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il fisco fa paura

“Sono un ingegnere di 63 anni.Per tutta la vita ho lavorato sempre e solo come dipendente.Nel 2004 l'azienda nella quale ero impiegato entrò in crisi irreversibile e mi trovai prima in cassa integrazione e poi in mobilità (ultimo assegno a fine 2007). Non essendo riuscito a trovare un lavoro, quando nel 2009 mia moglie (professoressa alle medie) é andata in pensione, abbiamo attuato il nostro piano per"resistere"fino al maturare dei requisiti per la mia pensione (65 anni prima e 66 adesso).Azzerate tutte le utenze superflue ed eliminate tutte le spese possibili, abbiamo chiuso casa e ci siamo recati con la nostra imbarcazione (a vela di m10,50 dell' anno 1984) a Monastir in Tunisia. Da allora abbiamo molto affinato la capacità di vivere in barca facendo bastare l'unica entrata di famiglia: la pensione di mia moglie. Ma qui viene il bello...Si fa per dire. Nel giugno 2011 l'Agenzia Delle Entrate mi ha chiesto di compilare un questionario per verificare la congruenza fra il mio tenore di vita ed il mio reddito dichiarato.Mi sono reso immediatamente disponibile con ingenuo entusiasmo.Mi trovavo all'estero ma, con l'attuale tecnologia, non mi é stato difficile mettere insieme in modo soddisfacente tutte le informazioni richieste.Alla fine, con deprimente indignazione,mi sono visto recapitare un documento delirante nel quale, oltre alla pretesa di alcune decine di migliaia di euro da versare subito, venivo offeso come “evasore”.A nulla sono servite le telefonate nelle quali lamentavo il fatto che la mia fosse una situazione semplice da gestire: la mia età, il periodo di cassa integrazione, il periodo di mobilità, il mio licenziamento, la pensione di mia moglie, il fatto che mi trovavo all'estero. . . Tutto coerente con quanto dichiaravo e, soprattutto, con la situazione economica ben nota (non si fa altro che parlare di chi perde il lavoro a 57 anni in Italia).Sembrava di parlare col muro.Ho quindi deciso di accettare l'accertamento con adesione.Mi sono sobbarcato le spese necessarie per rientrare ( e per vivere) in Italia al fine di avere un incontro con questi signori per chiarire una volta per tutte la questione.Ci sono stati tre incontri nei quali mi hanno chiesto di dimostrare che non avevo avuto redditi.In realtà non vi é stato alcun accertamento.Nessuna contestazione.Nessuna interazione...Di fatto é stato un monologo alla conclusione del quale sono stato informato che per loro l'accertamento si era concluso con esito, per me, negativo.Dovevo pagare 27.000 euro.Unica possibilità, presentare ricorso (con obbligo di farsi assistere da un commercialista). Ho fatto ricorso (costo 4.000 euro).La commissione non ha preso in esame nessuno dei fatti da me presentati come prova della mia correttezza.Nelle motivazioni della sentenza (fanno inorridire per la superficialità che che mettono in evidenza), si dice semplicemente che, in realtà, l'imbarcazione é un po vecchia: il ricorso viene quindi parzialmente accolto e mi viene concesso uno sconto (?). La condizione di contribuente onesto, con l'Agenzia Delle Entrate, é di fatto indifendibile. Il commercialista mi ha detto che vuole valutare attentamente se presentare appello. “La situazione é tale che potremmo finire dalla padella nella brace.” Questi fatti sono devastanti per me e la mia famiglia. Ciò che si prova é simile a quello che provano le persone che si trovano alla mercé di malviventi: a nulla serve la ragione. . . Conta solo la forza bruta. E vi garantisco che la forza bruta del fisco fa paura.

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