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Religiosità e fede

Quando non intinge la sua mirabile penna interamente nel veleno Maria Giovanna Maglie è ancora più lucida, efficace e sorprendentemente, almeno per me, autentica voce di fervente religiosità. Alla faccia di chi professa od ostenta professione di fede che, gratta gratta, è professata di facciata o, peggio, ostentata per calcolo e tornaconto comunque becero, per quanto possa essere molto apprezzato. Fa specie piuttosto, e giungo al tema, che molto pochi siano quelli che si sono infervorati o indignati o accolorati sulla questione israeliana e sulla scandalosa decisione dell'Italia, come tecnicamente governata pro tempore, di votare a favore della “osservatrice” Palestina, superbamente narrata, appunto, dalla Maglie su Libero del 30/11/2012, pagine 1 e 19. Dovrebbero discutere di ciò i politici più sagaci, non delle primarie o di altre quisquilie o bazzeccole più o meno utili solo al nulla e alla sempre più evidente professione di fede nichilistica che quelli in scena oggi invece pare prediligano. Dovrebbe farlo soprattutto chi ancora vuole essere o vuole ostinarsi ad essere leader del centrodestra. Denunciare pubblicamente la cambiale onorata anticipatamente, con l'evidente scopo di un bis, da un governo a guida tutt'altro che tecnica, per lo meno non nella accezione ipocrita che ancora si vorrebbe continuare a dare al termine, oramai insulso tanto è stato malamente utilizzato. Votare l'ingresso della Palestina significa – per l'Italia di professata fede e di rigorosa religiosità cattolica, quella che sta sempre con i più deboli ed i perseguitati – scegliere la pagana liberazione di Barabba e non del Figlio di Dio, Uno e Trino. Significa rinnegare uno dei pochi esempi di saggia democrazia compiuta realizzatasi nell'imperialista Roma a.C. da Pilato, sia pure criticabile di avere voluto solo deresponsabilizzarsi personalmente. Ecco che allora le parole che un giorno si e l'altro pure il presidente del consiglio spende per far ricadere ogni colpa dell'attuale disastroso quadro socio-economico-politico italiano ai suoi precedessori e alle precedenti legislature, con maggiore adebbito,“ovviamente”, a quelle dell'ultimo ventennio, d'incanto disvelano la loro assoluta insignificanza sostanziale, pur se per molti aspetti condivisibile e giuste, ad esclusione dell'unica valenza interpretativa attribuibile alla volontà di chi le pronuncia, con il senno del dopo pro-Palestina, che è quella a mio avviso di continuare a tenere le mani in pasta con un bis, magari senza neppure chiederlo non solo al popolo italiano ma all'intero arco costituzionale partitico attuale, senza assunzione di responsabilità proprie e dirette. Se i politici e i partiti non sanno cogliere i temi davvero cruciali dai quali potere continuare a operare e vivere per davvero, qual è senz'altro quello medio-orientale e israelo-palestinese in particolare, allora vuol dire che si è scelto, in modo miope e poco lungimirante, di sostituire la Croce con una crocetta qualsiasi, tanto per potere continuare a illudersi – non ad illudere – di operare e vivere ancora. Mi auguro che la maggioranza del popolo italiano, ahimè! come scritto silente e silenziosa sul tema in questione nelle rappresentanze politiche istituzionali, risponda in una sola maniera: astenendosi dal votare. Solo così le rappresentanze politiche, anche se dovessero diabolicamente decidere per un bis tecnico, non saranno tali, con tutto quel che ne conseguirà di male e non certo perché si fa affidamento o si confidi nella giustizia italiana. I miei sempre più convinti complimenti alla ottima Maria Giovanna Maglie, anche per la sua sopreprendente sagacia, almeno per me. La religiosità non coincide con la professione di fede, per quanto ostentata o dichiarata o praticata. Luigi Antonio De Lellis

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