Cerca

TREMONTI VA CONTRO I POTERI FORTI, ECCO PERCHE’ VIENE “OSCURATO”

Gentilissimo Direttore, la ricetta di Monti l'avrebbe saputa confezionare anche un salumiere. Nessuno ad eccezione di Tremonti, che peraltro mi pare sistematicamente "silenziato" dai mezzi di informazione di massa, ci dice come stanno veramente le cose. Evidentemente i "poteri forti" hanno molta voce in capitolo circa la gestione dell'informazione. Perché Tremonti, con il curriculum che si ritrova, non viene mai intervistato, ma è tenuto ai margini e trattato come un lebbroso? Forse perché le banche e il potere finanziario, di cui Monti è paladino, non gradiscono le sue proposte per portare l'Italia fuori dalla crisi. Ecco infatti che cosa scrive Tremonti: "Non c'è salvezza, per l'Italia, se continuiamo a stare dentro ad un sistema che è stato inventato dai maghi del denaro nel loro esclusivo interesse ed a loro immagine e somiglianza, se accettiamo tutto il derivato armamentario di orrori e di errori che, in altre parti d'Europa, si è da ultimo già visto e sperimentato. In realtà non c'è salvezza se restiamo dentro ad un sistema in cui le perdite non sono addebitate a chi le ha causate, ma girate da una tasca all'altra e comunque sempre ad una tasca diversa da quella del colpevole! Girate prima dalle banche e dalle finanziarie agli Stati e poi dagli Stati alle Banche centrali. In Europa le perdite vengono indirettamente o direttamente girate dalle banche e dagli Stati alla Banca Centrale Europea (BCE). Una banca questa che, pur molto meno potente della Federal Reserve USA, è tuttavia già oggi molto più intossicata, titolare di un "quantum" ancora maggiore di attività finanziarie tossiche! Negli USA, in parallelo, le perdite sono girate alle Federal Reserve (FED) che, dopo quanto già ha fatto, comprerà ancora ogni mese per due anni ben 40 miliardi di dollari di titoli tossici. Così facendo BCE e FED in realtà peggiorano, non migliorano la situazione, ignorando la saggezza secondo cui: "la moneta cattiva scaccia la moneta buona". Moneta cattiva è quella della BCE, che ora si dispone ad acquisti illimitati di titoli pubblici di dubbio valore. Moneta cattiva è quella della FED che sta inondando il mercato di liquidità. Un conto è infatti una banca centrale che non compra niente, solo perché minaccia un suo intervento sul mercato. E infatti così, per il solo fatto della annunciata intenzione di usare la loro enorme forza, che le banche centrali bloccano "ex ante" la speculazione, con un decisivo effetto deterrente e/o preventivo. Come la bomba atomica, che funziona soprattutto e/o solo se non viene usata. Un conto è invece una banca centrale che, comprando materiale tossico, e comprandolo proprio dagli spacciatori, fa uso atipico dei suoi poteri e strumenti, stampando moneta cattiva. Come curare con l'alcool un alcolizzato. Non avremo dunque salvezza fino a che staremo all’interno di un sistema in cui il mercato finanziario non solo non paga per le perdite che causa, ma riceve regali ed aiuti di Stato. Così alimentando un meccanismo a moto circolare che alla fine drammaticamente riporterà le perdite ai cittadini. Un sistema che non produce ricchezza prima, non produce sicurezza dopo. Un sistema che non produce investimenti e lavoro e benessere, ma rischi. Finora si è comprato solo tempo. Finora si è favorito solo un modello finanziario che (anche con le nuove regole contabili scritte a Basilea) spiazza le banche territoriali e per questa via spiazza soprattutto le piccole imprese. Una sola cosa si ripete è sicura: alla fine, fra pochi anni o forse, purtroppo, drammaticamente molto prima, il conto lo pagheranno i cittadini! Ed in specie cominceranno a pagarlo i cittadini dei paesi considerati più deboli: noi in Italia! In sintesi: non ci possiamo affidare solo alle cure economiche "europee". Quelle finanziarie sono infatti solo temporanee e sono comunque a pagamento (prima l'ossigeno, poi la fattura, con gli interessi). Quelle economiche, più che curare fanno del male, creando recessione, disperazione, emigrazione. A titolo puramente indicativo, a questo proposito: a) con la crisi, la Grecia ha perso quasi 1 milione di abitanti: emigrati per sfuggire alla disoccupazione, alla disperazione; b) l'Irlanda, su 4,5 milioni di abitanti, ha oggi un tasso di emigrati pari a 70.000 all'anno. Per questo paese il pendolo della storia pare tornato all' '800!; c) dal Portogallo, su 10,5 milioni di abitanti, nel 2011 sono già emigrate 120.000 persone. Cure uguali non possono funzionare e non funzioneranno neppure per l'Italia! Non si può continuare a scambiare gli effetti con le cause, la malattia con la medicina, i killer con i salvatori. Non ci si può sempre continuare ad illudere che l'agire "ex post" e l'agire "ex ante" siano la stessa cosa. Non si può seguitare a guardare a tutto, tranne che all'essenziale! Così facendo, l'economia continuerà ad affondare, non ci saranno veri tagli alla spesa pubblica o reali riduzioni fiscali, il bilancio dello Stato continuerà a peggiorare, la stretta creditizia continuerà ad aumentare, le tensioni sociali cresceranno, i mercati finanziari diventeranno alla fine sempre più esigenti … fino alla fine. Molto chiaramente abbiamo davanti due strade e possiamo solo scegliere quale delle due percorrere: a) la prima strada è quella tracciata e percorsa dal governo tecnico. Una strada che molti vogliono continuare ancora per i prossimi anni. Per motivarlo, per motivarci si dice infatti che: "abbiamo fatto progressi impressionanti" (impressionanti, appunto … ma per chi impressionanti?); "abbiamo riconquistato la fiducia del mercato finanziario"; anche per questo "si vede la luce in fondo al tunnel". Come è evidente è, tutta questa, una logica mentale e comportamentale totalmente interna all'ingranaggio del mercato finanziario che solo l'estate scorsa è scattato sull'Italia: non ne rompe il gioco, all'opposto ne fa il gioco! b) la seconda strada è diversa. A differenza della prima, non è illusoria, non è attendista, non è fatalista. Ed anche per questo, soprattutto per questo, è molto meno rischiosa. La prima cosa da notare è infatti che la cosiddetta fiducia del mercato finanziario, più che per l’azione del governo tecnico, è venuta sull'Europa, e dunque e di qui per riflesso è venuta anche sull'Italia, solo o soprattutto per effetto degli interventi finanziari fatti od annunciati in questi mesi dalla Banca Centrale Europea. E dunque, quello di cui ora si parla, è un tipo di "fiducia" che può essere revocato dal mercato finanziario in qualsiasi momento e per qualsiasi causa o ragione. Ad esempio può scomparire, se il mercato finanziario, scontando l'effetto BCE, torna a focalizzarsi sul caso-Italia, attirato dai dati negativi sulla nostra recessione e/o sulla nostra non-crescita. Ad un certo punto c'è in specie il rischio che ci si dica che (i) con il nostro "strutturalmente insufficiente" ritmo di crescita economica, (ii) il nostro debito pubblico è di conseguenza insostenibile! Questo rischio è purtroppo molto più reale di quanto si immagina! Naturalmente, nel caso, il governo tecnico potrebbe chiedere l'"aiuto" europeo. Ma questo comunque non ci salverebbe, potrebbe solo spostare un po’ più in là nel tempo i problemi. In ogni caso, nel durante, dovendo soddisfare le condizioni richieste per l'aiuto, si accentuerebbero in Italia la crisi economica, la crisi sociale e la crisi politica, e per questo continuerebbe il logoramento del nostro paese, a vantaggio dell'estero. All'inizio, l'Italia poteva barcamenarsi tra la padella del deficit pubblico e la brace del prodotto interno lordo. Prima si diceva che l'Italia andava bene sul deficit (il numeratore), ma che doveva fare di più sul PIL (il denominatore). Ora vanno male tutti e due! E' la padella che è infatti caduta direttamente nella brace. Ed è per questo che ora troppi dati negativi, insieme sul deficit e sul PIL, possono allarmare il mercato finanziario, allarmarlo appunto sull'ipotesi di non sostenibilità del nostro debito pubblico. E' per questo che oggi, che ora, si deve fare qualcosa di diverso e di più: a) primo, dobbiamo gestire diversamente il nostro debito pubblico: non continuare come finora, come se nulla fosse: "business as usual". Come se la crisi fosse finita, come se il pericolo fosse scampato, solo restando in fiduciosa attesa della buona volontà del mercato finanziario. All'opposto, è con i nostri mezzi, e non aspettando qualcosa da fuori, che possiamo e dobbiamo mettere in sicurezza il nostro enorme debito pubblico. b) secondo, su questa base di fiducia, dobbiamo e possiamo rivitalizzare davvero la nostra economia. Perché si deve cambiare? Perché finora la ripresa è stata affidata alla tecnica della distruzione creatrice applicata "scientificamente" all'economia italiana dal governo tecnico: "… le nostre decisioni hanno contribuito ad aggravare la congiuntura economica già difficile. Solo uno stolto può pensare che sia possibile agire su un male strutturale italiano senza determinare nel breve periodo un aggravamento" (sic!). (N.B. Ma allora, se "ex ante" per i non stolti era tutto già così logicamente prevedibile e previsto … perché "ex post" le stime economiche, prima ottimiste, sono poi state così frequentemente e pesantemente corrette al ribasso dal governo stesso?). In realtà il governo tecnico ha fatto e fa come quel coltivatore che, dopo avere diligentemente seminato e concimato il campo, toglie l'acqua e si siede … aspettando fiducioso il raccolto. In realtà, un conto è tassare il reddito prodotto. Un conto è impedire, con le tasse, che il reddito sia prodotto! Un conto è liberalizzare, un conto è spaventare. Se fatte insieme, l'una sull'altra, le due azioni si annullano reciprocamente! E' così che si rischia di creare il doppio effetto "Hoover-Default" (Hoover, il Presidente della "Grande depressione" americana del 1929). Prima si stringe il cappio al collo dell'economia e poi si rischia che, siccome l'economia non cresce, il mercato finanziario arrivi a pensare che il nostro debito pubblico è troppo grande per essere ripagato con questo PIL, negativo o comunque debole anche in futuro, e perciò ci si manda in "default"! O, ciò che da fuori è ancora più conveniente, si minaccia di farlo, si aumentano le nostre difficoltà, per arricchirsi, per portarci via le nostre cose migliori. Si è premesso che c'è comunque un primo tratto di strada, una prima cosa che si deve e si può fare, e che va fatta subito: mettere in sicurezza il nostro debito pubblico e così mettere in sicurezza l'Italia. E' la prima cosa da fare ma, se ci fate caso, non ne parla nessuno! Per la verità c'è chi parla di (s)vendere per 400 miliardi di euro il nostro patrimonio pubblico (più varie inventate frattaglie svizzere: con le banche svizzere che generosamente verrebbero a pagarci l'IMU!) e di farlo per abbattere in pari ammontare il debito pubblico, così da potere poi ridurre anche le tasse (sic!). E' bene essere chiari: il patrimonio pubblico può certo e deve essere venduto, ma quello da 400 miliardi di euro è, come vedremo, un piano elettorale truffaldino, di per sé per fortuna comunque irrealizzabile! Per fortuna irrealizzabile, perché se fosse un piano davvero realizzabile, per effetto della sua realizzazione i residui titoli del debito pubblico, titoli che tanti italiani hanno ancora in tasca,così privati della loro originaria sottostante garanzia patrimoniale, diventerebbero "titoli spazzatura" e di colpo la speculazione finanziaria ci devasterebbe. Fuori da questa ipotesi (truffaldina), se li leggete, se li ascoltate i programmi dei partiti e dei movimenti che già ci sono, o che si stanno mettendo in campo, contengono i più vari e diversi obiettivi, si protendono verso i più vari e diversi fini: rigore con le sanguisughe; riduzione delle tasse; proclami e ricette miracolose per la crescita e per la ripresa dell'economia, liberalizzazioni, riforme costituzionali per governare meglio (!) l'Italia, riduzione della burocrazia, giustizia, intercettazioni, famiglia più o meno "orizzontale", etc. Ebbene, a prescindere dal loro contenuto di merito specifico, tutti questi sono obiettivi o fini impossibili da realizzare. Impossibili da realizzare, per una ragione molto semplice. Perché, se prima e per prima e subito non si rimuove la causa della crisi … nel frattempo saremo tutti perduti! Pensare di attuare quei programmi è infatti come riordinare il mobilio, o litigare sul mobilio, o sui lavori di ristrutturazione, mentre la casa crolla. Mentre la casa crolla sotto i colpi di ariete della crisi! Il tempo è strategico e, per l'Italia, il tempo è diventato brevissimo. E' per questa ragione che, a differenza degli altri partiti, a differenza degli altri movimenti, qui si propone prima di tutto una operazione mirata a mettere in sicurezza il nostro debito pubblico: una operazione da fare non con il bastone delle tasse e non con la forza che si vorrebbe applicata ad un prestito forzoso, non tenendo gli italiani per anni nella incertezza e nella paura paralizzante di una nuova, aggiuntiva e demenziale, e comunque controproducente per il paese, imposta patrimoniale. Ma bloccando all'origine l'epidemia, bloccando la speculazione sulla nostra porta di casa: lasciarla fuori, via via sottoscrivendo noi la quota attualmente in mani estere del nostro debito pubblico, così da chiudere il canale attraverso cui importiamo in presa diretta proprio quella speculazione finanziaria che ci ha destabilizzato e che continua a destabilizzarci. Fino a che dura il contagio della speculazione finanziaria, ogni cosa che in Italia si pensa di fare di nuovo, in termini di "riforma", è come costruire sulla sabbia! Gli altri partiti, gli altri movimenti guardano dunque a tutto, e parlano di tutto, tranne che dell'essenziale! Vogliono i vostri voti, ma non sanno neppure da che parte cominciare per darvi il bene più prezioso, in tempo di crisi: la sicurezza! Nell'affrontare il nostro destino, nel determinarlo, dobbiamo per contro avere ben chiaro che oggi l'alternativa non è tra destra e sinistra, tra rigoristi e sviluppisti, tra monetaristi e keynesiani, tra regionalisti e centralisti, tra nord e sud, ma tra quelli che sono rassegnati a subire e quelli che sono decisi a cambiare in meglio il corso delle cose. Decisi davvero, e non con le tasse (come ha fatto il governo tecnico!), a salvare l'Italia. In specie: - o "padroni a casa nostra", padroni del nostro paese, del nostro presente e del nostro futuro, dei nostri sogni, della nostra casa, dei nostri risparmi; - o colonizzati perché "debitori". Debitori tanto del mercato finanziario quanto degli Stati stranieri, che si sono rivelati capaci di usare a loro vantaggio la nostra debolezza. E così appunto nuovamente destinati ad essere calpesti e derisi. Nel fare quanto segue si andrà contro, e si avrà certamente contro, la "lobby" della finanza internazionale. Saranno contro anche le sue filiali italiane. Una "lobby" che dirà e farà tutto il possibile contro. Pazienza. La ragion d’essere dell'Italia come Stato nazionale non può esaurirsi nella esecuzione dei diktat imposti dal mercato finanziario e per lo sviluppo dei loro interessi, non può ridursi nella compilazione di "compiti a casa", prima benevolmente scritti dai nostri "partner" europei e poi vigilati dai loro fiduciari domestici. Dunque, cosa fare in concreto per metterci in sicurezza? La gestione del nostro debito pubblico va sostanzialmente riorganizzata, a fronte del perdurare della crisi, proprio perché c'è la crisi. E' attraverso la quota in mani estere del nostro debito pubblico che importiamo in presa diretta la speculazione finanziaria. E' per questo ed è per questa via che da un anno - ma davvero un lunghissimo anno - siamo costretti a subire tanto la speculazione finanziaria, marcata dalla sirena ansiogena ed ossessiva degli "spread", quanto la competizione che gli altri Stati stanno di riflesso facendo sull'Italia, prima per batterla e poi per comprarla, per colonizzarla. Dobbiamo e possiamo uscire dalla doppia trappola in cui siamo caduti. Una doppia trappola che si ripete è fatta da speculazione finanziaria+competizione internazionale. Il problema non è uscire dalla globalizzazione in sé, ma cambiare il modo in cui la globalizzazione finanziaria è di colpo entrata in Italia, in casa nostra! Dobbiamo e possiamo farlo, non per uscire dal mercato, ma per restarci. Dobbiamo e possiamo farlo, non per uscire dall'Europa, ma per restarci e per restarci sulle rinnovate posizioni di parità, posizioni che da sempre ci competono! Non contro l'Europa, che vieta gli aiuti di Stato, ma per l'Europa che non vieta agli Stati di aiutarsi per salvarsi! Dobbiamo e possiamo farlo, non per fare protezionismo, ma all'opposto solo per proteggerci contro la forza della speculazione finanziaria. Per fare tutto questo dobbiamo prima cambiare punto di vista, perché complessati, passivi e fatalisti, siamo da troppo tempo abituati a considerare che tutto quello che fatalmente, ineluttabilmente arriva sull'Italia dal mercato finanziario è fuori dal nostro controllo. E' così, ma fino ad un certo punto. E' così …. ma solo se siamo noi che lo vogliamo! Le cose sono in realtà, e per fortuna, molto diverse e migliori! Basta avere la voglia di vederle: l'Italia importa sì debito, ma esporta anche risparmio! L'Italia ha un enorme patrimonio pubblico e privato e gli italiani hanno sotto i piedi uno dei più grandi giacimenti di risparmio del mondo! In particolare l’Italia: a) certo importa debito pubblico, dall'estero (sono in specie in mani estere 800 miliardi di euro, pari al 40% della massa del debito pubblico italiano, a sua volta pari a 2 trilioni di euro); ma b) esporta risparmio, esporta denaro, esporta capitali che in base alle norme europee vengono dagli italiani legalmente investiti all'estero. Una esportazione che proprio negli ultimi mesi ha avuto una fortissima accelerazione, nella convinzione che portare fuori dallItalia ed investire fuori dall'Italia il proprio risparmio sia più redditizio o più sicuro o tutte e due le cose insieme. (N.B. Qui di seguito si tratta comunque solo dell’esportazione legale, non dell'esportazione illegale dei capitali, che pure è enormemente cresciuta nel 2012!). Ma siamo davvero sicuri che oggi investire all’estero sia davvero più redditizio e più sicuro? Cominciamo dal più "redditizio". A questo proposito va notato che ai quattro angoli del pianeta, dall'Argentina all'Islanda, dall'Irlanda ai misteriosi pacchetti di investimento nei paesi emergenti, del risparmio italiano si usa fare falò. O che, quasi per ironia, lo si usa come una specie di bancomat per la sua speculazione, una speculazione che certo non trascura neppure l'Italia! E poi siamo sicuri che quelli fatti all'estero siano davvero investimenti "più sicuri" di quelli fatti in Italia? In realtà nel mondo (finanziario) globale tutto è connesso e dunque se per ipotesi, sotto l’attacco della speculazione finanziaria (un attacco favorito anche dal deflusso di capitali dall'Italia), saltasse l'Italia, allora … salterebbe anche il mondo! Perfino la Grecia è troppo grande per saltare, figurarsi l'Italia! In realtà, un conto è colonizzare un paese, un conto è farlo saltare. Farlo saltare è un costo per tutti. Colonizzarlo conviene invece e molto a chi ha l'opportunità ed i mezzi per farlo! E' così che, se la crisi continua, se continua il logoramento dell'Italia, tutto ciò avvantaggia chi, da fuori, specula sull'Italia o vuole comprarsi pezzi d'Italia, mentre simmetricamente impoverisce noi, perché causa la progressiva caduta di valore di tutti i beni posizionati in Italia. Dipende dunque solo da noi: è meglio investire in Italia che all'estero! Se si investe in Italia, si salva l'Italia. E se si salva l'Italia, ci salviamo anche noi! Non è neppure necessario che tutto il flusso di risparmio italiano verso l'estero si interrompa, basta che il flusso rallenti. Complementarmente e/o parallelamente è infatti sufficiente che una quota un po' maggiore dell'attuale del risparmio italiano rimasto "Italia su Italia", si indirizzi sul nostro debito pubblico. Un debito pubblico che sarebbe così reso ancora più sicuro, proprio dall'operazione qui esposta. Non si deve usare il bastone, si ripete. L'operazione da fare non è e non può essere forzosa, non può essere fiscale o punitiva o coercitiva. Operazioni di questo tipo non sono solo negative, sono distruttive. Come insegna l'esperienza di quest'anno, il vero "salva-Italia" non è quello appena fatto, aumentando le tasse! Il vero "salva-Italia" è invece il "COMPRA –ITALIA"! L'operazione che dobbiamo fare deve essere –si ripete- basata, più che sulla forza bruta, sulla forza della ragione. Per questo deve e può essere solo volontaria, basata sull'offerta, per libera sottoscrizione, di nuovi titoli pubblici, emessi per scadenze e per tassi ragionevoli. Un po' più bassi i tassi, un po' più lunghe le scadenze, ma sicure di una sicurezza che è impagabile e che dobbiamo essere noi stessi a produrre! Qui è soprattutto importante notare che, nella logica di un'operazione così strutturata e finalizzata, i soldi restano nelle tasche degli italiani e restano in Italia e sono qui bene e convenientemente e sicuramente investiti, qui più che all'estero. Si tratta – si ripete - di una di quelle operazioni che si auto-determinano, che si auto-realizzano automaticamente e si auto-stabilizzano, man mano che si sviluppano nel crescendo della loro propria forza intrinseca. Per incentivare l'investimento è essenziale un regime fiscale e premiale. Per questo come è stato in Italia, per decenni e decenni (e fino agli anni '80), i nostri nuovi titoli pubblici devono tornare ad essere: "ESENTI DA OGNI IMPOSTA PRESENTE E FUTURA"! Esenti tanto sui frutti, quanto sul patrimonio! All'opposto, oggi noi tassiamo il nostro debito pubblico in capo agli italiani, mentre …. detassiamo gli stranieri! Se del caso, si può anche offrire ai sottoscrittori un ulteriore "bonus" esentasse (anche come "earn out" finanziato con i possibili proventi da cessioni patrimoniali). Se necessario, per influire positivamente sul sistema finanziario italiano, potrebbe anche cambiare, a favore dei risparmiatori-investitori, il sistema di calcolo delle commissioni che i gestori mettono a carico dei risparmiatori-investitori: non più, come ora, commissioni calcolate in percentuale sulla somma gestita… ma per il futuro commissioni calcolate in percentuale sul risultato reale netto ottenuto. Si vedrà così che anche i gestori avranno convenienza a consigliare investimenti sicuri e con reddito certo, proprio come quelli delle nuove emissioni "COMPRA-ITALIA"! Se l'operazione parte bene, il debito pubblico in mani estere non dovrà neppure essere tutto escluso. Anzi, se resta una quota estera, proprio per dimostrare che l'Italia ha fiducia e dà fiducia, la quota estera residua può essere, per attrazione, privilegiata. Per contro, come premesso, il propagandato "(s)vendi-Italia", da realizzare con un colpo da 400 miliardi di euro, non ci salverebbe, ma ci distruggerebbe. Infatti non esistono, se non nella fantasia della propaganda elettorale, operazioni colossali e miracolose di abbattimento del debito pubblico, realizzabili (s)vendendo il patrimonio pubblico + frattaglie varie che dovrebbero (?) arrivare dalla Svizzera, così che alla fine si potrebbero pure ridurre le tasse! Si ripete, il patrimonio pubblico va certo venduto, ed una parte del ricavato può certo essere usata per rendere più appetibile, sotto forma di bonus o di "earn out", il rendimento del "COMPRA-ITALIA". Ma il "COMPRA-ITALIA" è l'unico piano che può funzionare, perché invece quello da "400" miliardi è solo un inganno elettorale, per le seguenti ragioni: a) perché 400 miliardi di euro di patrimonio pubblico non ci sono, sono calcolati alla carlona! La sinistra parla di 200 miliardi di euro; la Confindustria parla di una modesta riduzione del debito pubblico, possibile "… entro il 2020" il governo tecnico si avvia verso 10 miliardi, forse, quest'anno; b) comunque, se anche ci fossero, non si troverebbe chi compra; c) e, se anche si trovasse chi compra (impossibile), il prezzo lo farebbe comunque lui, il fantomatico acquirente, e dunque con effetto di svendita e di impoverimento ulteriore dell'Italia; d) soprattutto, infine, se anche l'operazione fosse realizzabile, verrebbe realizzata sottraendo il grosso degli elementi patrimoniali e reddituali che sono la base di garanzia del debito pubblico che c'è adesso (2 trilioni di euro), e comunque della quota enorme di debito pubblico (1,6 trilioni di euro) che comunque resterebbe anche dopo l'abbattimento da 400 miliardi! Una quota enorme del debito pubblico italiano verrebbe così di colpo privata di tutte le sue vere attuali garanzie di base e verrebbe così automaticamente espressa in "titoli spazzatura"! All'opposto, il "COMPRA-ITALIA" può essere qualcosa di più di una operazione finanziaria: può essere una base di ripartenza, un simbolo di riscossa nazionale. E' per questo che dobbiamo e possiamo stabilizzare il nostro debito pubblico, ricrearne le basi di sicurezza, evitare la colonizzazione, riacquistare sovranità e dignità nazionali." A ciò che dice Tremonti aggiungerei che, essendo l’Italia un giacimento di risparmi (si tratta di un dato oggettivo e non di una ipotesi), gli Italiani potrebbero comprarsi tutti i propri titoli di Stato non una, ma dieci volte. Così facendo lo spread si ridurrebbe a zero o comunque non avrebbe più alcun effetto sul rendimento dei titoli di Stato, perché questi non sarebbero più in mano agli speculatori esteri. Ovviamente il rendimento dei titoli diverrebbe esiguo, come lo è quello dei titoli di Stato tedeschi. Quali sarebbero i vantaggi per gli Italiani a comprare i titoli del loro debito pubblico che, sottratti alla speculazione internazionale, frutterebbero loro poco o niente? Uno su tutti, quello di dover pagare meno tasse: queste ultime non bastano a ridurre il debito pubblico, ma servono solo per pagare gli interessi sul debito, che sono tanto più alti quanto più elevato è il famigerato "spread". Per sintetizzare il pensiero di Tremonti, questo passo serve a turare la falla nella barca. Se infatti la falla non viene turata, il tentativo di svuotare la barca con dei secchi si rivelerà inutile, perché l'acqua continuerà a entrare. In altre parole, anche se veniamo spremuti come limoni con le tasse, se non ci si sottrae alla morsa della speculazione internazionale, la nostra situazione è destinata solo a peggiorare. Infatti un prevedibile effetto collaterale delle tasse è, come abbiamo visto, quello di deprimere l'economia, ovvero il pil, con conseguente aumento del debito pubblico e quindi anche degli interessi da pagare sullo stesso debito, in una spirale senza fine. La via più semplice e più logica per uscire dal circolo vizioso è quindi quella di riappropriarsi del proprio debito. Grazie alla grande propensione degli Italiani al risparmio l'operazione è certamente possibile. Serve solo la volontà politica di farlo. Troppo semplice? Forse, ma turare la falla appare la via più percorribile e più sicura. Con i più cordiali saluti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog