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Oscar Niemeyer: "Io, invece, non lo conoscevo bene"

Gentile Direttore , Chi scrive è un vostro assiduo lettore, che condivide ampiamente la linea del vostro giornale, sin da quando, universitario diciannovenne a Firenze, nel 1974, leggeva con ammirazione gli articoli dell’ Illustre Indro Montanelli , in un contesto sociale e politico da dimenticare. Ciò detto, con la presente , mi permetto di avanzare qualche nota di dissenso rispetto a quanto si legge nel quotidiano da Lei ottimamente diretto, nell’articolo del 07/12/2012 a firma di C. Langone sull’architetto Oscar Niemeyer, nella circostanza dell’avvenuta scomparsa. Premetto che l’articolo in argomento non poteva e non doveva essere necessariamente elogiativo, giacchè l’architetto, in aperto contrasto con i dettami, ritenuti troppo rigidi, del razionalismo europeo, non sempre ricevette la dovuta attenzione da parte della Critica, soprattutto quella fortemente orientata a sinistra (che sapeva della Fede politica di Niemeyer ma ne contestava la libertà espressiva) pur nella consapevolezza che già dal 1942 l’architetto fosse “.. universalmente noto”, volendo citare testualmente il Prof. L. Benevolo. Tanto premesso, non si comprende come,l’estensore dell’articolo, conoscendo l’Autore scomparso attraverso le opere, si sia soffermato sull’edificio Mondadori di Segrate, opera poco rilevante, evidenziando tra l’altro quasi esclusivamente la non felice localizzazione dell’edificio, per poi altro non dire o quasi in merito all’edificio (che ripeto non è fra le migliori realizzazioni) prima di liquidarlo con quattro parole del tipo “ immane “ e “ terribilmente fuori luogo”.Voglio dire, partendo da motivazioni critiche anche severe si poteva argomentare in modo diverso ed articolato, con dei raffronti con opere realizzate in luoghi e tempi differenti e quindi più compiutamente. L’autore dell’articolo, pare sia stato di tutt’altro avviso, infatti, dopo avere riportato un’opinione critica più autorevole su Niemeyer, avvia alla conclusione il suo intervento limitandosi a definire l’architetto scomparso come un costruttore di non luoghi ( esattamente come avveniva a Berlino o a Dusseldorf fra il ’57 ed il’60 ad opera di architetti come A. Aalto, per esempio ), ma senza mai richiamarne alcune delle tappe fondamentali della vita professionale; per esempio non fa riferimento alcuno del fatto, tra l’altro presente nelle schede biografiche nell’ambito dello stesso servizio, che Niemeyer abbia avuto un ruolo di primo piano all’interno di quel gruppo selezionato di architetti di fama mondiale, fra cui Le Corbusier, incaricati di predisporre il progetto del complesso dell’O.N.U. a New York nel 1947, quando gli edifici di Brasilia appartenevano ancora ad un periodo successivo. Nulla si dice inoltre, e siamo ai giorni nostri, dell’influenza esercitata su Santiago Calatrava e Felix Candela, piuttosto evidente, nel noto complesso polifunzionale di Valencia ,in Spagna, come non si accenna minimamente al fatto che Niemeyer sia stato tardivamente insignito del premio Pritziker nel 1988, né, come oggettivamente riconosciuto, che le sue opere non soffrano di alcun tipo di contaminazione ideologica (ovvero prive di ogni riferimento al corredo scellerato e retorico di forme ed espressioni sempre ricorrenti nei regimi comunisti e totalitari in genere), contrariamente ai tanti esempi di cui l’Europa è purtroppo piena. Sulla Cattedrale di Brasilia, citata nell’articolo, si poteva dire sicuramente tanto, ma proprio tanto altro. Sgomenta infine la conclusione del servizio, per i toni quasi compassionevoli , nei confronti del celebre architetto, ingenerando, al di là possibilmente delle reali intenzioni dell’Autore, l’impressione che siano stati valicati i limiti di una ragionevole prudenza - ( “Avrei voluto essere più critico nei suoi confronti, ma in casi come questi come si fa ad infierire?Morire a 104 anni abbondanti ….”) -. La ringrazio, Sig. Direttore, dell’attenzione che vorrà concedere a questo scritto. Comiso 14/12/2012 Dott. Antonio Cilia – arch.

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