Cerca

Esami: che passione!

Egr. dr.Belpietro, mi rendo conto che la mia lettera è molto lunga, ma spero vivamente che Lei possa trovare il tempo almeno per leggerla, se non lo spazio per pubblicarla. Si tratta di una vicenda che stiamo vivendo in famiglia: sotto la sigla G.O. si cela la persona di mio figlio, che per ovvie ragioni non vuole essere riconosciuto. Circostanziata storia in versione simil-odissea di un “choosy” qualsiasi... Si sa, gli esami non finiscono mai. E quelli per l’ammissione all’esercizio di una libera professione, poi, sono particolarmente ardui e selettivi... Giusto, giustissimo: ogni ordine o collegio professionale ha il diritto/dovere di accertare scrupolosamente le competenze di coloro che aspirano ad essere inseriti nel mitico “albo” . Schiere di notai, avvocati, architetti, geometri conoscono benissimo la trafila: anni di praticantato non retribuito per potersi sottoporre alle forche caudine della commissione esaminatrice... Quante volte? Non c’è una regola... ma pochi sono coloro che al primo tentativo riescono a superare gli infidi scogli. Più spesso occorre reiterare l’esperienza: repetita iuvat! E non c’è nulla di male, se è chiara la consapevolezza degli errori commessi. Ma, nel caso che sto per esporre, c’è qualcosa che pare suscitare dei dubbi... Si tratta di un giovane di mia conoscenza, che indicherò, per ragioni di privacy, con le fittizie iniziali di G.O. Ecco in sintesi la sua “avventura”: G.O. ,classe 1990, consegue con una buona votazione il diploma di geometra nel luglio 2009 e svolge due anni di praticantato presso lo studio di un professionista. Nell’ottobre 2011 si presenta, dopo un corso preparatorio svolto presso il Collegio dei Geometri di Monza, a sostenere le due prove scritte richieste per l’abilitazione all’esercizio della libera professione. Il risultato è negativo: non viene ammesso a sostenere la prova orale , come prescrive la normativa, che, per questo tipo d’esami, richiede che entrambi gli scritti ottengano una valutazione di almeno 10/20mi. La delusione è cocente, ma G.O. decide di proseguire nel suo percorso di aspirante geometra, però con evidenti problemi di “collocazione” giuridica: infatti continua a frequentare lo studio del professionista-tutor, ma non è più un praticante e non può nemmeno considerarsi un professionista. Per gli amanti delle statistiche, ricorderò che il giovane in questione è considerato un “non occupato” e formalmente neppure in cerca di occupazione: detto per inciso, vogliamo ancora definire “choosy” chi sceglie di dedicarsi ad una libera professione? In questa situazione di “sospensione” G.O. giunge agli inizi del 2012: nell’attesa di poter sostenere nuovamente l’esame di Stato ad Ottobre, frequenta, presso il Collegio dei Geometri di Milano, un corso semestrale per Certificatori Energetici (del costo di Euro 1500), sperando di potersi iscrivere, dopo il superamento dell’esame finale, all’albo dei certificatori della Regione Lombardia. Sorpresa! Solo alla penultima lezione, il responsabile del corso “ si accorge” che Regione Lombardia consente l’iscrizione a tale albo solo a chi è già iscritto all’albo dei Geometri (o degli Architetti etc.). Il nostro non si perde d’animo: studia, a Giugno sostiene le prove prescritte e le supera, ben sapendo che, nell’immediato, non potrà spendere il titolo acquisito. Pazienza! In fondo, si tratta solo di aspettare qualche mese... Forse. Dopo aver frequentato per la seconda volta il corso preparatorio all’esame di abilitazione, giovedì 25 Ottobre G.O. affronta il primo scritto presso il “Mosè Bianchi”; il 26 è la volta del secondo scritto. Il giovane è abbastanza soddisfatto per come sono andate le prove, ma, ovviamente, una cosa è l’auto-percezione, un’altra è la valutazione esterna, perciò attende con trepida ansia il giudizio della commissione esaminatrice. Giudizio che, in tempi record, giunge la sera del 31 ottobre: non ammesso all’orale! E’ una batosta, ma fortunamente non è la morte di nessuno, purchè ci si renda conto degli errori commessi. E la legge ce lo consente: la 241/90 e il DPR 184/2006 garantiscono, infatti, ad ogni cittadino la trasparenza degli atti amministrativi e la possibilità di accesso agli stessi. G.O., dunque, si aspetta che tale diritto sia osservato, ma deve attendere pazientemente che termini il “ponte di Ognissanti”, per poter contattare la Segreteria del “Mosè Bianchi”. Il giorno 5 Novembre inoltra via fax la richiesta di poter prendere visione dei propri elaborati, corretti dalla commissione. Non ricevendo alcuna risposta e temendo che il fax si sia perso nei meandri dell’Istituto, nei giorni seguenti si informa telefonicamente dello “stato dell’arte”. Dopo opportune ricerche, il fax viene ritrovato e a quel punto il giovane vien rassicurato: la Commissione si riunirà in data 12 Novembre per iniziare gli esami orali e in tale data prenderà in considerazione le richieste simili alla sua. Eh, già! G.O. non è il solo ad essere escluso dalle prove orali e a chiedere di vedere gli scritti! Il giorno 12, alle ore 8.45, G.O. riceve una telefonata dal “Mosè Bianchi”, tramite cui viene convocato per il giorno seguente alle ore 12 per prendere visione degli elaborati. Il 13, dunque, il nostro si presenta all’appello, munito di domanda scritta (non è prescritta dal DPR 184/2006, ma, poichè siamo in Italia, melius abundare quam deficere) in cui richiede il rilascio di una fotocopia in carta semplice degli elaborati, caso previsto, appunto, dal succitato DPR. Mentre cerca di capire qualcosa degli errori commessi (cosa non semplice nei pochi minuti concessi), G.O. presenta la richiesta scritta di ottenerne copia delle prove. A quel punto, il Presidente della Commissione (n.d.r.: è un Dirigente Scolastico, che, in quanto tale, dovrebbe ben conoscere le leggi dello Stato!) si mostra recalcitrante, anzi dichiara che non è consentito rilasciare copie delle prove d’esame. Comunque si allontana per prendere informazioni e, dopo una considerevole attesa, si ripresenta, sostenendo che la richiesta deve contenere una “motivazione”. G.O. si ritira in buon ordine, ma non si arrende e il giorno seguente (è il 14 Novembre) si reca nuovamente al “Mosè Bianchi”, presentando una nuova richiesta con la seguente motivazione : “prendere atto degli errori commessi e procedere all’autocorrezione”. Il Presidente rifiuta ancora una volta di rilasciare la copia richiesta, perchè giudica “non valida” la motivazione addotta da G.O.(sic!) Il giorno 15 (oggi) si giunge addirittura a rasentare il ridicolo: G.O. approda ancora al “Mosè Bianchi”, munito della richiesta protocollata il giorno precedente, nonchè del testo del DPR 184/2006, dove, sia detto per inciso, non si fa cenno ad alcuna motivazione, anzi si prevede che il cittadino possa in via informale ottenere copia degli atti anche solo con richiesta verbale (cfr. comma 1, art.5). Ebbene, il Presidente avrebbe potuto prendere atto della partita persa e rilasciare le agognate copie, ma, invece, che fa? Spedisce il malcapitato G.O. ad acquistare marche da bollo per un valore di 4,10 Euro e ... abbandona l’Istituto, adducendo un improcrastinabile appuntamento con un medico! G.O. domani tornerà a Monza: riuscirà finalmente ad ottenere le copie dei propri elaborati? Si accettano scommesse... Molte sono le considerazioni che si potrebbero fare in margine a questa vicenda, ma in ogni caso, in chi l’ha ascoltata e trascritta è sorto prepotente un dubbio, che affida al lettore: forse la Commissione esaminatrice e il suo Presidente hanno qualcosa da nascondere? Ai posteri...

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog