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Lettera: io giovane vittima della malasanità

Gentilissima redazione, scrivo la presente per denunciare le interminabili liste d’attesa che riguardano l’Asl di Sassari. Essendo io stesso vittima della malasanità, mi rivolgo a voi per esprimere tutta la mia rabbia e indignazione. Partiamo dall’inizio. Nel dicembre 2005 avevo 17 anni e venivo operato al femore per sospetto "osteoma osteoide", che si rivelò una banale macchia nell’osso, probabilmente dovuta ad una caduta accidentale. L’intervento riuscì apparentemente, ma da allora convivo con forti dolori all’anca destra che mi impediscono di condurre una vita serena e normale. All’interno del femore vi è una finestra ossea, così la chiamano i dottori, dalla quale in seguito ad ogni lastra si evince la fuoriuscita di tessuto osseo. Nel 2010 effettuando una scintigrafia (mai chiesta prima dell’intervento!) la diagnosi si confermò errata. Nel frattempo i dolori aumentano così come le visite specialistiche e i viaggi per poterle effettuare. Tutte a carico mio senza alcun rimborso. Arrivò il febbraio 2011 e all’Ospedale Careggi di Firenze mi rioperarono, con medici che furono abbastanza chiari: più o meno ogni 5 anni si deve intervenire. Il dolore non passerà, ma si potrà lenire intervenendo chirurgicamente per ripulire l’osso. Mesi dopo effettuai un’ulteriore visita a Firenze, sempre a mio carico, con la quale mi venne prescritta una Risonanza Magnetica e lastra. Ammetto di essermi preso una pausa, anche per senso di ribellione personale, non accettando ciò che gli stessi medici mi avevano causato. Ma oltre il danno la beffa. Chiamando il Cup mi è stato comunicato di aspettare fino al 30 maggio 2013 per potermi sottoporre a tale esame specialistico. Non chiedo alla Asl di fare miracoli, quelli li fa solo Dio. E se ancora ho un briciolo di determinazione è dovuta proprio alla mia fede. Però chiedo alla sanità sassarese maggior serietà e professionalità. Così come chiedo di esser più celeri nell’effettuazione di esami specialistici, specie per chi oltre il danno continua a subire l’ingiustizia di attese interminabili. Pietro Serra

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