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Poca concretezza nelle proposte politiche

Gentile Direttore, in questo periodo veniamo martellati quotidianamente, e la cosa è destinata ad intensificarsi man mano che si avvicinano le elezioni politiche, da proclami, manifesti e offerte politiche. Premesso che certe manifestazioni d’intenti da parte dei vecchi partiti non sono più credibili perché hanno avuto tutto il tempo per realizzare ciò che ora propongono, desta invece un certo interesse l’offerta politica delle nuove formazioni che si affacciano sulla scena politica italiana. Interesse che in questo momento è ancor più forte in quanto una larga percentuale di elettori è disorientata e in molti casi è alla ricerca di un qualcosa in cui credere e qualcuno intellettualmente onesto dal quale farsi rappresentare, avendo ben chiaro in mente che è pura illusione pensare che esista il Salvatore della Patria. Non prendo in considerazione quei partiti che se andranno al potere avrebbero come obiettivo quello di eliminare subito tutte le libertà individuali per trasferirle allo Stato centrale e quelli che vorrebbero realizzare la stessa cosa, ma in modo progressivo affinché i cittadini non si possano rendano pienamente conto di ciò che sta accadendo, cioè la realizzazione del tristemente noto “centralismo democratico o democrazia guidata” ancor oggi cara ad alcuni esponenti della sinistra italiana (è stato ed è ancora il loro Vangelo al quale purtroppo sono legati da un cordone ombelicale che non riescono a recidere). Ciò premesso, vorrei invece prendere in considerazione gli interventi di personaggi più o meno nuovi il cui biglietto da visita è una critica netta e senza appello alle politiche del passato e del presente; non mi suscitano invece particolare interesse coloro che sono critici solo del passato e non del presente, cioè quelli che propongono quotidianamente un “Monti bis”. Non mi interessano semplicemente perché non credo al Salvatore della Patria e perché da un anno a questa parte, ad eccezione dello spread che è sceso da 550 a 350 punti, tutti gli altri indicatori economici sono nettamente peggiorati e il Paese è in una spaventosa recessione che sta producendo solo povertà. Che cosa ci viene proposto dai personaggi nuovi, anche autorevoli per la competenza e la serietà che stanno dimostrando nel loro impegno civile, nel momento in cui si affacciano sulla scena politica italiana? Indubbiamente gli obiettivi contenuti nei loro programmi politici sono chiari e del tutto condivisibili, ma ciò che a mio avviso spesso è carente o addirittura mancante sono le priorità e una chiara indicazione di come si intende raggiungere certi obiettivi. Quale sia l’obiettivo è chiaro, ma ciò che manca è il come si pensa di raggiungerlo. Da non economista quale sono, penso che la cosa più urgente da fare, cioè entro i primi 6 mesi di governo, sia reperire subito le risorse per fermare la pericolosa recessione in cui ci stiamo avvitando. Nell’immediato, per rilanciare i consumi interni, prioritaria dovrebbe essere la diminuzione delle tasse per i ceti più deboli e contestualmente una lotta seria e incisiva all’evasione fiscale, senza tuttavia fare del terrorismo. Un sostegno alle famiglie in difficoltà e in particolare a quelle con prole, come avviene in altri Paesi europei. Importante sarebbe una revisione dell’IMU che dovrebbe essere alleggerita sulla prima casa e resa invece progressiva sulle seconde case (in base al numero di immobili posseduti). Una consistente quantità di risorse ritengo potrebbe essere presto reperibile riducendo drasticamente i costi enormi della politica e la spesa pubblica (specialmente quella improduttiva) con interventi mirati quali : - dimezzamento del numero dei parlamentari; - dimezzamento dei loro compensi, di quelli dei parlamentari europei e definizione di un tetto massimo per i compensi dei Presidenti e dei Consiglieri regionali; - definire un tetto massimo (ragionevole) a tutti i compensi nella Pubblica Amministrazione (senza eccezione alcuna); - stabilire una tassa aggiuntiva progressiva su tutti gli stipendi (pubblici e privati) sopra i 100.000 Euro annui; - eliminazione di tutti gli enti inutili che sono fonte di sperpero del denaro pubblico e servono solo a dare una poltrona ai politici trombati; - eliminazione di tutti gli sprechi (cioè le ingenti spese improduttive) e non ultimo il finanziamento pubblico ai partiti che è solo occasione di ruberie. Ritengo poi che un passaggio fondamentale per diminuire il debito pubblico (un macigno che grava su tutti gli italiani) dovrebbe essere la dismissione di pezzi del demanio che secondo stime, risalenti allo scorso anno, del Capo-economista della Cassa deposito e prestiti ammonterebbe a 500 miliardi (un quarto del debito pubblico) anche se nell’immediato sarebbero disponibili non più di 50 miliardi. Un abbattimento del debito pubblico produrrebbe un risparmio sugli interessi che potrebbe essere proficuamente utilizzato per diminuire la pressione fiscale sul lavoro e combattere la disoccupazione. A tutto ciò sono certo si opporrebbe però la ben nota Casta dei politicanti e quella dei burocrati dello Stato che occupano posizioni di notevole potere e sono in grado di condizionare pesantemente i governi (non è un caso che sono rappresentati anche nell’attuale governo tecnico). Purtroppo, sia la Casta dei politici che quella dei burocrati della P.A. non accetterebbero mai di perdere certi privilegi ai quali si sono abituati da decenni per colpa di tutti i governi passati. Questo ritengo sia il nodo più difficile da sciogliere se si vuole affrontare seriamente il problema più urgente del Paese che è l’impoverimento progressivo e inesorabile di tante famiglie. Ed è forse per questo motivo che non si sentono proposte chiare e concrete in tal senso (più o meno tutti svicolano perché evidentemente lo ritengono un terreno scivoloso). Solo dopo aver tamponato questa situazione si potranno fare tutte le riforme strutturali necessarie per rendere finalmente il Paese più moderno e civile, ma i cui effetti sull’economia si avranno solo negli anni a venire, non certo nell’immediato. E’ innegabile che anche tali riforme sono necessarie perché, pur non producendo subito effetti positivi sull’economia del Paese, servono anche a dare un’immagine di serietà in Europa e costituiscono un messaggio carico di significato per i famigerati “mercati”. Gli elettori più attenti, e non credo siano pochi, non hanno bisogno di sentirsi dire cosa si deve fare per risanare questo Paese gravemente malato, ma delle priorità degli interventi e di come realmente, numeri alla mano, si intende operare nell’immediato, cioè prima di raggiungere la disastrosa situazione della Grecia. E per ultimo, ma non meno importante, il Paese ha bisogno di buona politica che può essere realizzata solo da persone capaci, oneste, di mortalità cristallina e con un profondo rispetto delle Istituzioni (purtroppo in molti casi è venuto meno il senso dello Stato). Un tema fondamentale è quindi la moralizzazione della politica, se non si vuole andare incontro a manifestazioni di piazza sempre più violente che metterebbero in serio pericolo la democrazia stessa. E’ per questo che le forze sane del Paese devono impegnarsi affinché venga ristabilita la piena legalità e l’etica a tutti i livelli. Gianni Porzi, casalecchio di reno (bologna)

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