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Carcere per i giornalisti: decisione autoritaria e destabilizzante

Con voto segreto, il Senato della Repubblica ha approvato un emendamento proposto dalla Lega Nord, che di fatto, pone in essere la pena detentiva per il reato d’opinione. La diffamazione a mezzo stampa, da parte dei giornalisti, potrà quindi essere punita con il carcere. Da scrittore e opinionista dilettante sono alquanto amareggiato, giacché questa decisione potrebbe instaurare non pochi limiti psicologici a un qualsiasi autore che si accinga a formulare un’opinione. Personalmente ritengo questa decisione fin troppo autoritaria, al punto da riportare alla mente quelle leggi sulla censura alla stampa imposte durante il regime fascista in Italia. Questo non significa che non debbano esistere pene pecuniarie per il "giornalista" che inventa una storia, con l'unico fine di diffamare un qualunque individuo, tuttavia il carcere resta una punizione troppo pesante che rischia di destabilizzare e ridurre sensibilmente l'influsso, spesso salutare, del “quarto potere” sulla nostra società. Credo che sia doveroso da parte dei nostri politici ricercare soluzioni alternative, tese a evitare d’imporre decisioni autoritarie che, di fatto, riducano la libertà di stampa e di espressione. Occorre buon senso, evitando qualunque forma di ritorsione celata da parte della politica nei confronti dell'Informazione. Qualunque provvedimento legislativo sarà adottato in merito dovrà equilibrato, e non dettato da sentimenti di vendetta; poiché sono a rischio quelle delicate geometrie che consentono ancora all'Italia di essere considerata una nazione democratica e libertaria.

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