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SERVE UNA POLITICA DEMOGRAFICA GLOBALE

Gentile direttore, parte della popolazione del continente africano si sta trasferendo in Italia, dove sembra più facile trovare pane e lavoro. Qui si garantiscono diritti per tutti e doveri per nessuno e d'altra parte anche la nostra televisione fornisce questa immagine di Paese felice, dove c'è posto per tutti e dove, anche se il lavoro a volte è precario, si riesce sempre a sbarcare bene il lunario. Se qualche rischio c'è, è quello di diventare obesi con le merendine della pubblicità. Essere ospitali per noi è un dovere, un imperativo categorico, ed è giusto che sia così. Come dice la canzone, "aggiungi un posto a tavola, che c'è un amico in più; se sposti un po' la seggiola, stai comodo anche tu". Il sistema ha però dei limiti: la canzone parla di un posto a tavola, non di centomila. I problemi del continente africano non si possono risolvere con l'esodo in massa verso quella terra di nessuno che è l'Italia, anche perché, se passa il concetto che tutto è di tutti, si va dritti filati alla guerra di tutti contro tutti, al "bellum omnium contra omnes" di cui parla Hobbes nel De Cive, con tutte le necessarie conseguenze. Non c'è però bisogno di essere filosofi per comprendere che il sistema non si può dilatare all'infinito e che i diritti e la libertà dell'uno finiscono dove cominciano i diritti e la libertà dell'altro. Il problema è essenzialmente di numeri, ovvero è un problema demografico: l'espansione demografica di alcune popolazioni non è più sostenibile. Per evitare un futuro caos totale e un ritorno alle leggi della giungla, bisogna perseguire una crescita zero. Che cosa significa? Significa che la popolazione umana deve mantenersi numericamente stabile nel tempo e, nella fattispecie, non aumentare in maniera esponenziale come sta avvenendo ora. Avere una dozzina di fratelli non è un record nei Paesi arabi, dove la popolazione, per la elevata natalità, è giovanissima. E' invece raro trovare famiglie numerose in Italia, dove a malapena si arriva ad avere un figlio per famiglia e dove invece è in atto una catastrofica implosione demografica, che porterà in breve alla scomparsa di un intero popolo di santi, eroi e navigatori. La popolazione dell'Iraq, per fare un esempio, è cresciuta di oltre 25 volte nel corso dell'ultimo secolo: se la stessa cosa fosse avvenuta in Italia, a questo punto potremmo competere, quanto a popolazione, con l'India o con la Cina. Che fare dunque? La soluzione di traghettare in casa nostra tutti i popoli africani non mi pare né ragionevole né giusta. Credo invece che una politica di aiuti concreti a casa loro dia maggiori benefici, a patto che si associ a un ragionevole progetto di contenimento demografico: se a casa nostra dobbiamo bandire l'uso del profilattico, a casa loro dobbiamo dotare tutte le famiglie di televisione, che pare essere un contraccettivo eccezionale, e incoraggiare l'uso degli anticoncezionali veri e propri. Tale politica può essere solo rimandata nel tempo, ma, dal momento che il pianeta non cresce con noi, di certo non evitata. Con i più cordiali saluti.

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