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Eccoci giunti finalmente alla frutta, rigorosamente di stagione, come prescrivono i migliori dietologi. Dopo aver saltato l'antipasto e il secondo, troppo ricchi di grassi animali, e pertanto potenzialmente nocivi, e aver consumato un bel brodino vegetale per tutto l'anno, il Professore ha mantenuto la promessa: un bel vassoio di frutta marcia da recapitare ai suoi connazionali, soprattutto a quelli che, grazie alla propria intelligenza unita ad una indefessa forza di volontà e uno spirito di sacrificio che non ha eguali in Europa, ha reso grande il suo Paese: professionisti e imprenditori. Tra gli anfratti del putrido vassoio ecco scorgere uno strano oggetto a forma di termometro dotato di movimento autonomo: è l'ultimo ritrovato della tecnologia, roba da far venire i brividi ai tecnici di Cupertino: il redditometro. Hai il figlio nella scuola privata? Giù la prima bacchettata sulle dita. Hai una signora in regola che ti aiuta in casa? Giù legnate tra i denti. Hai la macchina prodotta nel paese delle meraviglie della signora Merkel? Mazzate termometriche (redditometriche) nelle caviglie. La prossima volta, compera una Megane monovolume (o coupè, se sei single). Parametri su parametri che umiliano tutti i nostri sacrifici: il Classico, l'Università, la Specialità, il Dottorato o il Master, tutti quegli anni spesi per poter emergere e poter gestire la propria esistenza essendo gli artefici diretti del nostro destino: tutto annichilito da uno strumento degno del migliore URSS. Lo Stato che mette il naso nella mia vita privata è l'evento più odioso che mi potesse capitare. Proprio quello Stato che mi impedisce di mandare mio figlio alla scuole elementari pubbliche, perché fortemente inadeguate, adesso mi colpevolizza se mi rivolgo al privato parificato per sua stessa Legge; o peggio ancora se assumo con regolare contratto di Legge (dando lavoro e pensione) una collaboratrice domestica perché mia moglie deve servire il medesimo Stato. Cari Equitaliani, perché non vi rivolgete altrove, magari in ambienti assai prossimi alle vostre prestigiose poltrone? Perché mai non applicate un bel parassitometro a tutto quel sottobosco di statali politicizzati di cui i pubblici uffici straripano? Perché, pur avendo gli occhiali, non vedete gli sperperi amministrativi per esempio della Regione Sicilia? E perché, soprattutto, vi incarognite contro le aziende in debito di ossigeno proprio in seguito ai vostri (intesi come enti pubblici) tardivi pagamenti? Non vi accorgete che spesso è lo Stato che sotterra le aziende e le obbliga al "nero"? Non capite che siamo esasperati dal vostro agire poliziesco? L'edilizia è a picco: mai che vi venga in mente di rilanciarla partendo per esempio dall'edilizia pubblica. La Sanità ha un costo notevole: mai che pensiate di renderla più snella spingendo nella direzione del privato di qualità, come fece milioni di anni fa il presidente Formigoni in Lombardia; con tutti i limiti di quel sistema che comunque offre efficienza e pareggio di bilancio. Invece di levarci anche l'epidermide che ci copre e ci protegge, di spiarci come se fossimo dei Totò Riina della Bassa, abbiate il coraggio di distruggere dalle fondamenta lo Stato assistenzialista. Si può garantire la tutela della fragilità anche in presenza di un liberismo illuminato. In ultimo, Professore, mi rivolgo a Lei permettendomi di suggerirLe di andare adagio con il pressing sugli italiani, perché questi ultimi sono davvero logori di Lei e dei suoi metodi; come sa bene, i cambiamenti avvengono nel corso di decine di anni: a Lei va il merito di aver tracciato una strada (già peraltro, a mio avviso, ampiamente iniziata dal Governo precedente) che porta ad una modificazione delle architetture mentali della gente nei confronti della cosa pubblica; si fermi qua, abbia fiducia negli italiani e nel popolo degli autonomi in particolare se non vuole che l'eccessiva instabilità sociale di cui Lei è il regista e l'attore protagonista non Le esploda tra le mani come un Lambrusco d'annata.

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