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La prima sinistra

Il racconto della sempre eccellente, perché graffiante come una tigre, Maria Giovanna Maglie centra il punto, quello che pare non piaccia sia sovraesposto televisivamente a un nuovo leader politico quasi extra lusso. Ecco che allora la meraviglia per mancanza di vergogna da parte dell'Autrice, principale attrice del racconto ieri 14 dicembre 2012 pubblicato (pagg. 1 e 11), raccontata in tal modo dalla predetta libera giornalista segna come un graffio che nessun chirurgo plastico sarà mai in grado, a mio avviso, di eliminare. Ottima Maglie. E' fuor di dubbio infatti, dubbio inesistente per oggettiva impossibilità di sua proposizione, per lo meno in ambienti cotanto altolocati e nobili come “Repubblica”, che una cosa pubblica possa essere riservata. Questa la ragione per la quale vergogna non può essere provata da una simile cosa, a prescindere da qualsivoglia ritorno. A prescindere anche dalla autoesaltazione di chi fa fatica ad accettarsi come debole, se non di carne, di sesso. A prescindere, inoltre, perfino da chi, con molta furbizia, del suo dichiarato pensiero debole ha tratto a sinistra il maggiore profitto di rappresentatività possibile in questo vecchio continente che si appella Europa. Alla faccia dell'idea sbandierata contrastante il sesso forte della Tradizione. Da amico del giaguaro, felino che cerco anche e più o meno fantasiosamente di emulare per quanto possibile in questo Paese gattopardesco, tuttavia contesto alla Maglie, anche letteralmente, l'epilogo del racconto. A mio avviso, senza alcuna intenzione di oltraggiare la tigre di carta in questione, senz'altro libera, certamente efficace come sempre anche quando graffia indelebilmente, l'epilogo della norma non costituente notizia che vuole tutte di qua quelle deboli, di sesso e di carne, subisce eccezione che diviene a sua volta norma ristabilendo, senza alcuna distinzione tra di là o di qua, giusto perché ogni caso è (dovrebbe esserlo) a sé stante, piena giustizia terrena. E l'eccezione si trova nella Tradizione: la prima, quella che non poteva stare, anche volendolo, né di là e né di qua, né a sinistra e né a destra, si chiama(va) Eva, figlia di Dio per chi crede in Lui. L'appena indicata eccezione diviene così norma, in terra e per gli uomini, allorquando ogni prima può essere eccezione, con salvezza delle seconde e di tutte le successive. Peccato, tuttavia, che Dio non è uomo anche se si è fatto Uomo. Per ognuna a cominciare dalla prima ovviamente. Tutte uguali, dunque, lo scrivo alla cara tigre di carta Maglie, come gli uomini lo sono per tutte. Salvo eccezion...e, naturalmente. Voglio infine precisare chiaramente che il racconto pubblicato de De Gregorio è stato per me lo spunto delle cose appena innanzi scritte, absit iniuria verbis, anche perché trovo non appropriato ricorrere alla Tradizione, così scomodandomi e scomodandola, per commentare il soggetto principale del racconto in questione. Piuttosto e semmai la patata, ove sia bollente per davvero, è di Tarzan, scartato perché non cita chi pretermettendolo sceglie con concitazione. Offritegli una Liana, poverino. Mi fa pena quasi come – se non più – del pensiero debole. Tradito e abbandonato in questa giungla politica, priva di liane dunque, dovrà vedersela da solo contro i più feroci felini presenti in loco. Gli auguro di trovare compagnia adeguata, come stesse assieme a tutte contemporaneamente. I tecnici, o sedicenti tali, sono avvisati. Se non vogliono capirlo, se vogliono continuare a godere con tutte, idealmente sia beninteso, dovranno provare che la prima è figlia di Essi. In comune come alla guida della Repubblica Italiana! Siano prima Beati e poi Santi, tali Tecnici. In nome del popolo italiano che li elegge. Non di un continente vecchio anche se appena nato, politicamente parlando. Cose di questo mondo. Tutte con tutti. Restiamo d'intesa così Maglie? Auguri.

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