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Sprechi della cooperazione internazionale.

Egregio Direttore, mi riferisco all’articolo di Franco Bechis del 29 novembre u.s. , con il quale è stato aperto uno spiraglio sugli sprechi connessi con la cooperazione internazionale. La legge nr.49/1987 consente solo alle ONG accreditate ( cresciute come i funghi in autunno) di presentare progetti, di ricevere finanziamenti , di attuare poi interventi di facciata. Spesso si tratta di progetti fumosi , senza obiettivi concreti da raggiungere, che non recano alcun vantaggio sia a chi riceve queste forme di pseudo aiuti sia al nostro paese che da questi interventi internazionali dovrebbe trarre una ricaduta positiva di immagine. Quando si interviene a favore di paesi bisognosi di interventi occorre fare sistema in modo che ne esca rafforzata la credibilità del paese intero, che serve anche di promozione per le nostre imprese. Il coordinamento è una attività che le ONG, generalmente, rifuggono per garantire la loro indipendenza d'azione che spesso si traduce in realizzazioni che restano cattedrali nel deserto o che non portano ai risultati sperati da chi, in buona fede, le ha sostenute. Come cittadino mi piacerebbe sapere quanti controlli vengono effettuati sui progetti effettivamente realizzati che potrebbero essere stati economicamente gonfiati a fronte dell’effettivo impegno sul terreno. Le regioni , poi, sono anche esse deputate a finanziare progetti di cooperazione internazionale cosi detta "decentrata". Ognuna si inventa qualcosa pur di spendere i quattrini del contribuente con progetti molto discutibili che alcuni organi di stampa in passato hanno denunciato. Forse sarebbe il caso di metterci il naso un po’ più in profondità e fare luce su un andazzo che , ancora una volta , mette lo spreco come condizione abituale dell’ agire. Giovanni Ridinò

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