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SALVIAMO IL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

Caro Dott. Belpietro, Le ho scritto alcuni giorni fa per sapere se fosse a conoscenza delle vicende del Teatro Massimo di Palermo. Capisco che in questo momento ci sono davvero tanti argomenti "peggiori" di questo che interessano la stampa e la televisione ma, mi piacerebbe che Lei esprimesse un Suo parere al riguardo. Anche perchè ci sono novità sulle mosse del Ministero sul caso. Molti cittadini palermitani sono indignati nel vedere il Teatro ancora occupato, con il benestare del Sindaco, nel tentativo di mettere in difficoltà l'attuale dirigenza, che ha, invece, in questi ultimi anni, lavorato per salvare il teatro dal dissesto e portarlo a livelli tali da attrarre l'attenzione della stampa specializzata nazionale ed internazionale. E certo, ritengo, che ci sarà un motivo se molti palermitani, che conoscono ed apprezzano le qualità del Sovrintendente Cognata stanno cercando di sostenerlo e difenderlo da questi attacchi violenti e diffamatori paragonabili all'aggressione fisica da lui subita alcuni anni fa, e se giornali nazionali, non di secondo piano, tipo Sole 24 ore, Il Foglio, Classic Voice ed esperti non palermitani prendono le sue difese. Un articolo di questi giorni riassume e descrive perfettamente la vicenda: Filippo Cavazzoni (direttore editoriale dell'Istituto Bruno Leoni) 10 ottobre 2012 "........Nonostante gli indiscussi successi gestionali alla guida del Teatro Massimo, Cognata non ha mai avuto vita facile nella conduzione della fondazione palermitana. Oggi è il neo-sindaco Leoluca Orlando a volerlo togliere dalla guida della fondazione lirica della sua città. I motivi appaiono pretestuosi, la realtà delle cose farebbe pensare a una certa determinazione da parte di Orlando nel mettere le mani sul Teatro Massimo, attraverso uomini di sua fiducia. Uno dei maggiori problemi delle fondazioni liriche italiane è quello di una forte ingerenza della politica nelle scelte gestionali di tali istituzioni culturali. Quello che sta avvenendo a Palermo ne è l’ennesima conferma. Il sindaco è infatti per legge il presidente delle fondazioni liriche e la sua voce è particolarmente importante anche perché i soggetti pubblici sono i principali finanziatori delle fondazioni. La situazione è paradossale perché in questi anni Cognata ha svolto un ottimo lavoro, fatto di una proposta culturale di qualità e soprattutto di una sana gestione dei conti dell’istituzione che amministra. Tale situazione virtuosa è stata certificata di recente da una indagine della Corte dei Conti (7 agosto 2012): i risultati economici complessivi delle Fondazioni risultano costantemente negativi, e mostrano nel 2010 l’esito peggiore, ancora più critico di quello del 2008. … Nell’intero periodo in esame [anni 2007-2010] registrano risultati positivi esclusivamente l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, peraltro con importi modesti, e il Teatro Massimo di Palermo, mentre le restanti Fondazioni hanno chiuso tutti o alcuni esercizi in perdita, contribuendo al complessivo disavanzo di 16 milioni di euro nel 2007, aumentato ad € 39,4 milioni nel 2008, regredito ai 9,2 milioni del 2009 e nuovamente cresciuto nel 2010, giungendo al deficit di più rilevante importo nel periodo, pari a € 39,5 milioni di euro. Nell’indagine della Corte dei Conti si scrive inoltre che: il Teatro Massimo ha recuperato negli ultimi esercizi 15 milioni di euro di perdite pregresse e, nonostante la contribuzione pubblica si sia ridotta di oltre 5 milioni di euro, ha prodotto più spettacoli con minori costi di produzione. Insomma, la gestione di Cognata non potrebbe che dirsi virtuosa. Il sovrintendente ha avuto il merito di risanare le finanze del suo teatro, compiendo anche scelte difficili e pericolose, che hanno messo a rischio la sua stessa incolumità fisica: nel 2009 è stato infatti vittima di una aggressione. A seguito di quell’evento al sovrintendente è stata affidata una scorta. Anche questo rappresenta un altro paradosso italiano, per risanare i conti di una istituzione culturale occorre farlo protetti da una scorta. Oggi Cognata deve fronteggiare l’ostilità di sindaco e dipendenti, che si sostengono a vicenda per sfiduciare il suo operato: la sua colpa sarebbe quella di gestire il teatro in maniera efficiente. Le scelte che guidano l’operato di un sovrintendente sono diverse da quelle che compie un sindaco. Se il primo agisce per attirare pubblico e offrire una proposta culturale di qualità con un occhio rivolto ai conti, il sindaco nelle sue scelte risponde ad altre logiche: innanzitutto quelle legate alla ricerca del consenso. La “vicinanza” che si produce fra dipendenti sindacalizzati e sindaco accondiscendente è una delle cause delle voragini nei conti delle fondazioni. La “vetrina” delle fondazioni liriche deriva dal prestigio locale e nazionale di cui godono. Maestranze che protestano contro la gestione del teatro rappresentano una pessima pubblicità per l’immagine del sindaco. Inoltre, la politica ha sempre dimostrato una forte tendenza a voler controllare le attività economiche e culturali locali attraverso la nomina di “propri” rappresentanti all’interno di istituzioni formalmente autonome ma che in realtà subiscono fortissime ingerenze “esterne” (nel caso delle fondazioni liriche non si può dire che siano così “esterne”, poiché pur essendo le fondazioni soggetti privati, vedono elementi del pubblico rappresentati nei propri organi decisionali). Cognata ha grande cultura musicale ma soprattutto insegna politica economica all’università di Palermo e sa gestire istituzioni complicate (lo ha dimostrato). ....... Ma proprio la political economy di queste istituzioni – la tendenza dei sindaci a preferire la lealtà su ogni altra qualità – gioca paradossalmente a suo sfavore." Inoltre, Le avevo suggerito anche: Classic Voice 161 (Rivista specializzata edita a Milano) dedicata al "nostro" Sovrintendente: "Cover Story - La professione del sovrintendente d’opera richiede competenza e managerialità. A Palermo l’incredibile caso del sindaco che contesta la gestione virtuosa del Massimo. " (Ottobre 2012) Ogni altro commento credo sia superfluo. Infine, sul sito Petizioni24.com è in corso una petizione, promossa da alcuni cittadini palermitani, per Salvare il Teatro Massimo, in cui ci sono una serie di articoli al riguardo, Sole 24ore, il Foglio, Classic Voice, oltre al rendiconto della Corte dei Conti - Controllo sugli enti sulla gestione finanziaria delle Fondazioni lirico-sinfoniche per gli esercizi 2007-2010 - Pubblicazione Agosto 2012. Tanti pareri oggettivi sulla conduzione del teatro in questi anni e sulla guerra del nuovo sindaco. Nel frattempo le novità, è notizia di ieri 30-10-2012, il giornale LIVE SICILIA.it, a firma di Roberto Immesi, riporta: " PALERMO - Quaranta giorni. Questo il limite massimo fissato dal ministero dei Beni culturali per fare “chiarezza” e risolvere l’annosa querelle che da mesi tiene in scacco il teatro Massimo di Palermo, di fatto paralizzato dalla guerra a colpi di lettere e minacce intrapresa dal sindaco Leoluca Orlando nei confronti del cda e del sovrintendente Antonio Cognata. Una missiva del dicastero di Ornaghi inviata al presidente, ovvero al primo cittadino, e a tutti i componenti rimasti del cda, oltre che ai Revisori, che ricostruisce passo dopo passo la vicenda e che si conclude con un vero e proprio ultimatum. “Emergono elementi oggettivi di impossibilita' di funzionamento degli organi deliberativi della fondazione – scrive il ministero - tali da prefigurare la paralisi dell'attivita' istituzionale dell'ente e l'impossibilita' di programmare e attuare la stagione operistica e la realizzazione degli obiettivi produttivi”. Insomma, il teatro è alla paralisi e si rischia il peggio. Per questo Roma dà a tutti i soggetti coinvolti venti giorni di tempo per fornire eventuali controdeduzioni, e dopo altri venti al massimo prenderà una decisione sul commissariamento così come previsto dalla lettera a del comma 1 dell’articolo 21 del decreto legislativo 367/96, che per l’appunto comporta lo scioglimento del cda per “gravi irregolarità nell'amministrazione, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l'attività della fondazione”. Adesso, quindi, bisognerà attendere la risposta del cda e dei revisori che dovranno dimostrare che la composizione del consiglio di amministrazione non è illegittima, così come invece ha sostenuto il ministero a giugno e a luglio a causa della presenza del vicepresidente Carlo Varvaro, nominato da Cammarata, e del rappresentante dell’ormai ex socio privato Unicredit. La mossa di Ornaghi, però, si presta a molteplici interpretazioni. Se da un lato, infatti, la lettera arriva a una settimana dalla conferenza stampa con cui Orlando aveva chiesto il commissariamento, minacciando in caso contrario di denunciare il ministro per omissione d’atti d’ufficio, dall’altro è anche vero che la missiva è un ulteriore tentativo di conciliazione tra le parti proprio per evitare un atto così forte come l’invio di un commissario, chiesto invece a gran voce dal Professore. E il fatto che il documento non sia firmato né dal ministro né da Salvo Nastasi, dirigente del dipartimento Spettacolo dal Vivo e inviato di Ornaghi a Palermo qualche settimana fa, ma da un burocrate, la dice lunga sulla prudenza che il ministro sta usando in questa vicenda. Perché i commissariamenti che hanno riguardato sin qui i teatri italiani sono sempre stati giustificati dalla lettera b della sopracitata legge, ovvero dai gravi problemi economici delle fondazioni. In questo caso invece si tratta di irregolarità amministrative, assai più difficili da dimostrare rispetto ad inequivocabili numeri. Se il ministro dovesse decidere alla fine per il commissariamento, sussurra più di un esperto del settore, si creerebbe un precedente che potrebbe essere applicato anche ad altre realtà italiane e che metterebbe in parte in discussione l’indipendenza dei cda delle fondazioni. Ora bisognerà aspettare le controdeduzioni del cda e poi il ministero deciderà: in caso di commissariamento, si procederà allo scioglimento del cda e alla nomina di un commissario a cui Ornaghi indicherà, punto per punto, cosa fare. Nel frattempo, però, la fondazione resta al palo e l’attività è a rischio e quel teatro, simbolo della rinascita di Palermo negli anni Novanta, rischia seriamente di divenire oggi, suo malgrado, l’emblema di una lotta intestina alla città." Come può dedurre ci sono tutti gli elementi per chiedersi ma, si vuole veramente far funzionare le cose negli interessi della collettività? In ogni caso, mi auguro che dopo averLa costretta a leggere anche questa lunga lettera, l'argomento La interessi !!! Cordialmente Un palermitano, vecchio "amico" del Teatro, nonchè Suo estimatore.

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