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Contributi volontari e la riforma fornero

Gent.mo Direttore Belpietro, sono una semplice casalinga di 57 anni che legge spesso il suo quotidiano e proprio oggi ho potuto vedere quanta attenzione pone alla riforma delle pensioni voluta dalla Fornero. Vorrei segnalarLe quanto è accaduto a me, grazie ad un passaggio della suddetta riforma per lo più sconosciuta, ma soprattutto sottaciuta sia dai giornali che dalle TV Vi sono coinvolte migliaia e migliaia di donne, per lo più casalinghe, che hanno scelto di dedicarsi alla famiglia versando i contributi volontari, ma nessuno ne parla e nessuno fa emergere il problema, per questo faccio un appello a Lei e al suo quotidiano affinchè si tratti questo caso dandogli la medesima visibilità del caso “esodati” Negli anni 1982-83, dopo aver lavorato 10 anni e mezzo (compreso periodo maternità) ho fatto domanda per i contributi volontari fino ad arrivare ai 15 anni necessari per la pensione minima. Dopo la riforma (credo Dini) che portava a 20 anni gli anni minimi per accedere alla pensione, io (avendo fatto domanda prima del 1990) rientrai fra quelle che potevano usufruire ancora della vecchia legge, cioè 15 anni. Riuscivo a pagare un trimestre all'anno (anziché 4) perchè lavorava solo mio marito, come impiegato, io ero casalinga, accudivo 2 bambini e i soldi non erano tanti. Ho finito di pagare nel 2011 (dopo 30 anni circa) e proprio l'anno scorso l'INPS mi ha rilasciato un certificato ufficiale attestante la mia idoneità a percepire la pensione. Ma arriva la Fornero con la sua riforma e, nascosta fra le pieghe della stessa, si dice: se tu non puoi andare in pensione entro il 2014, ti cambio i tuoi diritti e ti dico che non bastano più 15 anni, ma devi pagarne ancora 5 (fino a 20) Se negli anni 80 sapevo che sarei andata in pensione a 57 anni, con le varie riforme, compresa quella di Tremonti, mi rassegnai a percepirla nel 2016; poi con la Fornero ho visto le mie aspettative allontanarsi a 67 anni, nel 2022-2023.... ora so che non l'avrò più! Ora, se io avessi potuto percepire la pensione nel 2014, come richiede la nuova riforma, vorrebbe dire che: o rientravo già nella vecchia riforma dei 20 anni o sono nata qualche annetto prima ... ma allora sarei già in pensione! - Ho appreso tutto questo dal patronato ACLI per puro caso e so che come me sono coinvolte molte donne che ne sono all'oscuro - Finisco col dire che nel 2022 avrei percepito 298 euro lordi al mese in base ai contributi versati che sono stati, in totale, l'equivalente di 12 mila euro (fra lire ed euro). Ora mi si chiede di pagare ulteriori 900 euro a trimestre per 5 anni per ritrovarmi con 298 euro fra 10 anni (forse) con un'aspettativa inferiore a quanto presupposto nel 1982, quando ho stipulato un patto (o contratto) con lo Stato e con l'INPS! Mi si chiede, insomma, di autofinanziare ora una pensione che non so se mi daranno mai. Io non ho 18 mila euro da investire per un futuro incerto, né voglio farlo! E' ingiusto! Per la mia famiglia è stato un colpo basso, un trauma che, mi creda, tento di rimuovere per evitare che rabbia e frustrazione abbiano il sopravvento. La prego di fare maggiori approfondimenti, voi che avete più mezzi e più competenze di noi casalinghe lasciate sole,penalizzate, senza visibilità e poco “appetibili” elettoralmente per i partiti. Ci dia visibilità, denunci sul suo quotidiano questo scandalo, faccia in modo che se ne parli! Solo così avremo una piccola speranza che oltre agli esodati venga portata avanti la nostra causa. Non possiamo permettere che sempre e solo i nostri diritti vengano calpestati, mai i loro! La ringrazio sin d'ora per la sensibilità che saprà dimostrare e, con stima, Le porgo i miei più sinceri saluti. Susanna Caprini

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