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Attenti a non far sentire l’assenza dello Stato ai militari e ai corpi di polizia

Il rappresentante UE al Consiglio di sicurezza dell’ONU si manifesta profondamente preoccupato ”da uno specifico caso di inosservanza dei principi di base della legge internazionale, riguardante lo status del personale militare in servizio attivo in una missione ufficiale di antipirateria”. E l’Italia è ancora lì che attende… fiduciosa. E se il responso sarà di condanna? L’Italia Attende!? Per chi indossa o ha indossato l’uniforme questa vicenda appare assolutamente insopportabile. Temporeggiare sembra che sia la parola d’ordine. Se per i tempi della politica italiana il periodo di detenzione in India di due marò è ragionevole al punto che possiamo attendere ancora, si sono mai chiesti questi signori quale è il pensiero degli stessi prigionieri, dei loro familiari e degli italiani in divisa? Il complimentoso dialogo diffuso recentemente in televisione tra i Marò e i vertici della Marina ha soltanto valore propagandistico, poiché i militari per apparire davanti alle telecamere e ai microfoni devono essere autorizzati e preventivamente istruiti su cosa devono dire. Analizziamo lo status di militare. I cittadini in uniforme al servizio del Paese prestano giuramento di fedeltà e non possono rifiutarsi di eseguire gli ordini loro impartiti. Appartiene agli insegnamenti basilari ricevuti da ciascun comandante tutelare, difendere, salvaguardare e proteggere i propri uomini da provvedimenti di superiori non inseriti nella diretta catena gerarchica di comando del soldato oggetto di potenziali provvedimenti a suo carico. La più scrupolosa e severa valutazione del caso spetta, infatti, a colui che meglio di ogni altro conosce l’individuo e può istruire nel modo più appropriato il fascicolo disciplinare, la difesa o l’accusa che, se penale, appartiene alle competenze della Procura militare italiana. Questo procedimento garantisce a ciascun militare il più giusto equilibrio tra doveri e diritti, sentendosi tutelato dall’Istituzione stessa alla quale è obbligato a dare il massimo delle proprie energie con prontezza e professionalità sino all’estremo sacrificio. Si sappia che a volte basta l’incapacità di un solo comandante per demotivare un valido militare, figuriamoci se dovesse essere lo Stato a deludere, demotivando, le proprie Forze Armate. Cosa potrebbe accadere nella collaudata macchina militare quando questa catena gerarchica e funzionale si dovesse interrompere lasciando che uno Stato straniero subentri privando i nostri militari di quelle garanzie sancite dal nostro ordinamento e dalla stessa ONU che ne ha disposto la particolare missione di pattugliamento in acque internazionali? Può accadere l’irreversibile, e cioè che i nostri militari si possano sentire in pericolo,che possano perdere fiducia verso quello Stato che deve – non dovrebbe – tutelarli con ogni mezzo. Stiamo parlando di uomini determinati e animati da incomparabili valori che circolano nel loro sangue per tutta la vita, anche durante il periodo di quiescenza. Creare una falla nelle vene di questi italiani in divisa potrebbe far crollare quella qualità di servizio che va a garanzia dei compiti più impegnativi cui è chiamato il nostro Paese, in maniera sempre più pressante e delicata per gli equilibri tra Stati stranieri e missioni umanitarie e di pace. Riflettano i signori politici dei vari Ministeri. Guai a far perdere la fiducia dei militari italiani nei confronti dello Stato Italiano. Dopo la fiducia persa dagli italiani nei confronti della politica c’è da augurarsi che la formazione degli uomini e delle donne in divisa riesca a tenere duro in questo assurdo periodo di vuoto di politica nazionale e di incapacità a gestire ogni comparto del nostro Stato. E da questo crollo di ideali, di moralità e di amor di Patria sono da escludere tutti gli appartenenti ad ogni Arma e Corpo armato dello Stato, che con il loro quotidiano impegno sul campo fanno l’impossibile per garantire la sicurezza di tutti i cittadini, nonostante gli irresponsabili tagli praticati da questo Governo a danno della sicurezza delle città e della Nazione.

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