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URGE POLITICA A DIFESA DELL'ESISTENZA DEL POPOLO ITALIANO

In un'ipotetica graduatoria sulla velocità di estinzione l'Italia avrebbe l'onore del gradino più alto del podio, detenendo il primato mondiale della denatalità. E' questo un primato invidiabile? Non so, ma ad ogni modo quando il popolo italiano, ormai avviato al gerontocomio (o, se si preferisce, alla casa di riposo), sarà ufficialmente un "desaparecido", altri popoli avranno preso il suo posto e il problema si sarà così risolto. Nel mondo occidentale, avviato a celebrare la propria scomparsa, e in Italia in modo più evidente che altrove, l'istinto di conservazione si è perduto, sostituito da quello per la ricerca dell'ultimo modello di telefonino o del più recente e inutile accessorio per auto. C'è qualche politico che giudichi utile un tentativo di rianimazione demografica di quello che è stato finora il popolo italiano, ovvero del popolo che ha fatto per molti secoli la storia d'Italia, e in qualche misura anche del mondo? Oso dire del mondo, pensando per esempio al nostro patrimonio artistico, che è patrimonio dell'umanità, e a quello che la cultura italiana ha rappresentato nei secoli nella storia dell'uomo. E' del tutto lecito allargare le braccia, considerare che il "pànta rèi", ovvero il "tutto scorre" vale anche per l'Italia. "Sic transit gloria mundi": la gloria, si sa, non è eterna e se tutto finisce tra le ortiche, pazienza. Allora, dicevo, se c'è qualcuno in cui il naturale spirito di conservazione non sia scomparso del tutto, si faccia sentire, perché il silenzio è assordante. Io spero davvero che qualcuno rompa questo silenzio, ma finora non mi risulta che nessuno di coloro che si candidano alla guida del Paese presenti nella propria agenda elettorale alcunché a riguardo, ovvero espliciti tra i vari punti del programma di governo una qualche voce che si possa definire di "politica demografica". La cosa più deprimente è che, a prescindere dalle considerazioni fatte sopra, che si potrebbero anche criticamente etichettare come "aspetti nostalgici", il problema ha un impatto devastante sull'economia del Paese o, se si preferisce, sul prodotto interno lordo, che mi sembra rovinoso ignorare totalmente. Tale impatto è ancora maggiore di quello dello "spread", di cui sono inondati i mezzi di comunicazione e di cui si parla di continuo e in tutte le salse. Il rapporto patologico che, a causa dell'impressionante denatalità, si viene a stabilire tra il numero dei giovani, troppo basso, e il numero degli anziani, troppo elevato, ha infatti conseguenze sociali ed economiche pesantissime. La denatalità ha ingessato l'Italia più ancora della congiuntura economica globale. Dovrebbe essere a tutti evidente che un Paese popolato da anziani e da badanti manca delle fisiologiche energie che solo una popolazione giovane può esprimere. Detto in altri termini, la denatalità affossa il p.i.l. Spiace constatare che Mario Monti non lo sa o, peggio ancora, se lo sa fa finta di non saperlo. Una popolazione anziana è meno produttiva di una giovane e richiede una maggiore assistenza, con costi di conseguenza più elevati. Si devono impegnare più risorse, che però non ci sono perché non possono essere prodotte. Chi pagherà poi le pensioni agli anziani quando il numero dei giovani in età lavorativa risulterà troppo basso? Bisogna urgentemente correre ai ripari. Come? Investendo sulla crescita demografica. A mio avviso lo Stato dovrebbe mettere a disposizione asili nido gratuiti per tutti, a prescindere dal reddito, così come avviene per la scuola dell'obbligo. Ciò contribuirebbe in modo efficace a rendere compatibile il lavoro con la maternità, consentendo alle donne che lavorano di programmare una gravidanza senza necessariamente dover abbandonare per sempre il proprio posto di lavoro. Gli asili dovrebbero avere orari di apertura estesi, ovvero compatibili con gli orari di lavoro delle mamme. Tutto ciò avrebbe costi non indifferenti, ma è prioritario trovare le risorse per farlo, poiché i benefici che se ne potrebbero trarre compenserebbero ampiamente gli investimenti ad hoc. L'impatto sul sistema economico sarebbe tutt'altro che trascurabile, considerando che si creerebbero moltissimi nuovi posti di lavoro, e non solo negli asili. L'aumento della natalità indurrebbe infatti maggiori consumi interni e darebbe nuovo slancio all'economia, così come si è già verificato negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, ossia negli anni del "boom" demografico. Oggi in Italia il tasso di natalità è pari a 1,2 figli per donna, pari a poco più della metà di quello necessario per mantenere numericamente invariata la popolazione, cioè di quello compatibile con la "crescita zero" che dovrebbe rappresentare un obiettivo globale, per l’Italia e per tutti i Paesi del mondo. Ciò significa che ci dimezziamo a ogni generazione. Negli anni Sessanta nascevano un milione di bambini all'anno, oggi meno di cinquecentomila, peraltro solo in parte italiani. Per contro, il desiderio espresso di maternità si attesta, secondo i più recenti sondaggi, sui 2,3 figli per donna. In Francia e Germania le grosse aziende mettono a disposizione asili nido per i figli dei dipendenti. Da loro è considerato un investimento. In Italia suona invece come una bestemmia. Infatti, come ripeto, ci stiamo estinguendo e i nostri (pochissimi) giovani non potranno pagare la pensione ai loro genitori (ognuno di loro dovrà mantenere due pensionati, il che è impensabile, e, oltre al danno la beffa, non vedrà mai la sua pensione). Per risollevare questo malandato Paese bisogna fare quello che si fa altrove: le grosse aziende (diciamo con oltre 50 dipendenti), sia pubbliche che private, dovrebbero per legge mettere a disposizione per i loro dipendenti asili gratuiti per i dipendenti. Si potrebbero prevedere incentivi o sgravi fiscali per questo specifico scopo. Lo Stato dovrà integrare, istituendo asili nido gratuiti per tutti. Si spenderà 10 per ricavare 100. Io espliciterei questa proposta al punto numero uno del programma, subito dopo quella della messa in sicurezza del debito pubblico. Con i più cordiali saluti.

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