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La casta non si tocca, sconti no ammessi!!!

Il Procuratore della Repubblica di Palermo Dr. Messineo ha toccato la “CASTA”. Questo non si fa!!!! Ci si può amaramente pentire!!!! Nell’anno 2008 Il capo della DIA di Palermo Dr. Messineo dispose la perquisizione di alcuni uffici della Suprema Corte di Cassazione; recentemente la Procura della Repubblica di Palermo, diretta dal Dr. Messineo ha “intercettato incidentalmente” Il Presidente Napolitano. Questo pare troppo: “oggi” il Dr. Messineo viene indagato per aver rivelato indagini penali a chi non doveva (secondo i mass-media). Personalmente ritengo che la pubblicazione di intercettazioni, indagini, accuse penalmente rilevati vadano pubblicate sempre e sul conto di tutti, nessuno escluso; nel momento in cui la/le notizia/e si dovesse rilevare errata ci dovrebbe essere la pubblicazione nella stessa pagina e con lo stesso spazio, dando comunicazione diretta anche alla persona interessata (alle volte ci si può ritrovare sulla cronaca senza saperlo, perché le persone “normali” non sempre hanno accesso a tutti i media). Il Presidente Napolitano “nel caso specifico” ha mostrato il suo vero volto, “la casta non si tocca”, specie se si ha il sentore di nobiltà ( in Inghilterra viene esercitato il “Common law”, detto in sordina per salvaguardare la nobiltà che si macchia di un reato), in Italia si dice che viene esercitato il civil Law, questo non è sempre vero, chi denuncia un reato alla Procura della Repubblica competente non sempre vede accolta la sua richiesta, perché la Procura può archiviare la denuncia, il danneggiato se informato può opporsi all’archiviazione, in seconda istanza la Procura della Repubblica può archiviare definitivamente la denuncia, anche se dalle indagini emerge la responsabilità del presunto reo, (salvo l’intervento del GIP, che raramente ribalta la decisione del P.M.) se il reo è parente di un giudice (o può arrivare al P.M. tramite parentele – amicizie-raccomandazioni ed altro ) l’archiviazione è quasi certamente assicurata (parlo anche per esperienza diretta). In questo caso specifico se il Presidente fosse stato una persona con la coscienza pura avrebbe lasciato correre, tanto i media avevano già pubblicato tutto quello che c’era da pubblicare. Ma un “presunto nobile” non può lasciar correre, porta il caso all’organo costituzionale ed ha “soddisfazione”. In un recente passato, intercettazioni o indagini coperti dal segreto istruttorio sul conto di personalità di un partito politico venivano puntualmente pubblicate da alcuni giornali e nessun magistrato o funzionario della Procura della Repubblica che conduceva le indagini è stato mai indagato (forse promosso ad incarichi superiori ). Il Dr. Messineo? Non lo vedo bene, perché la casta ha una mente elefantiaca e serve freddi i suoi piatti. Allego un’ un articolo tratto da internet “perquisita la Corte di Cassazione”. Inchiesta mafia – massoneria, perquisita la Cassazione Posted on sabato, settembre 20, 2008 by Tonin Bardhi | Leave a comment Su richiesta della Dda di Palermo, il 17 giugno scorso otto persone sono state arrestate in varie località italiane con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo a sistemi informatici e rivelazione di segreto d’ufficio. Tra gli arrestati Rodolfo Gracini, faccendiere con solide amicizie in ambienti politici ed ecclesiatici romani, Michele Accomando, noto imprenditore di Mazara del Vallo arrestato nel 2007 per mafia e condannato a 9 anni e tre mesi di carcere, Calogero La Licata, funzionario del ministero delle finanze in servizio ad Agrigento, Guido Peparaio, impiegato del ministero della Giustizia in servizio presso la cancelleria del seconda sezione della Corte di Cassazione e Francesca Surdo, poliziotta palermitana impiegata nella segreteria del direttore del Servizio centrale operativo della polizia di Stato. In manette anche gli imprenditori agrigentini Calogero Russello, 68 anni, in passato già indagato per mafia, e Nicola Sorrentino. Secondo l’ipotesi investigativa su cui si fonda l’inchiesta denominata “Hiram”, il gruppo, composto da alcuni elementi direttamente aderenti (come Accomando) o comunque vicini a logge massoniche, si adoperava dietro il pagamento di ingenti somme di denaro per l’insabbiamento di processi penali in Cassazione, al fine di far maturare i tempi di prescrizione. Tra le pratiche trattate, anche quelli di esponenti di spicco della mafia trapanese e agrigentina. Il costo di servizio si aggirava sui 20mila euro. Interessati al rallentamento dei procedimenti non sarebbero state solo famiglie mafiose ma anche semplici cittadini come Renato De Gregorio, ginecologo palermitano, condannato in appello per violenza sessuale e anch’esso destinatario di un provvedimento di custodia cautelare. L’inchiesta, è coordinata dai pm Fernando Asaro, Pierangelo Padova, sotto la guida del procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e dello stesso procuratore capo di Palermo Francesco Messineo. Tra gli indagati a piede libero anche Stefano De Carolis, Gran Maestro della Serenissima Gran loggia Unita d’Italia, e il sacerdote gesuita Ferruccio Romanin, rettore della Chiesa di Sant’Ignazio di Roma, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver scritto lettere indirizzate ai giudici finalizzate a condizionare il giudizio su alcuni imputati di mafia. Tra le persone per le quali si sarebbe speso il sacerdote anche Epifanio Agate, condannato nel 2002 a 18 anni per traffico di stupefacenti, figlio del capomafia trapanese Mariano Agate.

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