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Perché la Costituente

L’Italia ha affrontato i cambi di regime con guerre civili cui ha dato risposte diverse. Nel primo dopoguerra, il rifiuto della costituente lasciò dispiegare una guerra civile la cui soluzione fu la dittatura aspirante totalitaria, un ventennio senza attenuanti; nel secondo dopoguerra, la via costituente ha generato una democrazia fragile e bloccata ma che bene o male ha pur sempre consentito un paese più libero e prospero. Dopo il crollo di regime d’inizio anni Novanta, il fallimento delle potenzialità costituenti dell’era berlusconiana, dovuto all’irresolutezza della nuova destra nel proporre la fase costituente e all’indisponibilità della vecchia sinistra che puntava e punta all’esecuzione sommaria del nemico politico, ha mantenuto una guerra civile fredda che percorre il paese da un ventennio. Il patto costituzionale può essere rinnovato recuperando il più negletto degli organi costituzionali, noi corpo elettorale, con l’elezione di un’assemblea costituente che consolidi e adegui la democrazia liberale, pluralista e competitiva. Il coinvolgimento popolare nella rifondazione democratica potrebbe dare una risposta politica alla domanda di radicalità del paese, specie di quello di destra, e portare a un patto più forte perché più condiviso di uno calato dall’alto, peggio se da élites tecnocratiche prive di legittimazione popolare. La costituente è l’unica risposta di sistema all’emergenza democratica, l’unica che possa giustificare un governo di unità nazionale di pari durata.

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