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Rigassificatore a Trieste

Caro direttore, ho letto le lettere di alcuni miei concittadini pubblicate nell’edizione di ieri che criticano la sua presa di posizione sul rigassificatore previsto a Trieste. MI ha stupito ancora una volta che si usino gli stessi argomenti espressi dalla Provincia di Trieste, dal Sindaco di Trieste, da quello di Muggia e, oggi, dal deputato Rosato in Parlamento che non hanno validità alcuna e sono stati suggeriti da persone che evidentemente non sono propriamente degli esperti in traffico marittimo. Mi riferisco in particolare all’asserzione che la presenza di un rigassificatore nella baia di Muggia ostacolerebbe qualsiasi sviluppo di altri terminali marittimi essendo incompatibili le navi metaniere con le altre unità da carico. Su cosa si basi questo ragionamento mi è del tutto incomprensibile. L’unico tratto in comune alla diversa tipologia traffico é rappresentato dal canale dedicato alla petroliere che non può evidentemente essere impegnato contemporaneamente da più di una nave. Dal momento che una grossa unità di carico impiega circa mezz’ora per percorrerlo, la sua potenzialità giornaliera, considerando solamente le ore diurne, è di circa 20 transiti, in uscita o in entrata, che farebbero circa 7.200 transiti all’anno. Attualmente le navi cisterna che usano il canale dragato sono circa 700 all’anno ed il numero di navi gasiere previsto in arrivo al rigassificatore e di circa 100 ogni anno con un totale quindi di 1.600 transiti (un sesto della capacità totale). Quale dovrebbe essere mai l’incremento del traffico previsto alla futura piattaforma logistica ed al terminale ro-ro per determinare dei problemi? Anche in considerazione che solamente le mega navi portacontenitori sarebbero obbligate a usare il canale a causa del loto pescaggio. Del resto, prima di avventarsi in ragionamenti tecnici basterebbe dare un’occhiata attorno e vedere cosa succede nel resto del mondo. Ci sono attualmente in funzione un centinaio di terminali GPL, la gran parte ospitati in strutture portuali, e non risulta che creino incompatibilità con il resto dei traffici marittimi. Per restare in Europa basterebbe citare i casi di Rotterdam e di Balcellona, rispettivamente il primo porto europeo ed il primo del Mediterraneo (con volumi di traffico centinaia di volte superiori a quelli di Trieste) ove i rigassificatori convivono tranqillamente all’interno del porto commerciale. L’ipotesi di favorire una stazione posizionata al centro del Golfo non ha solamente dei risvolti positivi. Considerando che attorno ad un rigassificatore off-shore bisogna stabilire una adeguata area di protezione (onde evitare eventuali collisioni da parte di altre navi in navigazione) si determinerebbe una forte limitazione delle aree già ristrette del Golfo di Trieste con conseguenti ripercussioni sulla pratica del diporto e sull’attività di pesca. I forti venti ostacolano inoltre maggiormente l’attività in mare aperto rispetto a quella svolta in un porto protetto. Gianfranco Badina

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