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Il coraggio contro la paura, la Politica contro la tecnica: Berlusconi leader degli Italiani liberi

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Mentre nel resto del mondo ogni Nazione persegue gioiosamente, nel quadro del mercato unico globale, l’interesse del proprio popolo, in Europa ha preso forma una trama diabolica, dove popoli, nazioni e interessi vengono demonizzati in nome di un “sapere” superiore, quello dei tecnici europeisti, a cui tutto e tutti dovrebbero soggiacere. Il bipolarismo che caratterizzerà le elezioni 2013 sarà quello tra il coraggio e la paura, tra il Popolo e la Tecnica, tra la Democrazia e la Burocrazia, tra la chiarezza dello schema “Nazione” e le mostruosità europeiste (euro-a-17, UE-a-27, moneta senza popolo, Banca Centrale senza Stato, Parlamento senza reali funzioni, etc.). Così interpretata, la campagna elettorale per le Politiche 2013 vede – si può riconoscere nettamente sin da ora, al di là delle coalizioni e degli apparentamenti che verranno - due soli schieramenti in campo: uno, quello guidato da Silvio Berlusconi, che, grazie anzitutto alla personalità (legata ai trionfi - di imprenditore, di editore, di costruttore, di presidente del Milan - dell’uomo) del suo leader, ha la forza e il coraggio di dare ordini ai tecnici (“l’esperienza del governo Monti è conclusa”, ha dichiarato il segretario del Pdl) e intende ricollocare il Popolo “sopra” i burocrati e la Nazione Italiana “sopra” le tecnostrutture che essa stessa ha creato; l’altro, formato da tutti coloro che, anche per un’insicurezza personale legata al proprio vissuto fatto di piccoli passi e piccole trame entro il gregge, si rivolgono ai tecnici con soggezione, con paura e a bassa voce. Se vincerà il popolo, dopo l’esperienza Monti si potrà e dovrà dire conclusa l’esperienza europeista e l’Italia tornerà a svolgere il proprio ruolo nel mondo e nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, al pari di tutte le altre Nazioni. Se vinceranno gli altri, imprenditori e lavoratori italiani devono sapere che l’agenda politica del loro Paese sarà scritta dalla mano straniera dei tecnici di Bruxelles. In entrambi i casi il futuro dell’Italia sarà da scoprire, ma in uno solo dei due casi ai nostri figli, e alla memoria dei nostri padri, potremo dire che questo futuro ci siamo presi la responsabilità di costruirlo noi.

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