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Ma la Gran Bretagna è in Europa?

Che sia chiaro: Charles De Gaulle mi era profondamente antipatico perché rappresentava il provincialismo francese alla ricerca della Grandeur, ma di una cosa gli devo dar atto: aver capito subito l’intenzione degli inglesi nel voler entrare nell’odiata Europa: bloccarla dall’interno con gli stessi meccanismi messi in piedi dalla Comunità. Il Generale disse che: gli inglesi sarebbero entrati quando avessero imparato a lavorare e non dipendere dal Commonwealth, non facendo, nel contempo, il cavallo di Troia per gli americani. Poi tutto passò e la Gran Bretagna riuscì ad entrare in Europa. L’isolazionismo costava troppo, ma la solita fortuna anglosassone fece trovare al posto delle colonie perse, il petrolio nel mare del Nord… Comunque, i britannici in barba a quelle impostazioni comunitarie, adottate per parlare “europeo”, vennero disattese con stratagemmi: la moneta restò la sterlina, il sistema metrico decimale non fu adottato, la guida fu mantenuta a sinistra, il trattato di Shengen non fu accettato, … Che sia inoltre chiaro, che nutro anche una profonda invidia per quel popolo, in quanto riesce a difendere i propri interessi con decisione, mentre noi, italiani dobbiamo buttare il latte o i pomodori o la frutta prodotta sopra le quote stabilite, altrimenti farebbero troppa concorrenza ai prodotti inglesi o nordici… Europa significa reciproco rispetto e, quindi, se non siamo rispettati, o ci imponiamo o blocchiamo tutto noi! (Ma noi siamo anche quelli dei due marò bloccati in India e di Battisti, fuggito in Brasile, con l’aiuto dei cugini francesi).

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