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Una vera nota di colore in questo momento buio

Un caldo invito mi è venuto da una persona speciale che ama l’arte e com’è tipico di tanti uomini anch’egli pensa l’arte così come l’ama, in parole povere, Nando, è un tutt’ uno con la sua passione, quella di storico. Si inaugurava una mostra e per dare uno strappo alle mie abitudini serali pensai bene approfittare di ciò che per me costituiva una novità. Mi sono così avvicinato all'arte perché la conosco molto poco e ho avuto la possibilità di apprezzare uno dei lati belli della vita. Purtroppo, spesso, i miei stati d'animo sono suggestionati da un tipo di aggressività dipendente dall'emotività per la quale non riesco, spesso e malvolentieri, a cogliere e godere dei veri e propri aspetti positivi dei rapporti umani. Quella fu un’occasione in cui mi sentii cambiato, cioè un altro. Non mi sentivo solo e godevo di un grande senso di positività. Avevo trovato qualcosa da amare e quella cosa per me era come un amico estremamente tranquillo e rilassante. Non una persona ma, quel museo appena inaugurato. Non mi sono sentito ne’ coinvolto e nemmeno ho dimostrato il mio interesse per i soliti discorsi ma mi sono calato in una realtà che sinora avevo apprezzato solo poche volte e mai come quella volta. Questa è stata una volta speciale in cui il classico e il moderno andavano a braccetto in spazi accoglienti ed eleganti, appena restaurati e che nemmeno immaginavo che la mia città possedesse. Una scenografia che era arte, quadri che erano arte, statue che erano arte e , non solo. Era tutto arte e anche di più. I quadri e le statue degli artisti si sposavano con quel di più, in una atmosfera fatta di equilibrio e sobrietà, costituito, per meglio definirle, come qualcuno ha preferito, dalle “sculture cinematografiche”, le famose “teste parlanti” di Glaser e Kunz. Una cosa che non avevo mai visto e che rendevano più viva e armonica l’atmosfera di quella mostra ripudiando quella solita dei musei fatta dal silenzio “rotto dallo scalpiccìo, dai sussurri, dai colpi di tosse”, come scrisse qualcuno. Mi sentivo coinvolto e infervorato a tal punto che quando mi chiesero cosa rappresentasse quel quadro, una dei tanti, con alcuni soggetti di cui uno disteso nudo e carente di attributi, risposi, con enfasi sarcastica: “ Evirio Zeffiro”. Invito chiunque a provare questa emozione, “il fascino del MARCA”. Sono sicuro che anch’egli si sentirà più ricco intellettualmente venendo fagocitato tanto da sentirsi anche un po’ enfatizzato per quasi vestirsi dei panni del critico. Giuseppe (Pino) Verbari

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