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Siamo alla follia

L'altra sera ho seguito, attonito, parte dell'intervento di Berlusconi alla presentazione del libro di Vespa. Siamo alla follia. Nella sostanza: "Sono disposto a ritirare la mia candidatura e a guidare una maggioranza di centrodestra purché a premier si candidi Monti". Credo di non aver mai sentito qualcosa di più pazzesco. Oltre ad aver venduto la sovranità del proprio Paese, ad averlo strangolato con una tassazione delinquenziale, ad aver provocato una recessione che ha impoverito l'Italia al livello del dopoguerra, ad aver distrutto l'esistenza di interi settori della società (così, le prime cose che mi vengono in mente a ruota libera, e mi fermo qui solo per esigenze di spazio, perché l'elenco sarebbe infinito), Monti costituisce la personificazione della più convinta negazione di quanto appartiene a Berlusconi, è subdolamente colluso con tutti quelli che hanno demonizzato il Cavaliere e che hanno accreditato il teorema dell'Italia sul baratro per le incapacità di Berlusconi e per la sfiducia verso la sua persona da parte dell'Europa, nelle ripetute occasioni di autoincensamento del suo operato in discontinuità con il passato (e ne vediamo tragicamente i risultati) ha manifestato, con stile sobrio, la personale disistima verso Berlusconi ed il suo disinvolto atteggiamento nei confronti delle istituzioni. Credo che questo basti per significare la distanza che Monti ha voluto porre tra sè ed il suo predecessore. Non so quale sia stato l'effetto della frequentazione del Kenya, ma alla presentazione del libro di Vespa Berlusconi sembrava un'altra persona, anche nella fisionomia (ricordo l'impietoso ritratto di Pansa commentando l'aspetto del Cavaliere dopo un recente rientro in Italia: il volto di una mummia abbronzata, le pelle sembra di cuoio). A parte la nota di colore, certo è che le parole di Berlusconi lasciano letteralmente esterrefatti. Non faccio di mestiere l'indovino, quindi non so quale potrà essere il seguito. Ma tutto ha l'apparenza della follia.

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