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Il muro

Lo so è molto caldo, so persino che può non avere un senso e quindi è interpretabile come follia o è semplicemente snob, come lo può essere un foulard di seta ad avvolgere il collo od un cappello, di quelli a tesa larga, con il nastro marrone, in paglia naturale Panama, delle scarpe di vernice, un panciotto con bottoni di madreperla, un papillon di seta nero, o qualsiasi accessorio che serva per abbellire la mia persona, per renderla chic. Cari signori, questi guanti, dal candido colore bianco, di un cotone finissimo, mi sono semplicemente utili, utili a nascondere un segreto. Non che non soffra il caldo torrido, in questo periodo di afa straziante, ma in inverno, vi assicuro, il cachemir è molto confortevole ed inoltre non devo stare a giustificare perché li indosso, è talmente banale che nessuno ci fa caso. In estate, la curiostà di chi mi osserva le mani è imbarazzante e non sto lì a spiegare a chiunque, preferisco passare da eccentrico, o addirittura da malato, ed allora colgo nel loro silenzio pensieri di malattie, le più strane e contagiose possibili. Un vantaggio c'è, come in ogni situazione spiacevole che ha il suo risvolto positivo, non concedo la mia mano perché nessuno me la porge. Ho risolto il contatto fisico, le mani mollicce e sudate, o vigorose di chi crede di sentirsi maschio, o gelate di chi ha le vene aride, o insistenti nella stretta per tenerti a sé. C'è un segreto, lontano nel tempo. Ero bambino, ero curioso, non capivo perché mattone dopo mattone scomparivano le figure dei miei amici, prima i piedi, poi le gambe, poi il tronco, poi la testa e poi più nulla rimaneva di loro perché il muro era alto e sempre più alto, fino al cielo, l'unica cosa che potevamo vedere dall'una e dall'altra parte. Credevo costruissero porte, accessi per il passaggio, ed allora lo percorsi per tutta la sua lunghezza, ma non trovai vie d'uscita, ero in trappola. Il segreto è nascosto dal candore di questi guanti, non li vedrete mai sporchi, ne possiedo un'infinità. Li sostituisco ogni giorno ed anche più volte, nello stesso giorno, perché proteggono i resti di una cosa preziosa. Chiederete cosa ci può essere di tanto prezioso nascosto da quei guanti. Ovviamente delle mani e delle dita, vi risponderei, senza appagare la vostra curiosità, che ora vedo brillare in quegli occhi, famelica ed impaziente. Sarete disposti a salire su questo palcoscenico per sfilarmeli di dosso. Potrei chiedervi del denaro e forse lo otterrei, o una promessa, persino un giuramento. L'uomo dai guanti bianchi, un segno particolare. E se proteggessi delle stigmate? Se fossi un santo? Niente di tutto questo, non voglio deludervi. Ciò che proteggo è la sofferenza di non poter essere più identificato. Signori, ho deciso di rivelarvi il mio segreto. Non pensate che io sia così generoso, è che posso averne in cambio un utile prezioso. Non ho più le impronte digitali. Ricordate dei miei amici che scomparivano nascosti dal muro? Ebbene, io ero l'est e l'oro l'ovest. La nostra città separata da un muro, la grande città di Berlino rasa al suolo e poi ricostruita per essere divisa come una torta dala sapore amaro. Ricordo le bombe, il fumo, il sangue, avremmo dovuto essere i padroni del mondo e loro, i nostri garanti, morivano suicidi nel bunker della Cancelleria mentre i russi conquistavano la città. Il muro, il limite invalicabile, il prezzo della rinascita, il confine tra me e chi non avrei mai più rivisto. Lo so che vi state chiedendo cosa c'entrano i guanti. Grattavo, giorno dopo giorno, la notte, con le mani nude, per non fare rumore, per aprire un pertugio. Non ve l'ho ancora detto, ne ho pudore. Dall'altra parte c'era una bambina, dai lunghi riccioli d'oro, dagli occhi azzuri come il cielo, allora dicevano ariana, per me era solo bellissima ed io, da dietro il muro, la sognavo e volevo rivederla. Sfidavo la ronda notturna e, grattando, grattando, le unghie scomparivano consumate, le dita bruciavano fino a non sentire più il dolore e vedevo il sangue scivolare insieme ai pezzi di calce. Mi riposavo e pensavo a lei che dall'altra parte mi stava aspettando e che grattava nello stesso punto, e allora avevo paura per le sue mani morbide, le ultime che ho stretto prima del mattone che non me l'ha fatta più vedere. Ci rivedremo, mi disse, bucheremo il muro, un giorno, e ci baceremo nel primo spiraglio di luce. Ho lacerato i polpastrelli fino alle ossa. Non ho bucato il muro ed un giorno è caduto. Sono corso dall'altra parte ed ho iniziato a cercare. Sono anni che chiedo di lei. Per tutti sono l'uomo dai guanti bianchi, l'eccentrico dell'est, che vaga per la città chiedendo a chiunque. Non mi rimanete che voi, sono certo della vostra sensibilità, non sareste qui, in silenzio, ad ascoltarmi. Non esistono muri in questo luogo di parole, di gesti, di amore, di suoni, di emozioni. Il teatro non ha barriere, confini, limiti invalicabili ed io sono qui a parlare il linguaggio universale dell'arte che ci rende liberi. Per questo so di potermo fidare di voi. Se vedete una ragazza dai riccioli d'oro e dagli occhi azzurri come il cielo che indossa guanti, anche in estate, vi prego, avvertitemi.

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