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IL GRAN CAMERIERATO D'ITALIA

IL GRAN CAMERIERATO D’ITALIA Forse ci ha fregato Montesquieu. Avete presente il celeberrimo pensatore illuminista che, nel 1748, divulgò col suo capolavoro, L'esprit des lois (Lo spirito delle leggi), la teoria della separazione dei poteri? Ce l’hanno insegnata fin da bambini, è una delle poche nozioni di politica democratica, o di educazione civica, che resta impressa a chiunque abbia frequentato la scuola dell’obbligo. Per evitare il potere assoluto è necessario che, in uno stato, i tre poteri fondamentali siano rigorosamente e reciprocamente separati: quello esecutivo da quello giudiziario ed entrambi da quello legislativo. Questo residuato settecentesco che ci trasciniamo dietro per inerzia è verissimo, ma incompleto. Così lacunoso da farci dimenticare il quarto potere, quello decisivo, assoluto, ‘reale’ (sia nel senso di ‘effettivo’ che nell’accezione di ‘regio’), di fronte al quale gli altri tre si squagliano per inconsistenza o rimpiccioliscono come i sette nani davanti alla strega cattiva. Quel potere che, stranamente, nessuno mette in discussione, che ingrassa e si auto-perpetua nell’ombra, privo di legittimazione democratica, investitura popolare o rappresentanza delegata. Quel potere che, pure, tiene tutti gli altri per la collottola, sballottandoli, facendoli starnazzare come capponi manzoniani e riducendoli a litigarsi stracci ‘apparenti’ di potestà. Quel potere, infine, che fermenta, si dilata, si attorciglia ai gangli vitali delle istituzioni pubbliche e coopta i suoi diletti in salotti ad accessibilità limitata e ad illimitata sovranità. Sono Sancta Santorum attingibili solo da personalità selezionate, elitarie, un po’ schifiltose. Gente che vola alto quanto noi razzoliamo bassi e che, se proprio deve entrare in parlamento, lo fa per nomina e ad vitam, senza inzaccherarsi la sopraveste con la scheda elettorale. Insomma, tutto ciò che promana da ‘quel’ potere aborre l’arena politica dove si svolgono i giochini ‘apparentemente’ dirimenti per determinare chi governerà il paese, la nazione, la comunità. E’ come se fossimo tutti comparse deficienti in una pantomima all’ennesima potenza dove recitiamo la parte dei cittadini responsabili che votano alle primare, alle regionali, alle politiche per legittimare i tre poteri di Montesquieu. E intanto, nella sala di regia, il quarto, quello che tira le fila della storia e i cordoni della borsa, ridacchia, sornione, meditando le prossime svolte. Ci riferiamo, ovviamente, al potere bancario, anzi, per meglio dire, alla sovranità monetaria, il ‘quarto elemento’ di cui alle scuole superiori nessuno ci ha parlato e che viene sistematicamente ignorato (se non per celebrare le gesta della BCE e di Mario Draghi) dai media generalisti. Il problema cruciale della crisi, lo hanno intuito pure i bambini, è che mancano soldi. Ne siamo a corto. Ci serve, giust’appunto, il bambino impertinente che denunci la nudità del re e cioè che, se la sovranità appartiene al popolo, quel potere fondamentale che consiste nel battere moneta dovrebbe consentirci di decidere se e quanta stamparne per uscire dalle peste in cui ci troviamo. Basterebbe questa sola banale riflessione per metterci sulla strada giusta, per porci le domande giuste, per scremare le persone giuste da votare alle prossime elezioni. Ci hanno scippato il quarto potere. Per restare all’Italia, siamo sessanta milioni di sudditi, incamiciati di forza e lasciati a baloccarci con l’illusione di poter ancora decidere qualcosa votando alle primarie inutili del Pd o a quelle da circo Barnum del Pdl. Non ci solleveremo dal pantano in cui ci siamo impaludati finché non avremo il coraggio, la forza, il soprassalto di dignità di mettere il dito nella piaga. E la piaga è il fatto che il potere di creare il denaro non appartiene a noi, ma ad altri di cui ignoriamo la storia, la provenienza, gli interessi, le finalità. Volete un programma in grado di raccogliere il cento per cento dei consensi? Eccolo, è fatto di poche domande retoriche (quei quesiti facili facili che hanno incorporata la risposta): è normale che il nostro paese non abbia più una sua banca centrale in grado di stabilirne la politica monetaria? E’ normale che, quando abbiamo abdicato a questa prerogativa, nessuno ci abbia interpellato, anche solo con un referendum? E’ normale che abbiano costruito un sistema (l’eurozona) dove la banca centrale (che ha assorbito i poteri delle singole banche nazionali) presta denaro al tasso di zero e fischia (cioè lo regala) alle banche private e a un tasso centinaia di volte superiore agli stati? E’ normale che, oggi, lo Stato italiano (in ultima istanza, noi cittadini sovrani di noi stessi per l’articolo uno della Costituzione) vada col cappello in mano dai mercati a chiedere quattrini? E’ normale che, domani, lo Stato italiano sia destinato a elemosinare i prestiti usurari di un ente terzo, opaco e irresponsabile come l’ESM per sostenere il proprio debito? E’ normale che le singole banche nazionali che partecipano alla BCE siano a loro volta enti privati e non statali (alla fine del 2007 Bankitalia apparteneva per il 30,33% a Intesa-San paolo, per il 22,10% a Unicredit-Capitalia, per il 6,30% a Generali, per il 6,20% a Carisbo, per il 4,80% a Banca Carige)? E’ normale che la BCE sia un’istituzione sostanzialmente ‘estranea’ al trattato di Maastricht e che l’articolo 107 del medesimo preveda, testualmente, che ‘né la BCE né una Banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai Governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo’? E’ normale che chi governa la BCE non sia nominato dal popolo o non si sottoponga a un’investitura elettorale, considerato il potere di cui dispone? E’ normale che la sovranità monetaria di circa 455 milioni di persone dell’Unione Europea sia nelle mani di pochissime persone del Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea? E’ evidente che nulla di tutto ciò è normale. Ed è altrettanto evidente che, se non ci riappropriamo del quarto potere, se non puntiamo decisamente al bersaglio grosso, rimarremo in eterno nella condizione di minorità pisco-politica in cui ci troviamo ora. Siamo, di fatto, un Camerierato, cioè la colonia depotenziata, succube, debole di poteri forti, ma soprattutto terzi e indifferenti alle nostre sorti. E una colonia è gestita da camerieri, quelli che ci avviamo a scegliere con la farsa delle primarie. L’unica differenza fra i candidati, aldilà dei patetici richiami a programmi ‘moderati’ piuttosto che ‘riformisti’, sarà la divisa. Una camiciola col simbolino del centrodestra o un grembiulino col marchietto del centrosinistra. Ci azzufferemo per determinare quale maquillage estetico sia preferibile per far fare bella figura al maggiordomo che andrà a Francoforte e Bruxelles a fare i compiti per casa. Francesco Carraro

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