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UN SALENTINO A NORD EST (2) - PIOGGIA E PENSIERI

V’è innanzitutto da dire, a beneficio dei non frequentanti, che “fare le cure termali”, ossia sottoporsi di buon mattino al fondamentale e salutare fango terapeutico, con correlato bagno all’ozono immediatamente successivo, alle eventuali sedute inalatorie, al massaggio normale o speciale e a qualche facoltativa nuotata in piscina, è un esercizio, coprente circa due settimane, che, quotidianamente, presuppone e lascia un bel po’ di tempo libero. In passato, specie quando era fresco d’approdo nel Bacino Euganeo, ciascun paziente o ospite o curando si proponeva con impegno di occupare e valorizzare tale spazio, mediante una serie di gite e/o escursioni in macchina nei paraggi, a cominciare dai picchi più alti dei Colli, dall’abbazia di Praglia e da Arquà Petrarca, oltre, naturalmente, dalla Basilica del Santo, dalla Cappella degli Scrovegni e da Piazza delle Erbe a Padova (da notare, però, che, allora, la benzina costava la metà d’oggi. Adesso, invece, gli ospiti effettuano decisamente meno spostamenti sulle quattro ruote, optando per sfilate lungo le vetrine dei negozi di Montegrotto o Abano (non se ne compiono già abbastanza, nelle città o nei paesi di provenienza?), oppure per sopralluoghi e pigri giri (con sparuti acquisti di non so esattamente che, ma, verosimilmente, di articoli o prodotti in fondo superflui), attraverso i periodici mercati ambulanti che si tengono, giorno dopo giorno, nei vari, contigui centri del comprensorio. In aggiunta, il popolo che arriva qua, al netto di qualche altra comune camminata, preferisce starsene seduto sui capienti divani dell’hotel, in prevalente silenzio o scambiando appena un saluto o al massimo brevi conversazioni con gli ospiti di maggiore buona volontà e votati all’estroversione. ° ° ° Per parte loro, le condizioni esterne nel senso climatico – meteorologico del corrente arco novembrino, passate le carezze che ancora permangono e ricorrono intorno alla festa di S. Martino, intervallano giornate nebbiose e talora, come stamani, contraddistinte anche da pioggia, a parentesi di schiarite, con sprazzi addirittura soleggiati e temperature moderate e accettabili. Ecco, in virtù di uno “strano” collegamento, non tanto con le anzidette abitudini maggiormente diffuse fra i “colleghi” curandi, quanto e propriamente con lo stato del tempo atmosferico, per il sentire di chi scrive, la caduta di gocce piovose, specialmente se leggera o ovattata, ben si abbina, più che altro, all’affacciarsi di pensieri, i più vari: del resto, a mio parere lo si può sostenere senza problemi, i pensieri vantano il privilegio di non bagnarsi, a voler dire che sbocciano, si alimentano, vanno e vengono, alla fine ritirandosi, in qualsivoglia situazione. Cosicché, personalmente, nell’andante pomeriggio, aiutandomi con la penna, penso a una persona cara, la quale si trova alle prese con un problema di salute ed è in procinto di sottoporsi a un intervento, ma, per fortuna, ha appena conosciuto l’esito di un importante e indicativo accertamento che ha escluso condizioni d’allarme e pericolo, come talvolta capita, diffuse. Dopo di che, vengono alla mente le giornate trascorse, una ventina d’anni addietro, nel giardino dell’albergo per rivedere, sarebbe troppo dire correggere, la tesi di laurea del mio ultimogenito. Ancora, si affacciano le allegre e festose comitive di curandi e curande degli anni ottanta e novanta, che riuscivano a convertire il ciclo terapeutico in vere e proprie occasioni di svago, piacevole compagnia e divertimento. In tale ultimo quadretto di ricordi, si staglia una particolare sfumatura con le sembianze di Rosa, nel frattempo andatasene, che, in un’altra pagina di scrittura, mi è venuto spontaneo di appellare “fiore di Alpi lontane”. In seno alla presente breve rassegna di rievocazioni e riflessioni, mi succede ovviamente di pensare che, domenica prossima, grazie a una veloce puntata in treno sino a Milano, rivedrò due dei miei tre figli e ben quattro nipotini. ° ° ° In questo momento, non piove più, anzi, all’orizzonte e in corrispondenza delle colline, fanno capolino rosari di nubi brevilinee frammiste a chiazze d’azzurro, con il primo avvio della colorazione, timida, fra il viola e il rosa che scandisce la fase del tramonto. All’osservatore di strada, sembra perciò il caso di serrare, beninteso momentaneamente, la cassaforte che racchiude un tesoro davvero ricco e abbondante, sottoforma, giustappunto, di pensieri. Ciò vale sino al prossimo momento di concentrazione, ogni volta vero e proprio spunto naturale e inarrestabile per riportare l’impressione di vivere da protagonista attivo. 13 novembre 2012 Rocco Boccadamo Lecce e.mail: rocco_b@alice.it

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