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URAGANO SANDY: catastrofe o incompetenza?

Uragano Sandy in America, catastrofe o incompetenza? Possibile che la grande, potente e ricca America che è capace di andare sulla Luna non sia in grado, non dico certamente di fermare un uragano, ma almeno di limitarne sostanzialmente gli effetti negativi? In fondo si è trattato di una semplice, seppur estesa, tempesta tropicale. Possibile che la ricca e tecnologica New York non abbia saputo prendere provvedimenti? Possibile che nessuno abbia pensato che sulle rive dell'Hudson sarebbe stato opportuno predisporre modesti argini capaci di contenere la altrettanto modesta crescita del livello dell'acqua? Allerta massima su New York per l'arrivo dell'uragano Sandy. Tutto fermo nella Grande mela, anche Wall Street; 375mila gli evacuati. Stato d'emergenza esteso anche al New Jersey. Obama ha definito Sandy grande e pericoloso, invitando tutti a prenderlo seriamente; annullato il comizio del presidente in Ohio. Il presidente ha firmato la dichiarazione dello stato di emergenza per il New Jersey. Lo comunica la Casa Bianca. Obama ha già firmato anche gli stati di emergenza per Maryland, New York, Massachusetts e Distretto di Columbia Proviamo ad esaminare senza pregiudizi e senza preconcetti quello che si è avverato nell’America del nord, non c’è stato un terremoto di magnitudo superiore al 7° grado della scala Richter né un’alluvione paragonabile a quella che mise in ginocchio Firenze nel ’66 con oltre tre metri d'acqua in piazza S.Croce. Solo qualche decimetro d’acqua che ha allagato alcune delle strade di Manhattan, i corrispondenti delle maggiori reti nazionali prevedono disastri, ma mentre li evocano davanti al microfono delle Tv cercando di ingigantire a parole un vento che a malapena scompigliava i capelli ed una pioggia modesta. si vedono sullo sfondo persone che tranquillamente passeggiano con o senza ombrello (che per altro non viene strappato loro di mano dal vento impetuoso), fanno jogging o vanno a spasso con i figli in braccio o in carrozzina. L'immagine non è certo quella di una Apocalisse. Ed allora la domanda sorge legittima: si tratta di una catastrofe o no? In Toscana nel 1966 in meno di 24 ore le precipitazioni sulla zona di Firenze ammontarono a oltre 1900 mm (la media annua delle precipitazioni nella stessa zona è 921 mm). In tutto il bacino dell'Arno si ebbero precipitazioni simili, le forti perturbazioni colpirono tutto il bacino dell'Arno e le stazioni pluviometriche registrarono valori elevatissimi; a Firenze, in quella notte, caddero tra i 180 e i 200 litri per mq. Alle ore 07.00: la tipografia del quotidiano “La Nazione” risultò allagata da 5 metri di acqua ed andò fuori uso. Passando da una città del centro Italia come Firenze, soggetta ai mutevoli umori del fiume Arno, e vediamo cosa succede con il vento ad una città marinara come Trieste. A Trieste e nella Venezia Giulia il vento, a causa delle grandi differenze di temperature che si instaurano tra l’altopiano del Carso, molto più freddo, ed il litorale, sensibilmente più caldo, si rinforza notevolmente, divenendo furioso e turbolento, con raffiche che eccezionalmente possono superare la soglia dei 150–160 km/h: la cosiddetta Bora. Sia i livelli di inondazione di Firenze che i livelli della forza del vento di Trieste che dati pluviometrici comuni alle due realtà risultano sensibilmente superiori a quelli che hanno caratterizzato la cosiddetta “catastrofe” che ha "devastato" la costa orientale dell’America del nord. Risulta di conseguenza corretta la domanda di come possa, in America , aver causato conseguenze catastrofiche un episodio sostanzialmente rientrante nel novero dei possibili imprevisti. Come abbiamo visto dalle immagini televisive l'acqua non ha invaso la città con la forza prorompente ed inarrestabile di un fiume che rompe gli argini né con le caratteristiche di una valanga di fango ed acqua che precipita dai monti. L'acqua ha invaso lentamente e comodamente la città di New York a rivoli dall'aspetto apparentemente innocuo. La lenta inondazione, lasciata defluire senza ostacoli, ha ovviamente avuto modo di dispiegare i suoi effetti nefasti nei punti della città che sono sotto il livello del mare e, ovviamente, nelle gallerie sotterranee della metropolitana. Eppure anche le gallerie della metro se fossero state protette da opportuni ostacoli all'ingresso dell'acqua, non avrebbero subito danni. Più in generale: è mai possibile che nessuno negli anni scorsi, ma forse sarebbero stati tempestivi anche interventi eseguiti negli ultimi giorni, abbia realizzato che sulle rive dell'Hudson era necessario predisporre degli opportuni argini? Probabilmenteuna spalletta di un metro di altezza avrebbe potuto salvare New York. Non sappiamo quale sia risposta più corretta ma ci permettiamo di sollevare un dubbio: non sarà per caso che in una società così tecnologica e sofisticata, come quella Americana, la capacità di risposta ad eventi fuori del prevedibile è interamente condizionata e soggetta al funzionamento di tecnologie di previsione e di risposta automatica affidata alle tecnologie delle macchine ed ai computer escludendo l’intervento ed il giudizio del fattore umano? Non dimentichiamo che nello stesso lontano 1966 in cui Firenze si svegliò sott'acqua l'america fu in grado di far atterrare un veicolo sulla Luna. Ed inoltre: possibile che, nell'anno del Signore 2012, New York, la città più tecnologica e ricca del mondo, non abbia la capacità, nonostante cinquant'anni di progresso, di difendersi più e meglio di quanto non riuscì, per altro di fronte ad un evento che comportò un'inondazione decisamente più grave se non altro in termini di livello in altezza dell'acqua che invase la città, alla bellissima ma molto meno ricca e meno tecnologica Firenze?

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