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Storia di un naufragio, lettera aperta a Silvio Berlusconi

Egregio Cavaliere, Nel pieno dell’attività del Suo governo, Lei ha tirato i remi in barca e ha lasciato i "marosi legnami" tra le mani e le braccia del Professore. Nulla di grave se su quella barca non ci fossero stati i "Cittadini". Lei si è riparato nella calma del Suo porto, osservando quella specie di barca, tanto da divenire zattera, lottare contro onde mosse da uno Tsunami senza eguali. Oggi, Le è tornata la voglia di salire su quella "zattera" dove l’assetato "equipaggio", il Popolo Italiano, è senza forze, allo sbando più totale. È come se il comandante Schettino decidesse di tornare sulla Costa Concordia per volere degli stessi crocieristi di quella tragica notte. La cosa è impensabile, irrealizzabile quanto assurda. Ciononostante, Lei, signor Presidente, vuol tornare su quella nave. I tempi degli "inchini" sono finiti, non lo dimentichi. Per il Suo bene e per quello, soprattutto, del Popolo Italiano. Che Dio La illumini e che Dio ci assista. "Non torni a bordo, cazzo!" ...."dal Salotto di Bartolo Fontana"

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