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Elezioni anticipate, ben vengano

Gentile Direttore, apprendo con piacere che sia Alfano che Bersani avrebbero dichiarato di essere contrari ad un Monti bis (meglio tardi che mai!). Ma allora a questo punto tanto vale andare alle elezioni anticipate (facendole coincidere con quelle delle tre Regioni) e porre fine a questo governo tecnico che ci sta portando alla rovina. La cosa comunque contraddittoria è che tanto Alfano che Bersani con la loro dichiarazione hanno manifestato la propria contrarietà alla così detta “agenda Monti” pur avendo approvato tutti quei provvedimenti economici che stanno mettendo il Paese in ginocchio. Perché prendono solo ora le distanze da questo governo la cui inadeguatezza è stata ampiamente dimostrata, se mai ce ne fosse stato bisogno, anche dalla legge di stabilità che, fortunatamente, il Parlamento sta modificando? La cartina al tornasole della lenta agonia di questo governo sta nel fatto che perfino un “montiano di acciaio inox” come Casini sembra non escludere le elezioni anticipate. Dopo anni e anni è la prima volta che mi trova d’accordo e devo ammettere che questo mi preoccupa un po’ perché Casini è persona che non pensa ad altro se non al proprio “interesse di bottega”. Casini e Fini sono compagni di avventura dai quali guardarsi molto bene perché sono politicamente inaffidabili e di ciò si sono accorti anche gli elettori che hanno riservato amare sorprese ad entrambi. Se PD e PdL, in particolare, vogliono recuperare almeno una parte dei delusi devono dire con chiarezza che il governo tecnico, peraltro nato male perché non per scelta degli elettori, ha fallito. Ci ha salvato sì dal baratro, ma solo momentaneamente perché spremendoci con una tassazione non più sopportabile, senza eliminare gli enormi sprechi, senza ridurre la spesa e il debito pubblico, porterà il Paese al collasso. Le manifestazioni di ieri dovrebbero suonare come un campanello d’allarme e farci ritornare alla mente ciò che accadde nel lontano 1868 quando, in occasione della famigerata “tassa sul macinato”, l’ultima di una serie di tasse imposte da Quintino Sella per raggiungere il pareggio di bilancio, ebbe luogo la tristemente nota rivolta popolare repressa nel sangue. Un Paese senza memoria storica è destinato a non avere futuro. Gianni Porzi, casalecchio di reno (bologna)

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