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Monti,draghi e Goldman Sachs

Gentile Direttore, I tempestosi avvenimenti di questi giorni e le variopinte esternazioni che hanno seguito le annunciate dimissioni del prof. Monti ed, in particolare, le apocalittiche previsioni delle reazioni che avranno in questa settimana i mercati per aver l’Italia rinunciato (per una manciata di giorni rispetto al previsto sic!!) ad essere governata da un referente credibile sul piano internazionale, mi hanno portato a riflettere sull’abisso in cui versa la nostra “democrazia di facciata”. La politica ormai – nel nostro Paese forse più che negli altri – condotta al guinzaglio come un cagnolino dal mondo degli affari, dai mercati e dalle banche. I governi non governano il mondo a meno che a capo degli stessi non ci sia chi abbia l’opportunità – per vissuto precedente e per una fitta rete di rapporti con i soggetti che condizionano i mercati – di utilizzare a vantaggio del proprio Paese anticipatamente orientamenti e tendenze speculative di sempre più incontrollabili mercati. Ed allora, carissimo direttore, quando ieri sera ho sentito il capo dello stato proferire solennemente quel “vedremo come reagiranno domani i mercati” , non nego di aver provato preoccupazione per il fatto che ad una già pesante contingenza politica ed economica si possa poi aggiungere – in una visione egoistica e personale di conquista del potere – uno strumentale condizionamento dei mercati che finisca per pesantemente influenzare le imminenti difficili scelte che saremo chiamati a fare nelle urne elettorali. Tutto ciò ha richiamato alla mia mente un articolo letto sul “Fatto quotidiano” che di seguito ti riporto, articolo che, ove fosse veritiero dovrebbe far riflettere, al di là degli schieramenti, i cittadini tutti che occorre – se si tiene realmente a mantenere in piedi un assetto libero e democratico – non farsi condizionare da tam tam mediatici veicolati e dalle stucchevoli prediche quotidiane degli imbonitori di turno, ma ragionare con mente aperta su tante informazioni di cui, grazie a internet, possiamo disporre. Non credo che per risollevare le sorti di una politica la cui credibilità è ai minimi storici serva rivolgersi a uomini che, per esperienza di vita professionale, abbiano avuto prevalentemente a che fare con banche, spread e mercati. Abbiamo bisogno di economisti non di finanzieri. Tutti ricordiamo Luigi Einaudi, uno dei padri della Repubblica, la sua attività accademica e pubblicistica incentrata su alti studi di economia. Mai un coinvolgimento diretto o indiretto in attività finanziarie che avrebbero potuto condizionare la sua attività politica. Questi erano gli insegnamenti impartitici dai nostri “Padri”. Ed a questi dobbiamo richiamarci se vogliamo salvarci. Vive cordialità Bruno Barra Goldman Sachs, il lato ombra di Draghi e Monti Il fatto quotidiano blog di Enzo Di Frenna | 11 novembre 2011 Più informazioni su: Goldman Sachs, Mario Draghi, Mario Monti, Servizio Pubblico, Spread, Stati Uniti. Nei giorni scorsi Le Monde ha scritto che la Goldman Sachs rappresenta il lato ombra di Mario Draghi, ex governatore della Banca d’Italia e attuale presidente della Bce. Alla lista va aggiunto anche Mario Monti. Vediamo perché. La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi. Ha detto la verità il trader indipendente Alessio Rastani, prendendosi gioco della Bbc e rilasciando un’intervista in cui dichiarava che “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo”. Nel film Inside Job, del regista Charles Ferguson, la banca d’affari risulta tra le protagoniste della crisi economica innescata nel 2008 negli Stati Uniti. In questo lungo post sul mio blog trovate la storia completa. Ma è interessante notare come gli uomini della Goldman hanno ricoperto incarichi importanti nell’amministrazione Usa, arrivando a ruoli di primo piano. Durante l’amministrazione Clinton l’ex direttore generale della Goldman Sachs, Robert Rubin, divenne sottosegretario al Tesoro. Nel 2004, Henry Paulson, amministratore delegato dalla Goldman, fece approvare alla Commissione dei Titoli e Scambi un aumento dei limiti sul rapporto di indebitamento, permettendo alle banche d’investimento di avere ulteriori prestiti da utilizzare per manovre di speculazione. Nel 2005 Raghuram Rajan, capo economista del Fondo Monetario Internazionale (2003-2007) pubblicò un rapporto in cui annunciava il rischio che le società finanziarie, assumendo grandi rischi per realizzare enormi profitti a breve termine, avrebbero potuto far collassare il sistema economico. Nella prima metà del 2006 la Goldman Sachs vendette 3,1 miliardi di dollari di Cdo e in quel periodo l’amministratore delegato era proprio Henry Paulson. Il 30 maggio 2006 George Bush lo nominò segretario del Tesoro e fu costretto a vendere le sue azioni della Goldman, intascando 485 milioni di dollari (e grazie a una legge di Bush padre non pagò nessuna tassa). Nell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di m…”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura. Purtroppo anche Barack Obama ha confermato il potere della banca d’affari. Il nuovo presidente della Federal Reserve Bank di New York (principale azionista della Fed) è William Dudley, ex capo economista della Goldman (che nel 2004 lodava i derivati). Capo del personale del dipartimento del Tesoro è Mark Patterson, ex lobbista della Goldman Sachs. A capo della Cfct si è insediato Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs che aiutò ad abolire la regolarizazione dei derivati. Anche in Europa la Goldman manovra da tempo. Nel 1999 la Grecia non aveva i numeri per entrare nell’euro. Quindi truccò i bilanci. Su Presseurope Gabriele Crescente scrive: “Nel 2000 Goldman Sachs International, la filiale britannica della banca d’affari americana, vende al governo socialista di Costas Simitis uno “swap” in valuta che permette alla Grecia di proteggersi dagli effetti di cambio, trasformando in euro il debito inizialmente emesso in dollari. Lo stratagemma consente ad Atene di iscrivere il ‘nuovo’ debito in euro ed escluderlo dal bilancio facendolo momentaneamente sparire. E così Goldman Sachs intasca la sua sostanziosa commissione e alimenta una volta di più la sua reputazione di ottimo amministratore del debito sovrano.” Ora torniamo a Mario Draghi. Dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs. Insomma: proprio nel periodo in cui in America le banche d’affari erano scatenate in manovre speculative e scavavano il baratro finanziario che si è materializzato nel 2008, trascinando il resto del mondo. Non sapeva nulla di queste tendenze l’economista italiano? Anche Mario Monti lavora per la banca d’affari: dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del “Goldman Sachs Global Market Institute”. Cioè dall’anno in cui si stava progettando la crisi economica mondiale, di cui parlerò in una conferenza gratuita. Queste informazioni, purtroppo, la stampa italiana le ha ignorate. Ma la Rete no. Durante la seconda puntata di Servizio Pubblico il blogger Claudio Messora ha spiegato il rapporto tra Mario Monti e la Goldman. E ha citato un articolo di Milano Finanza che – unica eccezione – ha rivelato il ruolo della Goldman Sachs nel rialzo dello spread dei titoli italiani in questi giorni. In pochi minuti su Facebook è cambiata l’opinione degli utenti all’interno di un sondaggio: prima volevano Monti presidente del Consiglio, dopo le rivelazioni hanno cambiato idea. E’ la prova che se l’informazione facesse il suo dovere avremmo meno lobby al potere e più democrazia.

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