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Lettera Aperta

Gentile Direttore, Sono un semplice cittadino italiano – orgoglioso di esserlo – che è inevitabilmente preda di scoramento vista la situazione di crisi attuale dalla quale non si intravede alcuna concreta via di uscita. Al tempo stesso resto un ottimista, convinto che la voglia, la forza, la passione e, perché no, le parole siano le armi per capovolgere uno stato di cose che attualmente ci vede tutti perdenti. Non voglio essere noioso né perdere il vostro tempo, quindi vengo subito al punto. È mai possibile – mi chiedo – che tutte le forze della cosiddetta società civile non provino a fare squadra e non organizzino una manifestazione pacifica, popolare e liberale, senza simboli o bandiere – se non quella italiana – per far comprendere a chi tiene il timone di questo Paese che la rotta che sta seguendo non è più tollerabile e non è certamente quella giusta? Non è con il drenaggio dei soldi dei cittadini e delle imprese che si rimetterà in piedi l’Italia o miglioreranno i parametri macroeconomici. Non sono tra quelli che scendono in piazza a manifestare ogni settimana per ogni ragione purché sia (al contrario), ma stiamo assistendo ad un indecoroso declino che le politiche attuali, soprattutto economiche, non riescono ad arrestare. Chi governa non ha capito, o fa finta di non capire, che se lo Stato non può più creare lavoro in prima persona allora l’unica soluzione è quella di permettere al privato di creare i posti di lavoro per capovolgere la situazione di dilagante disoccupazione e per consentire al privato di creare lavoro la ricetta consiste nell’incentivarlo, piuttosto che spremerlo con una tassazione avvilente. Chi governa fa finta di non voler capire che ha di fronte dei cittadini e non dei sudditi da massacrare, economicamente parlando, come se fosse il peggiore dei feudatari medievali. Chi governa sta tentando di tirare la corda il più possibile per verificare fino a che punto gli italiani possano essere tartassati senza che alzino la testa (e più chi ci governa tira la corda più diventa forte) e lo sta facendo nel modo più subdolo e volgare: mettendo le varie categorie sociali l’una contro l’altra per impedire che riescano ad essere unite. In questa ottica si inquadrano tutte le operazioni di vessazione al limite del terrorismo – lo dico senza timore alcuno – con cui si è ripetutamente violato il patto tra Stato e cittadini, tentando misure spaventose come la retroattività delle norme, introdotta una patrimoniale vera e propria (l’IMU), la nozione di abuso del diritto in ambito fiscale (e a me, come avvocato, questo termine fa paura), la convinzione che i cittadini siano tutti delinquenti a meno che non dimostrino il contrario. La scusa del rigore è, appunto, una scusa, se non si comprende che il rigore non può essere il fine, ma deve essere soltanto un mezzo per ottenere la crescita, ed è una giustificazione che fa ancora più rabbia nel momento in cui chi ha preteso ed imposto questo rigore viene a raccontarci, per puro calcolo elettorale nell’imminenza delle elezioni, che il rigore da solo non basta se non si alimenta la crescita (Monti dixit). E taccio, per pudore, sulle pessime gestioni degli affari extraeconomici, che vedono questo governo inetto totalmente indifferente alla sofferenza dei due militari ancora prigionieri dell’India, tanto per indicarne una, gravissima. Non mi dilungo oltre perché so bene che la lista lunghissima di cose che non funzionano vi è già ben nota e il signor Monti ha dato ampia dimostrazione di non saperle o volerle risolvere, né lo farebbero i suoi eventuali emuli. Ciò che mi lascia perplesso è invece la voce tiepida di fronte agli atteggiamenti di una classe politica al limite della vergogna (pur con singole eccezioni) che adesso più che mai cerca il consenso degli esponenti della società civile per rimanere in sella. Quella stessa classe politica che sta permettendo ad un governo al servizio di altri – non certo al servizio dei cittadini – di alimentare lo sfacelo del Paese e la distruzione dei diritti di tutti (lavoratori dipendenti, pensionati, liberi professionisti, imprenditori, disabili) sotto la bandiera dei sacrifici mentre al tempo stesso non riesce a rinunciare neanche alle briciole dei propri privilegi e addirittura ha il coraggio di lagnarsi, tanto per dirne una, se gli vengono negati i biglietti gratuiti per lo stadio! Quella stessa classe politica composta in gran parte da persone che non hanno mai lavorato un giorno in vita loro, che non ha idea di come ognuno dei cittadini che dovrebbe rappresentare sta facendo sacrifici veri e che ha addirittura il coraggio di lamentarsi se gli italiani preferiscono l’antipolitica alle loro comode e stantie ricette politiche! Non sono tra quelli che considera gli italiani degli idioti, tutt’altro. E proprio per questo sono convinto che tutti avremmo accettato con maggior spirito di squadra i sacrifici imposti se la classe politica avesse dato l’esempio in tal senso. E qui arrivo al secondo motivo che mi ha spinto a tentare di spronarvi, con queste mie parole. Come gran parte degli italiani, stando alle stime dei possibili futuri astenuti, non nutro più alcuna fiducia nei confronti dei partiti politici e dei protagonisti attuali, né quelli vecchi né i finti nuovi, ma non è giusto che io sia costretto a scegliere tra l’astensione ed il voto a Grillo! Come detto all’inizio di questa mia lettera io resto un ottimista. Come ogni ottimista coltivo il sogno che tutto si possa migliorare, pur con le debolezze e le imperfezioni umane. Da ottimista continuo a sperare che una manifestazione veramente liberale, aperta a tutti a prescindere dalle idee e convinzioni possa essere il primo passo di una riscossa sociale e la prima risposta a chi crede di avere le chiavi di questo mio amato e bistrattato Paese. Se poi una manifestazione fosse anche il primo passo per creare un nuovo movimento senza padrini o padroni politici tra quelli che già esistono, allora avrà il mio iniziale appoggio e la mia fiducia. I partiti attuali e Grillo già sono ben conosciuti e si sa in quale baratro cadremmo, ed io non oso prevedere quale tra le due opzioni sia la peggiore. Per la mia Italia sceglierei di sicuro l’incerto per il certo. Io ho superato le mie remore e ho trovato la forza di scrivervi e di offrirvi tutto ciò che ho: le mie parole, la mia speranza ed i miei sogni. A voi tutti chiedo il coraggio di provarci. Sono convinto che non resterete soli. Emanuele Urzia P.S. la presente è stta inviata anche ad alcune associazioni di categoria. mi auguro sia una seme che possa dare i suoi frutti.

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