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Un salentino a Nord Est per i fanghi (1) -. L'impatto dell'arrivo 2012 e gli strani campoionati

Sarà la trentaduesima volta che vengo da queste parti, con il proposito, che in genere è fortunatamente seguito da positivi riscontri, di recare lenimento ai miei acciacchi di ragazzo di ieri. E però, mai come in occasione del presente ritorno, è d’uopo una premessa di carattere geografico – climatico – meteorologico. Domenica undici novembre, al solito, mi sono levato abbastanza presto nella mia casetta dl mare del Basso Salento e, intorno alle otto, annunciato dalle consuete e grattanti arrampicate sulla zanzariera del tinello, è giunto il momento di somministrare la colazione, a base di croccantini, al mio amico certosino. Particolare, mi trovavo intento a radermi a torso nudo e, in tale preciso stato, mi sono automaticamente portato nel giardino per soddisfare le legittime esigenze del micio. Più tardi, raggiunto l’aeroporto di Brindisi, mi sono imbarcato sul volo Ryanair per Treviso, atterrandovi alle sedici in punto. Anche se avevo letto o sentito di condizioni di tempo non buone, attraversato lo scalo intitolato al Canova e affacciatomi sul piazzale esterno, mi si è abbattuta addosso una sorta di sferzata di sconforto, a causa del grigiore assoluto e intenso diffuso in cielo, fra gli edifici e sulle strade, nonché della coltre di umidità invadente e invasiva e di una noiosa quanto insistente pioggerellina. Sia come sia, dopo un paio d’ore fra un autobus e l’altro, ho finalmente guadagnato il mio tradizionale albergo a Montegrotto Terme. ° ° ° Stamani dodici, lo stato dell’arte esterno si è dischiuso, si fa per dire, viepiù confermato, la finestra e il terrazzino della camera all’ottavo piano avevano per panorama un limbo di nebbia. Siffatta situazione si è protratta per quasi tutta la giornata, accompagnata da ulteriore e divenuta consistente pioggia e solo in questo momento, l’orologio segna le diciassette, affacciandomi dalla mia temporanea casa ho modo di scorgere, fra crepuscolo e sera, la sequenza dei ben conosciuti Colli Euganei, arrotondati e affiancati, taluni recanti, sulle sommità, aggraziate ville. Non c’è che dire, potrà sembrare un’ovvietà, ma quanto è lunga l’Italia! Intorno all’ora di pranzo, sono comunque uscito, per sbrigare qualche piccola commissione nella confinante Abano Terme e, subito, ancor prima di sfilare come sempre davanti al bar "Ebbrezza divina", proprio accanto al giardinetto privato con i due alberi di cachi al solito stracarichi, sono stato colpito da un inedito striscione pubblicitario in formato cinemascope, recante un coloratissimo stemma e annunciante a caratteri cubitali "Campionati europei e tornei di freccette elettroniche". Mah, si ha sempre da imparare! Forse, però, sono unicamente io l’arretrato ignorante, nondimeno, se qualcuno volesse gentilmente spiegarmi di che cosa si tratta, gli sarei sinceramente grato. Per il resto, in giro, gli scenari abituali, appena ritoccati con isolate novità, è ovvio, ma quasi impercettibilmente. Purtroppo, invece, nell’hotel dove sistematicamente scendo, in concomitanza con il mutamento di gestione, mi è toccato affrontare cambiamenti radicali: adesso, nulla appare come prima, mi è stato dato solamente di rivedere e salutare pochissime facce. Ma, su quest’ultimo specifico aspetto logistico residenziale e di servizi e cure, il comune osservatore di strada si ripromette di far seguito, stendendo apposite e dedicate note. 12 novembre 2012 Rocco Boccadamo

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