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Povero Alfano !

Gentile Direttore, non passa settimana che l’on. Alfano non riceva uno “schiaffo” dall’on. Berlusconi. Non si capisce come possa resistere a continue umiliazioni, ad attacchi alla sua dignità. Immagino avesse messo in conto che, essendo stato “nominato” Segretario del PdL dal Presidente e non “eletto” da un congresso regolarmente convocato, non avrebbe avuto autonomia decisionale, né autorità, ma sarebbe stato sempre soggetto alle bizzarre decisioni del Cavaliere. Ma c’è da chiedersi se il prezzo di questa nomina non cominci ad essere troppo elevato. Sia Alfano che Renzi, definiti entrambi “cavalli di razza” sono cresciuti nelle file dei giovani popolari (seguaci di Martinazzoli, cioè nel PPI) e anche se sono poi approdati su sponde opposte hanno radici politiche comuni. Ma ciò che maggiormente salta all’occhio è il temperamento dei due completamente diverso, uno combattivo che non ha avuto paura di contestare l’apparato del partito, l’altro invece che “non muove foglia che Berlusconi non voglia”. L’on. Alfano è prigioniero dell’investitura ricevuta dall’alto che, come tale, non gli dà forza, anzi lo rende debole nei confronti dei colleghi di partito. Infatti, l’autorevolezza di un Segretario di partito discende dall’essere stato votato a maggioranza dai partecipanti al congresso e non dall’essere nominato dal capo carismatico che non manca peraltro di interviene “a gamba tesa” (per usare una metafora calcistica). Dire che il PdL è in difficoltà è un eufemismo in quanto è un partito in “liquidazione” e il responsabile è lo stesso fondatore per vari motivi, non ultimo l’atteggiamento che ha tenuto nei mesi più recenti durante i quali ha dichiarato di voler fare un passo indietro salvo poi dire il contrario i giorni a seguire, facendo vivere il partito in una sorta di situazione schizofrenica. Ormai nel PdL vi sono i fedelissimi “nanetti” (che con le proprie gambe farebbero ben poca strada) che sperano di poter mantenere il comodo quanto immeritato “seggio-lone” rifugiandosi sotto l’ala del Cavaliere, i non pochi “supernanetti” (gli opportunisti che, se non rieletti, dovrebbero cercarsi un lavoro per campare) i quali non avendo il coraggio di esporsi, stanno alla finestra per vedere su quale carro converrà saltare e quelli che hanno detto “basta” e, giustamente, hanno abbandonato il partito facendo altre scelte. Tra gli elettori del PdL penso esista una situazione similare e cioè, tolti i pochi “fedelissimi”, dai sondaggi risulterebbero molto numerosi quelli delusi e quindi orientati verso altri lidi, in particolare verso l’astensione. Nella gran parte degli ex elettori del PdL alla grande delusione si aggiunge stanchezza, indignazione, per non dire “rabbia”, per essere stati presi in giro e quindi sono elettori difficilmente recuperabili. Forse l’on. Berlusconi non si rende conto che sta spianando non una strada, ma un’autostrada, alla vittoria elettorale dell’on. Bersani. Aver dilapidato in soli quattro anni un bacino elettorale quale quello del 2008, costituito da coloro che si sentivano alternativi alla sinistra, ritengo sia stata un’impresa da Guinness dei primati, una colpa politica molto grave, imperdonabile. Gianni Porzi, casalecchio di reno (bologna)

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