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Sfogo di un giovane disilluso

Egregio Direttore, chi Le scrive è un giovane avvocato penalista e dottorando di ricerca all’Università. La ratio sottesa alla presente è estremamente semplice, e va individuata nella attuale condizione socio-politica italiana, rispetto alla cui negativa evoluzione lo scrivente prova un senso di enorme impotenza. In effetti, il sottoscritto non riesce a rassegnarsi allo stato di dissesto sociale – prima che politico od economico – in cui, purtroppo, versa il Paese. Il contesto storico in cui viviamo è caratterizzato dalla sussistenza di innumerevoli problematiche che inficiano il regolare andamento del percorso evolutivo della società civile: si faccia riferimento, tra le altre, alle problematiche afferenti i settori della sanità, della giustizia, della sicurezza pubblica, della famiglia, della politica estera, dell’economia, ecc… . Vede Direttore, un giovane italiano come lo scrivente, laureatosi in legge con alcuni mesi di anticipo rispetto al termine del percorso universitario, attualmente dottorando di ricerca, e diventato avvocato a soli 25 anni, sente l’esigenza di reagire, e di provare a dare il proprio contributo alla rinascita del Paese. Ovviamente la reazione non dovrà essere negativa – ovvero caratterizzata da proteste, aggressioni di piazza ai poliziotti, e danneggiamenti – ma positiva – cioè, altrimenti detto, propositiva e costruttiva. Ora, nonostante spesso i mass media utilizzino il concetto del “rinnovamento e ringiovanimento della classe dirigente”, il sottoscritto, in onestà, non ritiene che l’età del politico – o, più in generale, dell’amministratore pubblico – sia l’unico fattore decisivo per l’auspicato cambiamento, ma certamente potrebbe essere un elemento imprescindibile se accompagnato ad altre prerogative, tra le quali sicuramente la serietà della persona, la sua preparazione, i suoi propositi, la sua voglia di lavorare per il Paese e non per lo stipendio. Sinceramente Direttore, chi Le scrive si sentirebbe a dir poco onorato qualora gli venisse offerta la possibilità di lavorare per lo Stato Italiano, espletando le mansioni parlamentari con sacrificio ed abnegazione, e riconoscendo buona parte del proprio stipendio ad enti benefici (infatti, piuttosto che fare dei minimi – ed economicamente inutili – tagli agli stipendi politici, sarebbe molto più proficuo donarne una buona parte in beneficienza). Tuttavia, nonostante tutto, quelle del sottoscritto rimarranno - purtroppo - soltanto delle mere illusioni, in quanto allo stato non sussiste alcuna possibilità che un giovane preparato, ma totalmente al di fuori da contesti di appartenenza politica, possa essere scelto al precipuo fine di iniziare quel processo di rinnovamento della classe politica di cui tutti parlano, ma che nessuno inizia a realizzare. Scusandosi per lo sfogo, porge deferenti ossequi. Alfredo Foti

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