Cerca

Il PdL avrebbe dovuto candidare a Premier l'on. Martino, non Monti o Berlusconi

Gentile Direttore, ad una trasmissione televisiva ho sentito Vittorio Sgarbi affermare che aveva consigliato l’on. Berlusconi a candidare l’on. Antonio Martino, ma Berlusconi si sarebbe dichiarato contrario perché l’on. Martino è troppo avanti con l’età. E’ chiaro che questa motivazione non risponde a verità in quanto l’on. Martino ha sei anni meno del Cavaliere e ha tre mesi più del Sen. Monti invitato dall’on. Berlusconi a presentarsi a capo di uno schieramento di moderati (cosa poi si intenda per moderati, non è affatto chiaro). La verità vera è che il Cavaliere non potrebbe mai accettare come eventuale Premier l’on. Martino perché non sarebbe persona “condizionabile” essendo un liberale di vecchia data, persona di notevole cultura e politico di grande esperienza. Con l’on. Martino Premier perderebbe il controllo sia del partito che di un eventuale governo e ciò sarebbe inaccettabile per l’on. Berlusconi. Non è infatti un caso che nella compagine governativa formata nel 2008, l’on. Martino non ebbe incarichi, al contrario di quanto avvenne in precedenza quando fu prima Ministro degli esteri e poi Ministro della difesa. Evidentemente, certe posizioni politiche che “osò” assumere l’on. Martino non piacquero al Cavaliere e quindi fu messo in panchina (per usare una metafora calcistica che piace al Cavaliere). L’on. Berlusconi ama invece circondarsi di personaggi un po’ patetici, cioè di esecutori delle sue volontà, di fedeli servitori, di paggetti e/o nanetti ubbidienti fino in fondo e non ha alcuna rilevanza che siano invece persone di valore, di cultura, di spessore politico perché queste potrebbero avere autonomia di pensiero e mettere in dubbio il pensiero unico, cioè quello del capo-partito. E’ per questo motivo che il PdL è destinato a crollare come un castello di sabbia; così come è strutturato, con quella classe dirigente, non ha futuro. Ha ragione il giornalista Facci quando afferma che l’orologio di Berlusconi di è fermato al ’93, ripete le stesse cose di allora senza rendersi conto che in questi 20 anni l’Italia e gli italiano sono cambiati. Non può continuare a fare le stesse promesse che non è stato poi in grado di realizzare in nove anni di governo, dal ’94 al 2011. Non è riuscito nella tanto sbandierata “rivoluzione liberale” (nella quale molti italiani hanno ceduto), passi il testimone ad altri e non distrugga un partito al quale peraltro sta facendo vivere una situazione schizofrenica. Gianni Porzi, casalecchio di reno (bologna)

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog