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Passione molisana

Gentile Belpietro, pur vivendo a Roma, quasi sistematicamente - nei periodi elettorali - per il solo fatto di essere nato in provincia di Isernia ricevo inviti a luculliane "Feste dei Molisani a Roma". In questi giorni, addirittura, ne ho avuto notizia tramite manifesti affissi vicino casa mia. L'imminente voto che unisce Lazio e Molise sta rafforzando il fenomeno. Mi domando: perché la politica locale utilizza (e strumentalizza) un'identità etnica per nascondere - e quasi vergognarsi - di chiamare questi eventi con il proprio nome: "feste di partito"? Al di là del fastidio che provo per questa dolosa ambiguità e nel vedere associate le mie radici a politici romani che probabilmente nemmeno sanno come si arriva in Molise, pongo un elementare quesito: chi paga per l'affitto della megastruttura a Ciampino, per gli artisti, per il personale di servizio, per 20 pullman che porteranno migliaia di molisani dal Molise a Roma per riempire la sala (annunciati nel programma)? Possibile che nessuno si scandalizzi per queste "feste a tema" mentre a Taranto (e non solo lì) ci sono migliaia di persone che rischiano un posto di lavoro? Allora, una proposta: i tantissimi soldi (pubblici?) che si spendono per questi eventi (non a caso si organizzano anche feste dei calabresi, degli abruzzesi e probabilmente, se garantissero qualche voto, anche dei valdostani), venissero invece investiti per sostenere progetti sociali. In questo caso, il "grazie" dei molisani intelligenti sarebbe certamente più sentito. Con cordialità Valerio Mancini

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