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CARO PANNELLA, QUESTA E' LA SOLUZIONE ("POLITICAMENTE SCORRETTA")

Gentile Direttore, come è noto Giacinto Pannella, detto Marco, da anni si sottopone periodicamente allo sciopero della fame e della sete per portare avanti delle "battaglie di civiltà". Credo però che a volte questo impegno sia degno di miglior causa. Sappiamo tutti che le nostre carceri sono strapiene. Suggerirei a Pannella di domandarsi perché. Ho appena sentito in tivù la notizia della donna violentata, malmenata e derubata da un clandestino, peraltro già condannato per altri reati. E' evidente che, seppur condannato, in carcere non è neppure transitato, potendo continuare tranquillamente a delinquere indisturbato, come di fatto è avvenuto. Da questo circolare e pullulare di delinquenti a piede libero non tutti, a differenza di Pannella, traggono gran beneficio: per esempio la donna di cui sopra avrebbe fatto volentieri a meno di essere aggredita. Attraverso uno stupro si possono anche contrarre infezioni sessualmente trasmesse potenzialmente mortali. Giornali e telegiornali però si guardano bene dal soffermarsi su questi aspetti. Si tratta in fondo solo di dettagli. L'essere condannati a morte prematura, anche se le terapie farmacologiche oggi fanno miracoli e garantiscono una sopravvivenza relativamente lunga, può tuttavia anche far dispiacere. Domandiamoci dunque: chi non è recluso in un carcere è pienamente libero? Farei fatica a rispondere con un sì incondizionato, dal momento che la libertà di camminare per strada ha un suo prezzo, come si vede sempre più spesso; ormai, comunque, questi fatti di cronaca non fanno neppure più notizia e quasi ci annoiano. Succede che, per evitare questi effetti "collaterali" si "scelga" di recludersi in casa. Sempre più ci si ritrova "liberi" di starsene tappati nel proprio domicilio. Questo tipo di "libertà" è dunque sempre più di moda. Si legge di persone, spesso clandestini, con decine e decine di condanne (mi ricordo di aver letto anche più di una settantina), che però in carcere, ammesso che vi transitino, devono rimanere assai poco: come potrebbero altrimenti confezionarsi dei curricula così interessanti? Riescono a entrare nel Guinness dei primati dei reati commessi pur stando in carcere? Pannella è un ottimo difensore di Caino: la sua è una "battaglia di civiltà". A difendere Abele pare invece che non ci pensi proprio: quelli che lo fanno sono fuori moda, i circoli della "gente bene" non li accetterebbero volentieri, bollandoli come giustizialisti od oscurantisti, gente da medioevo insomma. "Fuori tutti! Liberi tutti!", sembrerebbe proporre. A suo parere non è degno di un Paese civile avere tanti delinquenti in carcere: meglio che possano operare in giro, ciascuno secondo le proprie propensioni e capacità. La mia opinione è diversa, anche se concordo con lui che si dovrebbe cercare un modo di risolvere il sovraffollamento delle carceri. Aprire le porte e sgomberare non la considererei una buona soluzione, perché presumo che aumenterebbe gli effetti collaterali già descritti. Un altro effetto collaterale potrebbe essere la giustizia "fai da te", o "self service" se si preferisce, per cui chi subisce un torto non ha altra scelta che quella di restituirlo con gli interessi. Sarà anche questa una conquista "di civiltà"? L'alternativa, per riservare maggiori spazi ai detenuti, potrebbe essere quella di costruire nuove carceri, facendo dell'Italia un unico carcere a cielo aperto. Sarà sufficiente raddoppiare l'IMU e abbassare un po' le pensioni. Potrebbe esserci qualche mugugno tra i pensionati che con 400 euro al mese sostengono di avere qualche difficoltà. Si potrebbe rimediare ospitandone qualcuno in carcere per poter dare un tetto a chi non riesce a pagarsi l'affitto. Comunque anche questa soluzione non mi lascia del tutto soddisfatto. Una possibilità che nessuno prenderà mai in considerazione e che, per come la vedo io, presenta invece degli aspetti positivi potrebbe essere la seguente. Considerando che gran parte della popolazione carceraria è rappresentata da immigrati e clandestini e che i delinquenti autoctoni potrebbero essere ospitati confortevolmente nelle attuali strutture carcerarie, e anzi rimarrebbero degli spazi vuoti, perché non rimandare al loro Paese i delinquenti forestieri in soprannumero, che potrebbero così godersi le vacanze a casa loro, senza neppure farsi un giorno in carcere? Basterebbero dei buoni accordi bilaterali e un foglio di via definitivo. Questo potrebbe essere un buon motivo perché Pannella faccia uno sciopero della fame e della sete. Bisogna subito farglielo sapere. Con i più cordiali saluti.

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