Assessori e Consiglieri Regionali; 4.258 Presidenti, Assessori e Consiglieri Provinciali; 138.619 Sindaci, Assessori e Consiglieri Comunali. A questi vanno aggiunti gli oltre 12 mila consiglieri circoscrizionali (8.845 nelle sole città capoluogo) ; 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione delle 7 mila Società, Consorzi, Autorità di Ambito partecipati dalle Pubbliche Amministrazioni; quasi 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla Pubblica Amministrazione; la massa del personale di supporto politico addetto agli Uffici di gabinetto dei Ministri, Sottosegretari, Presidenti di Regioni, Provincia, Sindaci, Assessori Regionali, Provinciali e Comunali; i Direttori Generali, Amministrativi e Sanitari delle ASL; la moltitudine dei componenti dei consigli di amministrazione degli ATER e degli Enti Pubblici. Ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro: una somma che se decodificata numericamente fa impressione, a cui occorre aggiungere i costi derivanti da un “sovrabbondante” sistema istituzionale quantificabile in circa 6,4 miliardi di euro, arrivando così alla cifra di 24,7 miliardi di euro. Una somma che equivale al 12,6 % del gettito Irpef (comprese le Addizionali Locali) pari a 646 euro medi annuo per contribuente. Nel 2010 il solo costo per il funzionamento dei consigli e Giunte Regionali (Enti che sono ultimamente balzati prepotentemente alla cronaca locale proprio per questi motivi) è stato di circa 1,2 miliardi di euro, pari al 14,1% del gettito derivante dall’Addizionale regionale IRPER, somma che viene prelevata mensilmente dalla busta paga di tutti i lavoratori dipendenti italiani. Per le Province il costo per il funzionamento dei rispettivi Consigli e Giunte, come si ricava dai Consuntivi del 2008 (ultimo dato pubblicato sul sito del Ministero degli Interni) è stato di circa 455 milioni di euro. Per i compensi, le spese di rappresentanza, il funzionamento dei Consigli di Amministrazione, organi collegiali, di Società pubbliche o partecipate ed Enti, locali e nazionali, si sono spesi nel 2010 circa 2,5 miliardi di euro. Se solo ci fosse stata la volontà politica, direi che non manca la materia dove effettuare i tagli e che forse non era necessario fare ricorso al guru della spending review Bondi per prendersela ancora una volta con la scuola e le pensioni. Ivan Dall’Ara Direttore Amministrativo ITIS F. Viola – Rovigo – e Sindaco di Ceregnano

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