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PREFERISCO LA RISERVATEZZA ALLA "PRIVACY"

Così come in Italia è in atto un fenomeno di lento ma inarrestabile esproprio culturale e territoriale a vantaggio di chi proviene da aree geografiche e culture lontane, allo stesso modo si sta verificando una sorta di esproprio linguistico ai danni ovviamente del patrio idioma, sempre più bistrattato, violentato e misconosciuto, come risulta evidente dal proliferare di espressioni straniere, prevalentemente dall'inglese, di cui ormai sono infarciti i nostri discorsi e le pagine dei nostri giornali. La riservatezza è diventata "privacy", l'adeguatezza, in tutte le sue possibili accezioni, "fitness", la condiscendenza "compliance", la conoscenza tecnica "know-how"; non si compra più una rivista, ma un "magazine": perfino il ministero delle politiche sociali ne ha risentito, tanto da diventare ministero del "welfare". Si esce di casa per fare shopping, jogging, stretching o magari un po' di footing (chi direbbe oggi: "vado a fare un po' di corsetta"?). C'è chi lavora a tempo parziale, chi a tempo pieno, ma i più preferiscono un lavoro "part time" o "full time": qualcuno arriva addirittura ad avere un lavoro "a part-time". Il centro commerciale di qualunque genere è diventato un "center", il negozio uno "shop". Non si partecipa più, per aggiornamento, a un seminario, bensì a un "workshop", nel corso del quale è a volte previsto un "briefing" (riunione per istruzioni operative), più raramente un "brain storming" (analisi collettiva di problemi), mentre immancabile è il "coffee break" (pausa per il caffè). Da tempo la colazione è stata sostituita da un "breakfast", ma ciò non sorprende nessuno. L'uso dei termini italiani è scoraggiato pure dalle case automobilistiche: infatti l'acquirente va senz'altro orgoglioso della sua nuova "station wagon", mentre si vergognerebbe come un ladro a dire di aver comprato un'auto "familiare". C'è poi chi "chatta" sull'internet, mentre farebbe meglio a dialogare in rete. Se poi il discorso si sposta sul computer, allora ce n'è per tutti i gusti: a differenza dei francesi, da sempre pervicacemente nazionalisti, e che infatti rifiutano il termine inglese ("computer", appunto), sostituito dal francese "élaborateur", noi italiani preferiamo invece tutto ciò che italiano non è: chi, per esempio, sarebbe disposto a usare il "puntatore" al posto del "mouse" o a sostituire il "desktop" con la "schermata d'inizio"? Qualcuno potrebbe suggerire di sostituire "file" con "dati", trattandosi nello specifico di dati codificati in linguaggio binario, o suggerire di "selezionare" sul video la casella tale o l'icona talaltra, anziché "cliccare sulla" finestra tale o talaltra, e via dicendo (hard disk è il disco fisso, password il codice d'accesso, software il programma,...), ma ho poche speranze che trovi molti sostenitori, anche perché considerazioni di natura prettamente estetica possono trovare accoglimento solo presso chi abbia una sensibilità specifica, che credo sempre meno diffusa. Con i più cordiali saluti.

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