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Malindi ultima meta

Non so se Berlusconi abbia detto esattamente "Sto bene solo in Kenya", ma è verosimile, vista l'assiduità con cui ultimamente si rifugia nel buen retiro di Malindi, cercando forse di lasciarsi alle spalle la convulsa situazione del suo partito. E forse anche per approntare un suo personalissimo progetto politico. Indiscrezioni, può anche darsi illazioni, comunque ipotesi che nascono dalla constatazione del momento pietoso del Pdl. Per descriverne il caos c'è solo l'imbarazzo della scelta. Le poche righe che seguono non costituiscono una grande novità, ne sono consapevole. Molto più modestamente, intendono rammentare alcuni fatti. Alfano che ha come suo unico scopo le famigerate primarie, lo scontro tra il segretario politico e Berlusconi, la finzione di una riconciliazione (tattica, perché Berlusconi non è persona disposta a cedere, e forse ha solo tentato di mascherare le lacerazioni interne di un vertice velleitario, per poi fare di testa propria come sempre), le posizioni in ordine sparso dei nomi più in vista, il ruolo rivendicato dalla solita pasionaria Santanché, Bondi che vuole azzerare il partito, la tentazione di candidarsi della Meloni, idem Alemanno (solo per fare qualche esempio), la fugace comparsa di tale Samorì, in un contesto peraltro incomprensibile, l'improponibile figura di Briatore (che ha il solo "merito" del lussuoso resort che ospita Berlusconi), il fantomatico "piano B" di Berlusconi, che più se ne parla e più alimenta le più fervide fantasie, per finire con la Biancofiore che taccia il Pdl di "pollaio". Non sono molto propenso a dare credito alle "Amazzoni", però quella del "pollaio" è una trovata non male. Che cosa rimane di tutto questo? Niente. Una sensazione di disorientamento. O forse no, qualche prospettiva resta: Malindi, ultima meta.

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