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lettera appello a tutti gli ospedali abortisti

" Son morto che ero bambino/ son morto con altri cento/ passato per un camino/ e ora sono nel vento. Questo è un appello scritto sotto forma di lettera indirizzata a tutti i responsabili sanitari e non degli Ospedali e delle cliniche di tutta Italia dove si eseguono gli aborti, affinchè si cessi di sopprimere bambini con questi deprecabili interventi. Noi volontari dei movimenti per la vita chiamiamo gli ospedali e le cliniche dove si eseguono gli aborti "le fabbriche degli angeli", perché tutti i bambini uccisi con questi interventi sono angioletti che pregano per i loro genitori, per chi li ha uccisi e per tutti noi che con il nostro egoismo e la nostra indifferenza non abbiamo saputo accettare la sfida della vita. Ricordo a tutte queste persone che la gravidanza non è una malattia da curare, bensì una risorsa e un bene in se’ e per l’intera collettività. Dovrebbero quindi spiegare perché i soldi dei contribuenti debbano servire non per curare una malattia, ma per uccidere bambini indifesi nel caldo ventre delle loro mamme, ma questo non riusciranno mai a farlo, perché davanti all’orrore si perdono le parole, o forse per la troppa vergogna che provano nel contribuire ad una legge che lo consenta. Ricordo loro inoltre che per legge nessun ospedale o clinica è obbligato ad eseguire aborti ed è triste quindi pensare che si possano far quadrare i bilanci con interventi atti a dare la morte anziché la vita. E poi mi chiedo: "ma che razza di uomini sono quelle persone che si accaniscono su bambini innocenti"? Viene poi spontaneo chiedersi con che coraggio queste persone quando tornano a casa riescano a guardare i loro figli negli occhi, quando hanno appena contribuito attivamente o meno a uccidere i loro fratelli, bambini che potevano giocare con loro e che come loro avevano lo stesso diritto di vivere, ma che ora non ci sono più. Ma queste persone non si rendono conto che stanno contribuendo a costruire un futuro in cui i nostri figli e i loro, che si sentiranno dei sopravvissuti all’aborto, si riterranno a loro volta legittimati a eliminare i propri genitori se malati con l’eutanasia? D’altronde, come si suol dire, "si raccoglie quel che si semina". Tutte queste persone dovranno però rendere conto di questi delitti contro la vita, quando, come a Caino Dio domanderà loro "che cosa avete fatto al vostro fratello Abele". A loro infine si può dire con verità quello che disse Gesù sulla croce " Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno". GIORGIO CELSI: Vicepresidente associazione NO 194 per nuovo referendum abrogativo della legge 194 in materia di aborto

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